
Settembre 2009
Giorno 1
Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai ‘piedi del mondo’. Vado in Patagonia. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c’era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l’ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell ’89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò. La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c’era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una ‘cerveza’. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone. Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.
Giorno 2
Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterrati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po’ ovunque , inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali. Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in Plaza de Mayo. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche quadra a piedi (così si chiama l’isolato) ci avviamo al mercatino di San Elmo ma troviamo tutti i negozi chiusi. Torniamo indietro verso Plaza de mayo.
Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
Buona notte
Giorno 3
Oggi sveglia prestino (6.30) ed incontro col nostro pulmino da 19 persone. Sarà il nostro per tutta la permanenza a Puerto Madryn. In pratica ci spettano quasi 4 seggiolini a testa. Non penso che avremo problemi di posto. Di fronte al nostro ostello un paio di balene stamattina facevano le loro abluzioni con salti e sbuffi. Stavo per fotografarle ma è uscito il sole. Il clima è sul freschino. Quasi 2 gradi. Ora andiamo a fare un’escursione in barca per avvistare altre balene. Purtroppo non posso portare lo zaino e quindi mi devo prendere tutto su. Bardati come astronauti, col nostro bravo giubbetto salvagente, ci siamo imbarcati. La gita è durata un paio d’ore e abbiamo visto una decina di balene con alcuni piccoli. Sono animali molto schivi e la nostra barca li disturbava un po’. Siamo nel parco della Penisola di Valdez. Parco nazionale protetto con soli 400 abitanti sparsi nelle due o tre piccole cittadine. Non c’è traccia di alberi su questa penisola molto arida. Infatti non ci sono fiumi. Il paesaggio è molto desolato ma è quello patagonico. Arrivati a Punta Delgada abbiamo mangiato nell’unico ristoro presente. Molto carino. Io mi son mangiato un bel pezzetto di agnello mentre gli altri un tipica bistecca Argentina. Prezzo 12 euro a testa. Dopo breve passeggia sulla playa per andare a vedere i leoni marini. Molto belli. Tutte le volte che li vedo (così come in Namibia nel 2006) mi sembra di assistere ad un girone di dannati dai rumori che fanno .
Ora 17.40, abbiamo 2 ore per tornare indietro. Più o meno abbiamo fatto 400 km. Stiamo percorrendo la strada del ritrono verso Puerto Madryn. Il sole sta tramontando e mi regala incredibili colori. Ogni volta ringrazio di essere al mondo e di poter andare per le sue strade. Ascolto un mp3 e mi fa compagnia la voce di James Blunt; “Carry you home”.
La guida parla e muove le labbra, ma io non lo sento. Ha la voce della mia canzone. Puerto Madryn si illumina e ci regala una vista diversa. Arrivati al nostro ostello ci diamo una ripulita e alle 21 andiamo, su consiglio della senora Anna, al ristorante Puerto Mariscos. Io ordino quello che ha l’aria di un cacciucchino, Davide e Manuela due tagliatelle scotte col pollo dentro mentre Giacomo e Giovanni una parrilla di carne così dura, difficile da tagliare e masticare. Ci lamentiamo per la carne e onestamente il padrone non ce la fa pagare. Cacchio com’era dura. Salutiamo ed andiamo via. Prima del ritorno prendiamo un gelatino veloce accanto all’ostello e poi tutti a nanna. Fuori dal nostro ostello, aldilà della strada, la balena dorme nel golfo tranquillo.
Giorno 4
Oggi sveglia da gran signori alle 8 poiché abbiamo appuntamento con Juan, la nostra guida locale, alle 9. Colazione veloce con caffè, pane secco e marmellata. Il pane non ci soddisfa più di tanto e così usciamo in quattro ed andiamo al forno che abbiamo visto vicino all’ostello per vedere di mangiare qualche buona pasta. Il forno e chiuso sicché rimediamo al barretto Bottazzi li accanto. Sei cornettini e via. Incontro con Juan e via a vedere le balene dalla spiaggia di El Doracido. Bellissimo spettacolo. Balene fin quasi sulla spiaggia che vanno su e giù con i propri piccoli. Ho finto una memory card intera della mia Canon. Ore 12 ritorniamo a Puerto Madryn per lasciare alcune persone e poi proseguiamo a sud per 20 km per andare a vedere la spiaggia delle foche. Mi abbiocco sul pulmino fino alla spiaggia. Molto belle anche le foche anche se si vedevano meglio e più ravvicinate quando andai in Namibia. Verso le 15 siamo di ritorno al nostro ostello. Prendiamo due pizze e le mangiamo su un muricciolo sulla spiaggia. Dopo camminiamo sul bagno asciuga. Una bassa marea che lascia scoperto un lembo grandissimo di spiaggia.
