Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte.
Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l’aeroporto di Firenze.
Ci mettiamo in file al check in ma ecco il primo intoppo: Paolo non trova il passaporto. Ormai manca poco per imbarcarsi e i minuti passano velocemente. Paolo inizia a frugarsi e piano piano inizia a spogliarsi. Mi sembra di rivedere la scena in cui a Fantozzi cade la bomba a mano nella manica. Io e gli altri ci pieghiamo dal ridere mentre Paolo si esibisce in questa buffa e frenetica danza. Finalmente guarda nel posto più ovvio del mondo, ovvero il marsupio, ed il suo passaporto salta subito fuori. Controlli di rito, imbarco, partenza, panino marmato servito quasi al volo ed arriviamo a Francoforte. Li ci uniamo al gruppo, arrivato da più parti d’Italia. Nuovi controlli e via verso la capitale indiana, Delhi.
Stanchi e stravolti dalla nottata quasi insonne aspettiamo di poter riprendere i nostri bagagli, che nel frattempo avevano girato all’infinito sui rulli al di là della dogana. Parole crociate, bestemmie e bischerate varie diventano il nostro pane per cercare di far passare un po’ il tempo. Questo scherzetto del visto sbagliato dall’agenzia ci fa saltare il mini tour a Delhi e che ormai, per questo viaggio, non vedremo. Peccato. Continua a leggere…→
Ore 7. Si parte.
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le Welwisha mirabilis. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni. Sono sempre li, a dispetto del clima torrido, del vento e delle azioni dell’uomo. Sulla strada del ritorno facciamo colazione. Ora puntiamo alla riserva marina di Cape Cross. Arrivati, scendiamo dalla nostre jeep e subito veniamo assaliti da un forte odore acre e, diciamolo pure, puzzolente. E’ il guano di centinaia di otarie che in questo periodo stazionano qui. Metto il tele ed inizio a fare le mie foto. I lamenti degli animali coprono il rumore del vento, mentre il mare spazza la costa. Un coyote si aggira nel branco di otarie. Un’occhiata veloce e con un guizzo furtivo porta via un piccolo, forse già morto, ad un’otaria. Lo spettacolo non è dei più belli ma è questa la vita reale, la vita che animali e persone sostengono qui, ogni giorno, in Africa. Niente è dato per scontato. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dopo Cape Cross ci dirigiamo verso la vicina Skeleton Coast. L’ingresso chiude alle 15, dobbiamo fare i biglietti e registrarsi. L’area è molto grande e i rangers ci avvertono di stare sulla strada. La presenza di alcune mine, residuati di qualche guerra passata, ci tengono un po’ col fiato sospeso. Facciamo diversi chilometri all’interno ma non troviamo alcun relitto da avvicinare in sicurezza. Bisognerebbe avere una mappa dettagliata con percorsi precisi per trovarli, oppure bivaccare all’interno dell’area e riprendere la ricerca il giorno seguente. Ci fermiamo e facciamo qualche passo, anche per sgranchirsi un po’ le gambe. Il paesaggio è davvero lunare. Solo il rumore del vento ed un sole calante all’orizzonte sono le uniche cose animate di questo momento. Il filo spinato e alcune bandierine ci ricordano e avvertono delle mine… Dispiaciuti di non aver dato l’assalto ai relitti ci avviamo verso l’uscita est e puntiamo diretti al prossimo punto di campeggio. Siamo in ritardo e guidiamo un po’ con il buio. Arriviamo verso le 20 a Khorixaslink . Finito di montare le tende andiamo a mangiare al piccolo, ma carino, ristorante del campeggio. Molti gatti a giro, suricati e perfino un babbuino ed uno struzzo. La notte scorre tranquilla sotte le stelle africane…
Ecco un’altra ricetta semplice semplice, adatta anche a chi sa cucinare poco. Può essere un piatto di contorno o anche un secondo leggero, abbastanza veloce da preparare ma soprattutto appetitoso e di stagione.
In estate preparare tanti piatti elaborati, sinceramente, mi fa abbastanza fatica.
Quindi non resta che passare alla ricetta.
Ingredienti:
2 melanzane medio-piccole di quelle oblunghe
1 mozzarella, possibilmente buona e non da discount, di quelle blu
1 ciuffetto di prezzemolo
1 spicchio di aglio
sale e pepe q.b.
olio d’oliva
Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest’anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l’Africa.
