
Agosto 2006
Giorno 1
Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest’anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l’Africa.
Terra di estremi contrasti, terra di guerre, di miseria ma anche terra di gente incredibilmente ‘umana’, dignitosa e coraggiosa. Il mio viaggio inizia con l’incontrare la mia nuova compagna di viaggio. Alla stazione di Firenze incontro Cinzia. Una pimpante e allegra quarantenne. Noi siamo gli unici che partiamo da Firenze e quindi faccio il viaggio in treno verso Milano insieme a lei. A Milano Malpensa, ci ritroviamo con altri partecipanti. Il volo per Francoforte va via liscio e li incontriamo il resto del gruppo proveniente da Roma. Saluti rituali e prime valutazioni ‘a freddo’ tra i partecipanti. Il gruppo è abbastanza eterogeneo tranne qualche persona over cinquanta. Spesso non è un problema, anzi, quelli che rompono di più sono giovani che all’occorrenza o problema non sanno cavarsela. Ci imbarchiamo regolari con la South Africans alle 20.45. Il volo notturno è tranquillo e dopo un paio di films in inglese mi addormento. Hostess cortesi e buon cibo. Iniziamo bene…
Giorno 2
L’atterraggio è come da programma e alle 7.20 locali siamo in Sud Africa a Johannesburg. Ci sgranchiamo un po’ le gambe in giro per l’aeroporto a curiosare e intanto ci mettiamo in attesa del volo per la capitale namibiana; Windhoek. Arriviamo tutti alle ore 11.55 ora locale, tutti tranne il mio bagaglio. Cacchio! E meno male avevamo iniziato bene (mi ci è voluto qualche giorno per trovare l’ottima configurazione tra zaino, tenda, sacco a pelo e tutto il resto, insaccato poi nel copri-zaino Ferrino). Con Michele facciamo la denuncia al Lost & Found ed andiamo poi al nostro alloggio al Roof of Africa, molto confortevole e carino. Il gruppo si divide e mentre alcuni vanno a prendere le attrezzature per il campeggio, io insieme a Wilma, Cristina, Monica e Maria andiamo al supermercato più vicino per acquistare i generi alimentari e tutto
il resto. E’ banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po’ a disagio. La nostra opulenza e l’abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4×4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell’hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso. Speriamo bene… Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po’ di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per i prossimi giorni. Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.
Giorno 3
Partiamo da Windhoek verso Keetmanshoop seguendo la strada B1. Il viaggio è lungo ma è anche questo il bello. In Namibia le strade sono identificate dalle lettere dell’alfabeto e più alta è la lettera più in buono stato è la strada. Le strade B sono quelle asfaltate simili alle nostre superstrade poi dopo ci sono le C, con un buon sterrato fino ad arrivare alle E che sono quasi delle mulattiere. Siamo freschi e ci fermiamo poco, solo per mangiare qualcosa. Qualcuno trova una specie di pizza ai peperoni e cipolla alta 5 cm. Dopo i primi titubanti bocconi ci avventiamo su quei poveri tranci di pizza. Penso che
li digeriremo tra due o tre giorni. Meglio così. Nel tardo pomeriggio Concetta sta male e ci fermiamo lungo la strada al primo pseudo-bar che troviamo. I primi malori da viaggio iniziano a dare problemi. Dopo 30-40 minuti la situazione non migliora e quindi allungo a Concetta due pasticche di Imodium e ripartiamo verso il nostro albergo al Quivertree Forest Rest Camp. Queste soste non programmate ci fanno arrivare col buio e così montiamo le tende con le luci delle auto. Abbozziamo una cena veloce con le prime scatole di mais e piselli del giorno prima. Si mangia veloci e tutti a nanna presto anche perché oltre alla stanchezza c’è anche un bel vento teso che spazza le nostre piazzole. A Concetta abbiamo trovato un bungalow e dorme li, mentre io , senza la mia tenda nuova, dispersa chissà dove in terra d’Africa, dormo con Cinzia.
