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	<title>Quelli che il giovedi .....cucinano! &#187; Viaggi</title>
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	<description>Un blog che parla di ricette di cucina e non solo...</description>
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		<title>Le trasmissioni riprenderanno a &#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[mongol rally 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Buongiorno...
come forse avrete capito dalla cadenza con cui scrivo, il blog è momentaneamente fermo.
La voglia ci sarebbe ma al momento sono impegnato in un altro importante progetto: Il Mongol Rally 2011
A luglio partirò insieme ad altri due compagni di viaggio verso la Mongolia dove porteremo e doneremo un'ambulanza alle autorità sanitarie della capitale mongola UlaanBaatar.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-887" title="logo Mongol rally 2011 " src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/logo-MR2011-p.gif" alt="" width="248" height="181" /></p>
<p>Buongiorno&#8230;</p>
<p>come forse avrete capito dalla cadenza con cui scrivo, il blog è momentaneamente fermo.</p>
<p>La voglia di cucinare e scrivere ci sarebbe ma al momento sono impegnato in un altro importante progetto: <strong>Il Mongol Rally 2011</strong></p>
<p>A luglio partirò insieme ad altri due compagni di viaggio verso la Mongolia dove porteremo e doneremo un&#8217;ambulanza alle autorità sanitarie della capitale mongola UlaanBaatar<strong>.</strong></p>
<p><strong>Seguite le nostre avventure sul altro sito web : <a href="http://www.mongolrally2011.it" target="_blank">www.mongolrally2011.it</a><br />
</strong></p>
<p>I post ripartiranno regolari da ottobre&#8230; lo spero <img src='http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Nepal &amp; India, seconda parte&#8230;</title>
		<link>http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/2010/10/nepal-india-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 13:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
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		<description><![CDATA[Sveglia di buon ora per recarci al tempio di Dakshinkali dove le persone vanno per fare offerte agli dei sacrificando alcuni animali come capretti e polli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-977" title="India Varanasi gath 2 - appunti di viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/India-Varanasi-gath-2.jpg" alt="" width="578" height="433" /></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong><a href="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/2010/07/nepal-india-insieme/" target="_blank">leggi anche i primi giorni &#8230;</a><strong><br />
</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Giorno 6 </strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Sveglia di buon ora per recarci al tempio di <strong>Dakshinkali </strong>dove le persone vanno per fare offerte agli dei sacrificando <img class="alignright size-large wp-image-972" style="margin: 3px; border: 0pt none;" title="india durbar square Kathmandu" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/india-durbar-square-khatman-433x600.jpg" alt="" width="390" height="540" />alcuni animali come capretti e polli. In pratica, col proprio animale da sacrificare, ci si mette in fila e quando è il nostro turno porgiamo il povero animale ad un addetto che in cambio di qualche rupia ve lo sgozza in diretta, getta il sangue al centro del tempio e vi rende l&#8217;animale che poi sarà cucinato di li a poco per il pranzo. A concludere questo quadretto di festa o rito popolare non possono mancare le varie bancarelle che vendono dolciumi e roba fritta. Mi ricorda molto una sagra di paese. Da qui, dopo un&#8217;ora di cammino tra i campi, abbiamo visitato Pharping. Un semplice villaggio di contadini con case basse e molti campi. Sulla via di ritorno per Kathmandu ci siamo fermati anche a <strong>Chobar</strong>. Me lo ricordo bene perché sembra la famosa marca per cioccolate calde. Ore 13 circa, siamo nella Durbar Square di Kathmandu. visita veloce a <strong>Freak street</strong> e alla casa della <strong>Kumari</strong>. (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kumari" target="_blank">link</a>)  Ripartiamo alla volta di <strong>Swayambhunath</strong> dove troviamo lo stupa di Budda con le scimmie. E&#8217; situato su un monte che domina tutta la valle di Kathmandu.  Foto di rito con panorama. All&#8217;interno alcuni monaci erano intenti a letture sacre accompagnati dal loro canto rituale. A fine giornata rientriamo in albergo. Un salto all&#8217;internet point (1 rupia al minuto) e poi tutti a cena all&#8217;Himalaya. Cena a base di involtini himalaiani, riso con verdure, i buonissimi momo anch&#8217;essi alle verdure, varie palline di non so che cosa e alcune zuppe. Le ragazze del gruppo sbavano per il cameriere, Raz, che ci serve. Spesa per 6 persone 1325 rupie. Ore 23 tutti a nanna.</p>