Sarebbe ottima per fare corsettine salutari alla mattina o tarda sera. Invidio le persone che possono avere il mare a disposizione tutto l’anno, vabbé. Pomeriggio libero. Schiaccio un pisolino di tre ore prima della cena. Alle 20 usciamo ed andiamo in un piccolo ristorante sulla strada principale. Il ristorante si chiama Caccaros. Abbiamo mangiato molto bene. Pollo e agnello, tipico argentino, riso patate e via. Spesa 50-60 pesos a testa. L’agnello qui in Argentina e nella Patagonia in genere è molto consumato e rinomato per le sue carni sapide. Lo iodio ed il salmastro della zona costiera, si spingono fin nell’interno, grazie ai forti venti, alimentano così lo strato erboso della pampa argentina che viene poi consumata dai capi di bestiame, rendendo la carne veramente saporita.
Giorno 5
Giorno di trasferimento da Puerto Madryn a El Calafate. Da oggi avremo la neve. Molta neve. Così almeno ci hanno detto. Ore 6 sveglia e ore 9 volo. Si inizia con le levatacce. Prendiamo l’aereo da Trelew a El Calafate. 1h50 minuti di volo. Aereo 737-700. Oggi dovremo accordarci per l’auto a noleggio. Costo approssimativo 600 pesos al giorno. Quasi 100 euro. Pasto leggero a bordo. C’è una bella hostess molto ‘argentina’ del tipo bella e tenebrosa. Già me la immagino a ballare il tango con rosa in bocca e tutto il resto. Peccato che stiamo in volo poche ore. Vediamo se dopo ci scappa una foto ricordo. Appena atterrati ci siamo incontrati con la nostra guida Juan (un altro) e Mario, due ex militari ora in pensione. Preso il pulmino ci siamo avviati verso El Chalten. Ora inizia il vero viaggio in Patagonia. Lunghe strade, panorami mozzafiato e distese immense. La pampa argentina. Lungo la strada ci siamo fermati per vedere alcuni alberi fossili e abbiamo fatto una passeggiata in questo paesaggio quasi lunare. Che strane sensazioni. Arrivati a El Chalten ci siamo sistemati in una bella capanna tutta di legno. Sono dei piccoli chalet molto accoglienti con cucina, microonde, fornelli e frigo nuovo. Siamo in bassa stagione e quindi siamo i soli. El Chalten è un paesino molto scarno e senza neve anche abbastanza messo male. Strade polverose e spesso sterrate, molti cani randagi a giro e vento e pioggia che ti sferzano la faccia. Mi è piaciuto un casino. Andiamo al piccolo market zigzagando tra le pozzanghere e cercando di attirarci dietro meno cani possibili. Compriamo il mangiare di domani; panini con formaggio e prosciutto cotto oltre a frutta e qualche cioccolata. Dopo andiamo a mangiare in un piccolo ristorantino. io prendo una sopa (zuppa) di verdura e il mandongo a la espanola ovvero trippa in brodo con salsicce, pancetta e carote. Molto buona, ottima per riscaldarsi. Dopo mangiato tutti a nanna e dormire per il giorno dopo. Domani si inizia col trekking nella neve.
Fuori una luna piena ed il vento che fischia forte.