Terra di estremi contrasti, terra di guerre, di miseria ma anche terra di gente incredibilmente ‘umana’, dignitosa e coraggiosa. Il mio viaggio inizia con l’incontrare la mia nuova compagna di viaggio. Alla stazione di Firenze incontro Cinzia. Una pimpante e allegra quarantenne. Noi siamo gli unici che partiamo da Firenze e quindi faccio il viaggio in treno verso Milano insieme a lei. A Milano Malpensa, ci ritroviamo con altri partecipanti. Il volo per Francoforte va via liscio e li incontriamo il resto del gruppo proveniente da Roma. Saluti rituali e prime valutazioni ‘a freddo’ tra i partecipanti. Il gruppo è abbastanza eterogeneo tranne qualche persona over cinquanta. Spesso non è un problema, anzi, quelli che rompono di più sono giovani che all’occorrenza o problema non sanno cavarsela. Ci imbarchiamo regolari con la South Africans alle 20.45. Il volo notturno è tranquillo e dopo un paio di films in inglese mi addormento. Hostess cortesi e buon cibo. Iniziamo bene…
Giorno 2
L’atterraggio è come da programma e alle 7.20 locali siamo in Sud Africa a Johannesburg. Ci sgranchiamo un po’ le gambe in giro per l’aeroporto a curiosare e intanto ci mettiamo in attesa del volo per la capitale namibiana; Windhoek. Arriviamo tutti alle ore 11.55 ora locale, tutti tranne il mio bagaglio. Cacchio! E meno male avevamo iniziato bene (mi ci è voluto qualche giorno per trovare l’ottima configurazione tra zaino, tenda, sacco a pelo e tutto il resto, insaccato poi nel copri-zaino Ferrino). Con Michele facciamo la denuncia al Lost & Found ed andiamo poi al nostro alloggio al Roof of Africa, molto confortevole e carino. Il gruppo si divide e mentre alcuni vanno a prendere le attrezzature per il campeggio, io insieme a Wilma, Cristina, Monica e Maria andiamo al supermercato più vicino per acquistare i generi alimentari e tutto il resto. E’ banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po’ a disagio. La nostra opulenza e l’abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4×4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell’hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso. Speriamo bene… Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po’ di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per i prossimi giorni. Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.
Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterrati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po’ ovunque , inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali. Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in Plaza de Mayo. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche quadra a piedi (così si chiama l’isolato) ci avviamo al mercatino di San Elmo ma troviamo tutti i negozi chiusi. Torniamo indietro verso Plaza de mayo. Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
Buona notte
Post veloce per una ricetta molto lunga da farsi, almeno per me, visto che è la prima volta che ci provo.
Quindi, se inorridite davanti ad una scatoletta della suddetta carne in scatola con annessa gelatina e non la includete mai nel vostro carrello della spesa, forse questa ricetta vi potrà aiutare nel farvela in casa con una modica cifra e con un risultato assicurato, almeno nel gusto se non nell’aspetto.
Ingredienti:
Carni per bollito (lingua, muscolo ecc.)
Trippa e lampredotto
Carote, sedano e cipolle, prezzemolo
un paio di pomodori da brodo, ma piccoli
Fogli di colla di pesce
Sale grosso
Post velocissimo per iniziarvi ad un’altra mia grande passione. Dopo la cucina e la fotografia, ci sono i viaggi. Starei in viaggio per sempre, se solo potessi. Non mi ricordo dove ma da qualche parte ho letto e poi usato, come motto, questa frase: “la vita è un viaggio e viaggiare e come vivere due volte”
Quindi, cliccando in alto a destra su Pagine e poi Viaggi, arriverete ad un duplicato di questa pagina con relativi link a racconti e foto di viaggi fatti in giro per il mondo.
I racconti non ci sono ancora tutti in quanto li devo ritrascrivere dai miei blok notes e li aggiornerò via via.
Spero che comunque vi piacciano e che vi stimolino a partire.
Un viaggio ci arricchisce, sempre.
Belli eh?
Non c’è che dire… Appena li ho visti ho pensato: “Sono miei”
Deglon Meeting Knife Set
Coltelli ‘matrioska’ che si includono l’uno dentro l’altro minimizzando l’ingombro totale.
Quattro coltelli uno dentro l’altro….
Roba da mettere in cornice, altro che usare in cucina.
Poi ho visto il prezzo e sono sprofondato in una profonda depressione da mancato acquisto.
Comunque, se a qualcuno interessano, questi miseri coltelli da 949 AUD (650€ circa) li potete comprare qui