Giorno 10
Ore 7. Si parte.
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le Welwisha mirabilis. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime
rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni. Sono sempre li, a dispetto del clima torrido, del vento e delle azioni dell’uomo. Sulla strada del ritorno facciamo colazione. Ora puntiamo alla riserva marina di Cape Cross. Arrivati, scendiamo dalla nostre jeep e subito veniamo assaliti da un forte odore acre e, diciamolo pure, puzzolente. E’ il guano di centinaia di otarie che in questo periodo stazionano qui. Metto il tele ed inizio a fare le mie foto. I lamenti degli animali coprono il rumore del vento, mentre il mare spazza la costa. Un coyote si aggira nel branco di otarie. Un’occhiata veloce e con un guizzo furtivo porta via un piccolo, forse già morto, ad un’otaria. Lo spettacolo non è dei più belli ma è questa la vita reale, la vita che animali e persone sostengono qui, ogni giorno, in Africa. Niente è dato per scontato. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dopo Cape Cross ci dirigiamo
verso la vicina Skeleton Coast. L’ingresso chiude alle 15, dobbiamo fare i biglietti e registrarsi. L’area è molto grande e i rangers ci avvertono di stare sulla strada. La presenza di alcune mine, residuati di qualche guerra passata, ci tengono un po’ col fiato sospeso. Facciamo diversi chilometri all’interno ma non troviamo alcun relitto da avvicinare in sicurezza. Bisognerebbe avere una mappa dettagliata con percorsi precisi per trovarli, oppure bivaccare all’interno dell’area e riprendere la ricerca il giorno seguente. Ci fermiamo e facciamo qualche passo, anche per sgranchirsi un po’ le gambe. Il paesaggio è davvero lunare. Solo il rumore del vento ed un sole calante all’orizzonte sono le uniche cose animate di questo momento. Il filo spinato e alcune bandierine ci ricordano e avvertono delle mine… Dispiaciuti di non
aver dato l’assalto ai relitti ci avviamo verso l’uscita est e puntiamo diretti al prossimo punto di campeggio. Siamo in ritardo e guidiamo un po’ con il buio. Arriviamo verso le 20 a Khorixas link . Finito di montare le tende andiamo a mangiare al piccolo, ma carino, ristorante del campeggio. Molti gatti a giro, suricati e perfino un babbuino ed uno struzzo. La notte scorre tranquilla sotte le stelle africane…
Giorno 11
Oggi ci attende la visita allo Spitzkoppe link . Una serie di montagne completamente brulle ma di una bellezza estrema. Almeno per me.
Prima di arrivare vediamo, un po’ di corsa, anche altre attrazioni della Namibia. La foresta pietrificata non è altro che un sito pieno di fossili di antichi alberi, che milioni di anni fa, sono stati sommersi da acqua e sabbia e che il tempo ha trasformato in pietre. Visitiamo le Burn Moutain e le Organ Pipe. Formazioni rocciose ottagonali link.  Arriviamo allo Spitzkoppe di buio, ancora una volta, e non vediamo niente. Il campeggio non esiste o meglio esiste ma solo l’ingresso, dopodichè si è liberi di girovagare all’interno e trovarsi l’angolo che agrada. Noi, al buio, e con i soli fari delle jeep ci addentriamo. La polvere avvolge le jeep che restano dietro e solo i primi possono scegliere dove accamparsi. Alla fine ci fermiamo in quello che riteniamo sia il posto migliore al momento. Nemmeno la luna ci fa compagnia stasera. Buio pesto. Con i fari montiamo in fretta le tende, mangiamo carne e fagioli in scatola e poi, pila in testa, due chiacchiere a quello che sembra un tavolino. Alcuni, non
essendo in un classico campeggio, hanno paura che qualche animale possa avvicinarsi alle tende. I rumori nella steppa sono in effetti un po’ inquietanti. Io e Paolo restiamo da soli a bere e, complice la mancanza della luna, decidiamo di fare alcuni scatti notturni al cielo. Per fare le foto però dobbiamo spengere anche le nostre torce. Restiamo interminabili minuti in due al buio con l’otturatore della macchina fotografica aperto. Vogliamo catturare la flebile luce delle stelle. Che spettacolo. In silenzio, di notte, al cospetto della natura e del cosmo. Dopo un po’ la stanchezza prende il sopravvento e decidiamo che anche per noi due è giunta l’ora di andare a letto.
Giorno 12
Finalmente arriva anche la luce. Il fresco della mattina si fa sentire. Ognuno si alza alla propria ora. Io,
Paolo e Marta, visto lo spettacolare posto dove ci siamo accampati, decidiamo di scalare il monte che ci si trova di fronte. Arrivare in cima è faticoso ma abbastanza fattibile. Il colore e la compattezza delle rocce con cui sono fatte queste montagne è bellissimo. Arrivati sulla sommità ammiriamo il paesaggio e facciamo diverse foto. Due arance diventano la nostra colazione. Che bel panorama. (Un giorno se ritorno in Namibia voglio proprio rivederlo lo Spitzkoppe). Finito questo momento in solitaria, scendiamo giù e smontiamo le tende insieme agli altri. Facciamo la colazione, quella vera e più sostanziosa, e ci muoviamo all’interno della zona. Alle 12 usciamo, non con qualche mugugno, e puntiamo verso Okaandia link. Arrivati, facciamo subito la spesa in un piccolo supermercato, ed io mi devo ricordare di comprare anche della colla. La suola delle mie scarpe mi ha abbandonato ed ha deciso di ropersi. Si è aperta e così, quando cammino, sembro uno con le pinne ai
piedi. Metto un bello strato di colla e con un bel paio di giri di nastro adesivo fisso il tutto. Purtroppo non ho foto a riguardo ma se vi capita di guardare le scarpe di un barbone forse non erano tanto dissimili dalle mie. Montiamo le nostre amate/odiate tende nel campeggio di turno e a cena mangiamo, questa volta, in un autogrill. Che tristezza.
Dopo cena facciamo un salto appena fuori città dove, ci hanno detto, fervono i preparativi per una festa che si terrà l’indomani. Arriviamo in jeep e ci accorgiamo che siamo gli unici turisti. In giro molte tende, bambini che si rincorrono, parecchi falò e tanta gente intorno che mangia e ride. Il giorno dopo ci sarà una festa commemorativa Herero link. Purtroppo, a causa della festa, già dal pomeriggio non vendono più alcolici e quindi rimaniamo senza la nostra birra serale.. (Tafel link)
Continua…
Tags: Africa, Animali, appunti di viaggio, Cape Cross, la mia Africa, Namibia, racconti di viaggio, Spitzkoppe, welwisha