Buena noche
Giorno 6
Domani andiamo al El Chalten. Speriamo che non ci sia troppa neve. Forse devo comprare un pile per il freddo. Per contenere l’ingombro dello zaino sono partito un po’ scarico. Vediamo un po’. Speriamo nel tempo buono per fare trekking. Se la relazione è giusta dovremo fare molti km a piedi. Speriamo di farcela. Mi sa anche che ci tocca cercare l’albergo per la notte. Giovanni vuol vedere bene i prezzi prima di confermare. Temperatura prevista di 1-2 gradi. Speriamo anche che non ci sia tanto vento altrimenti i miei vestiti non saranno sufficienti. Comprerò qualcosa lì. Meno male che ho portato la calzamaglia di seta, quella che uso per sciare. Ormai è ferma da qualche anno ma fortunatamente non si sciupa. Anche i guanti da moto che ho sono l’ideale. Non si bagnano e tengono abbastanza caldo. Tra qualche decina di minuti atterreremo. Dal finestrino non si intravede niente. La giornata comunque sembra promettere bene. Sveglia ore 7. Alle 8 abbiamo appuntamento con Juan e Mario. Prendiamo i panini e partiamo col pulmino. Dopo una ventina di minuti arriviamo al Hosteria Pilar dove iniziamo il nostro trekking di 15 km. Il cammino procede bene per la prima ora poi la neve inizia a salire ed arrivano le prime grane. La neve mi entra nelle scarpe e dopo un po’ inizio ad avere i piedi bagnati fradici. Inoltre lo zaino che ho sulla schiena non mi fa traspirare e la camicia e maglietta diventano zuppe di sudore dopo poco. Con non poche difficoltà arriviamo al campo base e controlliamo lo stato dei vestiti. Praticamente sembriamo come tuffati in piscina. Giovanni si mette delle buste di plastica ai piedi e poi le infila nelle scarpe. Io controllo e il piede è umido ma non fradicissimo. Mi rimetto le scarpe bagnate e fredde e mangio i miei due panini con formaggio e prosciutto cotto. Dopo una mezz’ora ripartiamo. L’acqua che ho nelle scarpe piano piano si scalda e rende più tollerabile la cosa. Le gambe vanno da sole. La sete si fa sentire e mi scolo tutta la mia razione. Incontro un primo torrente e la riempio. L’acqua è potabile, almeno spero. Finalmente arriviamo al pulmino e ritorniamo alla nostra capanna. Una bella doccia calda e vestiti asciutti. Ahhh che bello la roba asciutta. Nel pomeriggio io e Giacomo facciamo un giro di questo triste paesino. Troviamo una birreria artigianale ma è chiusa. Proseguiamo e ne troviamo un altra. Chiusa pure quella. La porta però non è completamente chiusa e bussando entriamo. Il tizio dentro, che sta lavorando, ci da le uniche due birre artigianali che ha in un frigo sudicio e impolverato. Ne assaggiamo una. Diciamo buona e meglio della Quilmes. Nel frattempo inizia a piovere tosto con un bel vento teso da est. Ci bagniamo nuovamente. I cani gironzolano sempre, sembrano ormai incuranti del brutto tempo. Arriviamo a casa ci cambiamo di nuovo e di nuovo usciamo per andare al nostro ristorantino. Ordino una sopa, una zuppa, che non arriva mai e poi un bel bife de chorizo al sangre cugoso, in pratica una bella bisteccona al sangue. Vediamo cosa arriva. La sopa infatti non arriva. Il tizio se l’e dimenticata oppure io non l’ho detta. Boh, non ricordo. Il bife invece arriva con molte pata fritas. Sono contento. Non e bella come le altre volte ed è anche troppo cotta ma almeno è morbida. Gli altri hanno preso la pizza della casa ma alla fine è un formaggio con pizza da quanto ne hanno messo sopra. Finita le cena usciamo e torniamo alla cabana nel pieno di una tormenta di pioggia e vento. Qui a El Chalten c’è sempre molto vento. Il vento è un classico della Patagonia.
Giorno 7
Oggi faremo un altro trekking di 16 km. Forse 20. La giornata promette bene. Io stavolta metto i miei anfibi militari e porto le altre scarpe, con il cambio, nello zaino. Non voglio stare un altro giorno con i piedi a mollo. Gli anfibi mi fanno un po’ male ma meglio che stare bagnati. Partiamo alle 8, direttamente da El Chalten. La passeggiata oggi è molto bella e pure un po’ di sole fa capolino. Dopo un po’ inizio a sentire caldo e mi levo la giacca. Una giacca della Columbia comprata in Sri Lanka ad un famoso mercatino di roba contraffatta. Il vento mi sferza il viso ed il corpo ma tiro avanti sperando di acclimatarmi. Fortunatamente è così. La giornata procede bene. Ogni tanto incrociamo un ruscello e prendiamo su nuova acqua. Il sapore sa un po’ di erba e foglie ma alla fine è buona. I piedi fanno un po’ male ma tiro avanti. A mezzo giorno arriviamo alla laguna e ci fermiamo a mangiare. Solito panino con formaggio. Prima però mi cambio le scarpe e la maglietta che si è bagnata. Adesso sto da Dio e