Giorno 4
Oggi sveglia presto, alle 6.30, e senza colazione decidiamo di fare una breve passeggiata per vedere la KokerBoom Forest all’alba. Ci troviamo in questa strana ‘foresta’ di alberi. Alberi davvero strani che mai avevo visto prima. Sembra di guardare
direttamente nel passato, nella preistoria. Tornati indietro facciamo colazione a modo (io ho comprato un bel barattolo di burro di noccioline) e smontiamo le tende. Prima di andare via il padrone del camp ci fa fare il nostro primo incontro con due ghepardi in cattività . Sono fratello e sorella, orfani dei loro genitori. Al primo ‘soffio’ di uno dei due ghepardi parecchi, Jurghen in testa, risalgono impauriti sulle jeep. Io, sarà perché avendo dei felini in casa riesco a intuire il loro stato di irritazione o forse più probabilmente per incoscienza, rimango giù a qualche metro e faccio decine e decine di foto. Dopo questo bellissimo incontro ripartiamo verso Keetmanshoop. Li facciamo la nostra piccola spesa. Io, rimasto senza bagaglio, vado a cercare un po’ di vestiti. Mutande, ciabatte, e qualche paia di calzini sono il mio obiettivo. Mentre parcheggio un ragazzino si propone come ‘antifurto umano’ per la mia jeep. Mi dice che la guarderà lui e così gli allungo due dollari namibiani. Finiti i folli acquisti facciamo il pieno di carburante e qualcuno compra della buona Amarula a 58 $ namibiani. Questa Amarula è un liquore cremoso, tipo Bayles, ed è fatto con delle bacche africane di cui gli elefanti sono ghiotti. Si rivelerà la compagna delle tanti notti africane. Sfamati, dissetati e rivestiti imbocchiamo la strada D e ammiriamo il fantastico paesaggio fino a Ai-Ais. Il campeggio è situato in una gola tra le montagne ed il posto è abbastanza carino, anche se un po’ turistico per i miei gusti. Ci accampiamo nel giardino e, torcia in testa, iniziamo il nostro pic-nic notturno con dell’ottima carne cotta sulla griglia. Dopo cena Amarula per tutti. Ad Ai-Ais ci sono anche delle piccole terme e qualcuno ne approfitta per fare un bagnetto. La piscina è aperta, sempre.
Giorno 5
Driiin!!!! Suona la sveglia. Oggi levataccia, sono le 5.30. Con le prime luci dell’alba smontiamo le tende e facciamo colazione. Ogni tanto spunta qualche cosa nuova da mangiare, qualche ‘troiaio’ ipercalorico o del pane ammosciato. Io non mi faccio mai troppi problemi nel mangiare, e si vede. Comunque durante il giorno le soste non sono sempre assicurate e le cose da fare invece sono sempre molte, quindi meglio approfittare. In questo viaggio infatti siamo noi alla guida e questo ci impegna e stressa parecchio. Animali, persone e forature sono sempre in agguato. Oggi partiamo alla volta del
grande Fish River Canyon link. Le strade in Namibia sono lunghissime ed i nostri occhi spaziano senza posa nell’immensa pianura africana. Questa cosa mi da un senso di libertà enorme e mi fa stare bene, parecchio bene. Poco prima dell’arrivo alla nostra jeep si rompe il collettore della marmitta ed il rumore del motore si fa assordante. Sembra di guidare un bolide da formula uno, ma solo per il casino che fa. Al nostro arrivo parcheggiamo rombando e non ci accorgiamo che poco più in la stanno girando un film o un documentario. Il regista ci guarda male e borbotta qualcosa. Indubbiamente abbiamo interrotto qualcosa. Scende e faccio le mie foto. La macchina fotografica è quasi nuova e non gli risparmio niente. Arriviamo al punto panoramico ed osserviamo il grande canyon. Bellissimo. Colori indescrivibili. Rombando e facendo bestemmiare nuovamente tutta la troupe ci incamminiamo verso Luderitz link. Durante il viaggio Concetta sta ancora male e ci fermiamo diverse volte. Ha la febbre. Arriviamo stanchi a destinazione verso le 20 ed è già buio. Loschi figuri in giro e aria umida e fredda. Alloggiamo al Kraz Platz Guest House. Per cena ci attende dell’ottima carne locale però cucinata alla tedesca. Io e Paolo infatti prendiamo uno stinco di maiale e birra. Insieme ad altri ci fermiamo anche dopo cena per le ultime bevute. Si chiacchiera e si ride… la compagnia è allegra. Ben oltre mezzanotte andiamo a letto. Prima della cena la buona notizia. Il mio bagaglio è stato ritrovato e me lo stanno portando. Forse domani lo riabbraccerò.
