
Nel 2011….
…compirò quarant’anni.
E’ una meta importante nella vita. Tempo di fare qualche bilancio.
Chissà che anno sarà , chissà quello che mi riserverà il futuro. Questa volta però voglio giocare d’anticipo e festeggiare il mio quarantesimo in maniera un po’ diversa.
Per questo mi sono deciso e iscritto al prossimo Mongol Rally 2011.
Cos’è il Mongol Rally?
E’ una gara di auto e moto, non agonistica, a scopo benefico organizzata dall’associazione inglese “The
Adventurist“. Le squadre che vi partecipano da tutto il mondo, quest’anno sono state circa 500, si impegnano a raccogliere un minimo di 1000 sterline a testa e, con i propri automezzi, portarli dalla vecchia Europa nel cuore della Mongolia a Ulaan Baatar, la capitale. Ogni team avrà carta bianca per scegliere il tipo di mezzo da usare ed il percorso da fare e nessuna assistenza meccanica o sostegno di tipo elettronico durante tutto il viaggio. Uniche direttive è partire con un mezzo di cilindrata non superiore ai 1200 cc e che non sia più vecchio di 10 anni. Nessun gps, solo le cartacee e vecchie cartine dei
viaggiatori di una volta.
L’associazione inglese che gestisce il tutto sostiene, con il ricavato della manifestazione, un’ importante associazione benefica che opera in Mongolia e più precisamente la CNCF con il Blue Skies Ger Village. Nel villaggio vengono ospitati bambini orfani e non, ai quali manca il supporto familiare. Si cerca di dare loro un futuro migliore attraverso un posto sicuro dove vivere, un’istruzione scolastica e un luogo accogliente per sopperire alla mancanza di una famiglia. Ove possibile viene sostenuto anche il ricongiungimento dei bambini alle loro famiglie assistendole nella maniera migliore possibile. Dottori del CNCF visitano i bambini diverse volte durante la settimana. I team, con l’approvazione dell’organizzazione, possono raccogliere fondi anche per altre associazioni umanitarie del proprio paese di appartenenza. Questo sarà il compito del mio team.
La partenza è fissata per il prossimo 23 luglio 2011 ma la parte più dura, penso, non sarà il viaggio stesso ma organizzare il tutto prima del via. Raccogliere i fondi trovando sponsor commerciali e privati, trovare il mezzo per partire, allestirlo e tante tante altre cose.
Confido nell’aiuto di tutti voi che mi leggete e che spero mi seguirete su quest’altro sito web www.mongolrally2011.it

rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni. Sono sempre li, a dispetto del clima torrido, del vento e delle azioni dell’uomo. Sulla strada del ritorno facciamo colazione. Ora puntiamo alla riserva marina di Cape Cross. Arrivati, scendiamo dalla nostre jeep e subito veniamo assaliti da un forte odore acre e, diciamolo pure, puzzolente. E’ il guano di centinaia di otarie che in questo periodo stazionano qui. Metto il tele ed inizio a fare le mie foto. I lamenti degli animali coprono il rumore del vento, mentre il mare spazza la costa. Un coyote si aggira nel branco di otarie. Un’occhiata veloce e con un guizzo furtivo porta via un piccolo, forse già morto, ad un’otaria. Lo spettacolo non è dei più belli ma è questa la vita reale, la vita che animali e persone sostengono qui, ogni giorno, in Africa. Niente è dato per scontato. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dopo Cape Cross ci dirigiamo
verso la vicina Skeleton Coast. L’ingresso chiude alle 15, dobbiamo fare i biglietti e registrarsi. L’area è molto grande e i rangers ci avvertono di stare sulla strada. La presenza di alcune mine, residuati di qualche guerra passata, ci tengono un po’ col fiato sospeso. Facciamo diversi chilometri all’interno ma non troviamo alcun relitto da avvicinare in sicurezza. Bisognerebbe avere una mappa dettagliata con percorsi precisi per trovarli, oppure bivaccare all’interno dell’area e riprendere la ricerca il giorno seguente. Ci fermiamo e facciamo qualche passo, anche per sgranchirsi un po’ le gambe. Il paesaggio è davvero lunare. Solo il rumore del vento ed un sole calante all’orizzonte sono le uniche cose animate di questo momento. Il filo spinato e alcune bandierine ci ricordano e avvertono delle mine… Dispiaciuti di non
aver dato l’assalto ai relitti ci avviamo verso l’uscita est e puntiamo diretti al prossimo punto di campeggio. Siamo in ritardo e guidiamo un po’ con il buio. Arriviamo verso le 20 a Khorixas 
il resto. E’ banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po’ a disagio. La nostra opulenza e l’abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4×4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell’hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso. Speriamo bene… Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po’ di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per i prossimi giorni. Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.
Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