mangio volentieri. Siamo ai piedi della Laguna Torre e vicini al ghiacciaio e al Cerro Torre. Più tardi senza le nuvole vedremo anche il Fitz Roy. Dopo il pranzo e con un vento micidiale iniziamo la discesa. Il panorama, i colori, l’aria stessa, insomma tutto, è molto bello e particolare. Alcuni scorci tolgono il fiato per la loro bellezza. Mi fa venire in mente quello che avevo visto nei vari documentari della Patagonia in tv. Ma adesso ci sono io e posso vederlo con i miei occhi. Faccio infinite foto con la speranza, una volta a casa, di riassaporare quelle atmosfere e quei colori. Fosse per me mi fermerei un mese in questa parte di mondo. Solitudine, silenzio, tranquillità . Il dolore ai miei piedi aumenta ed ora pure il mio ginocchio destro inizia a farmi male. Purtroppo non sono allenato e passare da zero a circa 35 km di trekking in due giorni è un po’ troppo forse. Dopo circa tre ore siamo di ritorno. Ce l’abbiamo fatta anche stavolta. Per fortuna abbiamo avuto il sole tutto il giorno che ha un po’ mitigato la presenza del vento. Un cosa strana: in questi due giorni e anche in quelli precedenti, non ho mai avuto i soliti problemi alle gambe che mi prendono a Firenze. Forse dovrei stare in viaggio per tutto il resto della mia vita? Non sarebbe male. Al ritorno in capanna Davide ottura il cesso e non posso farmi la doccia in quanto il bagno è inagibile. Mi lavo comunque un po’, come i gatti, e poi mi butto sul letto esausto. Dormire. Verso le 20 andiamo a cena in un altro ristorantino. Bife de lomo e insalata. Niente di particolare. Ore 22 tutti a letto. Io mi ascolto un po’ di musica. Qui a El Chalten il telefono non prende e da tre giorni siamo tagliati fuori da ogni comunicazione. Che bello….
Giorno 8
Oggi partiamo da El Chalten per andare a El Calafate. Prima però facciamo un piccolo trekking al lago Deserto con vista sul ghiacciaio Huebul. La salita es mas ripida e c’è molta neve. in alcuni punti supera abbondantemente il metro. 50 minuti per arrivare ed altrettanti per tornare. Quando arriviamo il panorama però ripaga il nostro sforzo. Il sole, il silenzio, il vento e la montagna questi sono gli ingredienti che qui compongono la natura. Lentamente riscendiamo giù e torniamo al nostro mezzo. Mangiamo i soliti panini preparati al mattino e stappiamo la Quilmes Stout che mi sono comprato e portato dietro. Sarà la faticaccia e la sete ma mi sembra molto buona. Facciamo qualche foto sul piccolo ponticello e poi partiamo. Lungo la strada ci fermiamo per vedere un piccolo kenyon. Dopo un po’ di km ritroviamo la hosteria della Leona. Queste due o tre case sono molto vecchie e alcune leggende come Butch Cassidy si sono fermate qui. Entriamo per un caffè caldo ed io non so resistere alla Lemon pie “La Leona” . Ne prendo una bella fetta con un caffè lungo. Spero solo che non mi faccia male. La torta non è proprio di alta pasticceria ma chissenefrega, sono in Patagonia, cazzo! Peccato non fermarsi qualche giorno. Lentamente riprendiamo strada verso El Calafate. Sono le 17.40. La strada scorre lenta tra queste valli enormi, sembrano non avere confini. Se vedessi un carro di pionieri con cavalli non mi meraviglierei. Il sole sta tramontando ed i colori intorno a me si fanno sempre più caldi. Il cielo s’infiamma e la pampa si tinge di riflessi dorati. Alla fine arriviamo a El Calafate verso le 18.30 ed alloggiamo nelle cabanas. Sono un po’ più brutte di quelle di El Chalten ma il paesino, questa volta, è normale. Persone, negozi, ristorantini e boutique di artigianato locale con le classiche bombiglias per il mate. Juan ci ha portato alla Tierra Bendita. Un ristorantino con argentini ma gestito da cinesi. Pure qui sono arrivati. La cena è a buffet e possiamo mangiare tutto quello che vogliamo. In parecchi piatti si sente che hanno influenze cinesi. Infatti ci sono molte cose fritte e altre sanno indubbiamente di salsa di soia. Per fortuna c’è anche la carne allo spiedo e c’è un po’ di tutto: vacca, pecora, agnello e salsicce. Prendo un po’ di tutto da buon assaggiatore. Alla fine più o meno tutti mangiamo a più non posso e paghiamo a testa 43 pesos. Torniamo alla capanna a piedi così almeno digeriamo tutta quella roba che abbiamo mangiato. Fa molto freddo e penso che siamo vicini a zero gradi. In capanna c’è un po’ di casino per i posti letto. Giovanni è un nottambulo e si alza molto presto quindi dorme al piano di sotto, mentre io dormo con Giacomo, Davide e Manuela. Adesso mi metto il mio amato/odiato collirio, le cuffie con un po’ di musica e buona notte.
Continua…
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