Giorno 6
Anche oggi ci svegliamo presto ed ormai questa cosa è diventata una costante. I viaggi come questo non sono fatti per rilassare il corpo. Qui il corpo lavora eccome ma quello che è più importante e riuscire a rilassare la mente. So che tornerò a Firenze stanco fisicamente ma ritemprato nello spirito e nella mente. La marmitta della macchina è sempre rotta e dobbiamo riuscire a trovare un meccanico. Io, Jurgen e Barbara andiamo in paese alla ricerca. Sfortunatamente per noi oggi è domenica e l’unica officina di Luderitz è ovviamente chiusa. In più, essendo domenica, sono previste anche alcune ore di black out per lavori alla vicina centrale elettrica. Siamo davanti all’officina con sguardo mesto pensando sul da farsi ed
intanto un pickup rallenta e si ferma. Scende un tizio e incredibilmente si avvia verso l’officina e la apre. Ci fiondiamo dentro e scopriamo che lui è il gestore e meccanico. Che botta di culo tremenda!!! Si offre per la riparazione senza batter ciglio. Io ringrazio tutti i santi che riesco a ricordare.. La macchina viene messa sul ponte e la marmitta smontata. Il tizio però ci dice che deve fare la saldatura altrove in quanto la corrente è stata staccata. Così parte e rispunta dopo un’oretta circa. La riparazione ci costa un’ora e mezza di tempo e un bel po’ di soldini ma non potevamo fare altrimenti: 700$ namibiani (circa 80€)
Mentre siamo dal meccanico gli altri sono in giro a visitare la cittadina che è motlo caratteristica in quanto quasi tutte le costruzioni richiamano lo stile bavarese dovuto principalmente al fatto che questa era una colonia tedesca. Ripartiamo verso le 9.30, facciamo benzina e ci dirigiamo verso Sesriem link . La tappa di oggi è molto lunga, circa 600 km e 2 forature ci fanno arrivare quasi a chiusura del campeggio. Montiamo le tende al buio e ormai la cosa ci viene automatica. Pochi minuti e via. Ci rifacciamo la sera a cena. Una spettacolare cena sotto le stelle al Sossuvlei Lodge. link. Carni di tutti i tipi, cotta la momento sulla piastra. Impala, ornitorinco, zebra, struzzo e coccodrillo sono i piatti forti. Mangiamo come maiali e ci rilassiamo veramente. Dopo la cena il mio bagaglio è arrivato per davvero e dopo 6 giorni proprio non ci speravo più. Rivedo tutta la mia roba e sono proprio contento. Dopo cena ritorniamo verso le nostre tende ed attraversiamo un piccolo tratto di deserto alla luce delle torce elettriche. Tira molto vento e fa piuttosto freddo. Ormai, anche se ho la mia tenda, dormirò con Cinzia.. La sua tenda e grande ed in due si rimette a posto meglio.
Buona notte.
Giorno 7
Tanto per cambiare sveglia presto; alle 4.30. Sulle tende e sui parabrezza delle auto troviamo una bella brinata. Sicuramente durante la notte siamo andati intorno allo zero o poco sotto. ci prepariamo per ammirare l’alba sulle dune e partiamo alla volta si Sossusvlei che dista circa 40 km. Percorriamo la bella strada e lungo il tragitto passiamo dalla famosa
duna 45 link. E’ una delle dune più fotografata al mondo in quanto ogni gruppo turistico si ferma li. Noi proseguiamo ed arriviamo alla piazzola da dove parte la pista sabbiosa e dove partono solo le jeep 4×4. Da li mettiamo le quattro ruote motrici e ci lanciamo nella guida nella sabbia. Saliamo sulle dune. La sabbia è umida e pioviggina leggermente. Il percorso è abbastanza agevole e si suda. Arrivati in cima ci scateniamo a fare foto. Passiamo alcune dune e scendiamo nel letto di una grande pozza ormai essiccata. Faccio un sacco di foto alla flora e alla fauna locale. Strani fiori e qualche bel ragno. Arriviamo camninando nella Death Valley che altro non è che un antico lago prosciugato con spettacolari e tetri alberi, ormai morti. Il panorama è suggestivo e mille sensazioni mi avvolgono. La piana è completamente bianca ed il bagliore prodotto dal sole è accecante. Sarebbe un ottimo posto per un’abbronzatura veloce. Anche qui faccio un sacco di foto con la ia reflex. Dopo la visita facciamo colazione e con calma ripartiamo. Nel primo pomeriggio portiamo una delle nostre macchine a riparare una gomma forata mentre altri fanno benzina e comrano un po’ di biltong che è una carne essiccata e speziata che vendono
moltissimo qui.Vicino al campeggio e visto l’approssimarsi del tramonto, decidiamo di fare un po’ di foto in cima ad una duna. Partiamo tutti belli pimpanti e carichi ma la salita si dimostra più dura del previsto. La duna che sembrava una piano piano si moltiplica e a poco poco miete le prime rinunce. Io ormai ho rotto il fiato e passo avanti. ormai ho staccato tutti ma ho il cuore il gola. Se muoio sarò felice di morire qui. il posto è magnifico e ti riappacifica con tutto. Arrivato in cima dstrutto inizio a posare il cavalletto per la reflex. Dopo un po’ arrivano anche qualcuno degli altri. Il sole cala e ci regala dei colori bellissimi. Dietro a noi la vallata di sabbia e verde si colora di un rosa tenue e con la mia reflex cerco di catturare il più possibile questo momento magico. Stanco ma contento ridiscendo con gli altri. Io, Cinzia, maria e Paolo ritorniamo al ristorante. Stesso menù. Gli altri rimangono in tenda a farsi del riso. La giornata è stata intensa e alle 22 siamo già tutti a letto.
Giorno 8
Ci svegliamo nuovamente all’alba, ormai è un fatto assodato, ed il rituale delle tende si ripete. Sopra le tende però c’è del gelo e dovendo partire le mettiamo via piuttosto bagnate. In macchina ci dirigiamo verso Solitaire link. Come indica il nome questo paesino altro non è che un crocevia dove esiste solo un distributore e due case. Facciamo benzina e ci mangiamo un’ottima torta di mele che è la sola specialità del luogo. Sembra che Solitaire sia famoso per questa torta di mele. Mangiamo, facciamo qualche foto e ripartiamo verso Swakupmund link. Arriviamo nel
primo pomeriggio e andiamo direttamente ai bungalow comunali. Smontiamo la roba in molti si rilassano. Io barbara e Michele andiamo in città a trovare un gommaio per comprare una nuova gomma per l’auto (900 $N) e appena fatto ci facciamo un giro per la cittadina. Molto carina, affaciata sul mare e con le caratteristiche case in stile tedesco.. Qui è tutto un po’ un’accozaglia di stili. Arriviamo fino al faro e all’imbrunire faccio diverse foto. Arrivata la sera, in una cucina attrezzata dei bungalow ci facciamo una bella pentola di riso al latte (ricetta di Tiziana) e mangiamo tutti insieme quel riso colloso. Purtroppo la pasta ed il riso quaggiù scuociono a vedersi ed è impossibile azzeccarne la cottura. Ormai siamo abituati. Dopo cena, la solita bevuta collettiva di Amarula e tutti a nanna.
Giorno 9
Oggi sveglia ad un’ora decente. Verso le 8.30 facciamo colazione e subito dopo andiamo all’appuntamento con Jerard, la
nostra guida per andare sulle dune. Piccolo brefing con sitruzioni per guidare sulla sabbia, blocchiamo le ruote in posizione full 4×4 e ci dirigiamo sulla spiaggia. Oggi guiduiamo sulla battigia per 40 km. Non avevo mai guidato in riva al mare costeggiandolo. Anche questa è libertà , libertà di andare dovunque e vedere, vivere. Durante il tragitto incontriamo molte foche. Inevitabili le soste per le fotografie. L’aria è frizzantina e tira anche un po’ di vento. Arriviamo a delle dune più alte e all’Oasi di Sandwich Harbour. Qui saliamo letteralmente con le auto sopra alle alte dune e non mancano gli insabbiamenti. Quando si sale bisogna affondare il piede sull’acceleratore e non frenare ne metter mano al cambio. si sale e basta, in linea retta. Scendiamo e facciamo due passi. Jerard ci porta sull’orlo di
una duna e mettendoci tutti in fila ci fa saltare a piedi pari tutti insieme giù per la duna. Un rumore stranissimo e mai sentito prima ci avvolge. E’ il famoso ruggito delle dune. E’ un effetto causato dai granelli di sabbia che rotolando su altri granelli come per un effetto a catena si genera questo suono sordo. Dopo si ritorna indietro purtroppo, salutiamo Jerard e ci dirigiamo in città all’agenzia per il volo aereo sul deserto del Namib e la Skelethon Coast. Qualcuno, un po’ timoroso di volare su questi piccoli aeroplani da 4-5 posti, rimane a terra. Io ed altri partiamo. Il nostro pilota è molto giovane e avrà al massimo 19 anni ed il cielo non è proprio terso. Speriamo che la cifra pagata
valga la passeggiata aerea. Ci alziamo con grande fragore del motore e con le nostre cuffie belle calzate in testa ci inoltriamo nel cielo verso il deserto più antico del mondo; il Namib desert. Il volo procede ma dopo poco le nubi che erano all’orizzonte ci vengono incontro e ci avvolgono. Ora praticamente non si vede niente fuori dal finestrino e voliamo alla cieca. Il commenti che cinque minuti prima ci venivano spontanei si ammutoliscono e cala ungelido silenzio. Il giovane pilota smanaccia qualcosa alla radio e ai comandi e spesso guarda fuori dal finestrino. La tensione sale… Mi sembra che anche lui si sia perso senza punti di riferimento visibili. Le dune sembrano molto vicine. Per questo il pilota cerca di salire di quota per provare ad uscire dal banco di nuvole e dopo una decina di minuti riusciamo a vedere il sole. Michele, forse la tensione, forse il cibo, si sente male. Riusciamo comunque a vedere i famosi relitti che si trovano arenati lungo la costa, Relitti metallici incastonati tra la sabbia ed il mare. Prezzo per questa mezz’ora di quasi puro terrore ben 150 euri!!! Facciamo ritorno ai bungalow e mentre gli altri decidono di rifarsi, per cena, quella colla che chiamano riso, io e Paolo prendiamo la jeep e ritorniamo in città . Nel pomeriggio avevo visto un localino carino e coì ci facciamo una mega mangiata di pesce e molluschi con ostriche, cozze, gamberoni, aragoste e crayfish. Il tutto per circa 13 euro a testa. Dopo cena ritorniamo al campo e andiamo a letto stanchi morti ma felici.
Continua…
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