<h2><strong>Giorno 7 </strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-973" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="Nepal catena himalaya Everest" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/india-catena-himalaya.jpg" alt="" width="480" height="360" />Oggi partenza da Kathmandu e andiamo a nord. Risaliamo la valle fino ad arrivare a <strong>Nagarkot</strong>. Dopo circa un&#8217;ora e mezza di strada  visitiamo la fonte sacra e dove troviamo anche un sadu dai lunghissimi capelli. Ovviamente sono arrotolati sulla sua testa ma per una mancia ce li mostra in tutta la sua lunghezza. Dal primo piano di una casetta arrivano fin quasi a terra. Alcuni si purificano con l&#8217;acqua che sgorga da alcune fontanelle in un muro di pietre. Dicono che l&#8217;acqua arriva direttamente dalla catena Himalayana. Si riparte. arriviamo ad un piccolo paese dove, sul fiume, si sta celebrando un funerale e conseguentemente il rito della cremazione. visitiamo il piccolo complesso di templi di <strong>Dhulinkhel</strong>. Ripartiamo ed andiamo verso <strong>Namobuddha </strong>dove è possibile visitare un altro complesso di templi. La visita merita veramente. <img class="alignright size-large wp-image-975" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="India-Sadu-capelli" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/India-Sadu-capelli-449x600.jpg" alt="" width="372" height="496" />Dopo ci avviamo a piedi, attraverso la rigogliosa e folta vegetazione ed il nostro trekking dura circa un&#8217;ora e mezza. Durante la camminata vediamo le tipiche case di montagna nepalese fatte con il tetto di paglia di riso e la facciata bicolore. Marrone sotto, fatto con lo sterco delle vacche (dice per scacciare i serpenti) e sopra un bel color ocra. Facciamo la conoscenza anche con alcuni bambini del posto intenti a giocare con una rudimentale altalena. roba da far sbiancare di paura le isteriche mamme occidentali. Diamo loro qualche caramella e ci facciamo qualche foto insieme. Finiamo la sgambata e stanchi ritorniamo al nostro bussino. Si riparte verso Nagarkot, all&#8217;albergo. Siamo a circa 2200 metri di altitudine e dalla visuale dell&#8217;albergo si dovrebbe intravedere la catena <strong>Himalayana</strong>. L&#8217;albergo è carino e ci sistemiamo per la notte. Stanchi ma felici alle 19 ceniamo. Affamati come lupi ci abbuffiamo di ogni bendidio. Domani all&#8217;alba, col tempo buono, vedremo le cime Himalayane. Lena inizia a non stare bene. Diarrea e vomito. Ma di brutto. Verso le 22 andiamo a letto.<span id="more-877"></span></p>
<h2><strong>Giorno 8</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">La notte non è passata bene per Lena che ha avuto diversi attacchi di vomito e diarrea, pure la febbre. Punture di Plasil arginano un po&#8217; la situazione. Si è fatta l&#8217;ora di partire ed il tragitto da fare è abbastanza breve. Si tenta di partire ugualmente e puntare diretti al prossimo albergo a <strong>Bhaktapur</strong>. La mattina trascorre comunque tranquilla. Il peggio è passato. Mentre Lena dorme in camera, io Paolo e altri andiamo nel centro di Bhaktapur. Pago le mie 750 rupie ed ottengo il biglietto d&#8217;ingresso turistico per la durbar square. Il centro è molto bello, affascinante e lo stile architettonico è leggermente superiore altri altri paeselli visitati. La pavimentazione della strada è composta da mattoni rossi disposti a lisca di pesce. Anche i venditori sono meno assillanti del solito. Acquisto un paio di pascmine al prezzo di 1200 rupie l&#8217;una. I templi sono veramente imponenti e belli, ognuno con una grande scalinata adornata di grosse statue di elefanti, leoni, uomini e le solite divinità. Alla fine del giro ci troviamo con gli altri al Sunny Garden restaurant per la cena. Ceniamo su una terrazza con vista proprio sulla durbar square. Mentre degusto un piatto di carne tipico nepalese (non ricordo ma era una carne veramente particolare) giù in strada, una decina di persone intonano canti e preghiere. La cena, col quel contorno di canti e preghiere e la piazza è stata veramente suggestiva e ottima. Verso le 22 torniamo all&#8217;albergo belli soddisfatti e contenti. Tutti a nanna</p>
<h2><strong>Giorno 9</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-981" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="Nepal occhi buddha - appunti viaggio Asia" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/india-occhi-buddha--450x600.jpg" alt="" width="423" height="564" />La notte all&#8217;albergo Bintuna di Bhaktapur è passata, diciamo, tranquillamente. Ogni tanto però una litania di campane e campanelli e trombe interrompevano il silenzio della notte. Ci svegliamo alle 8. Manca l&#8217;acqua calda.<br />
Mi lavo lo stesso, come i gatti, e rimando la doccia a stasera. Salutiamo la guida e ci dirigiamo verso l&#8217;aeroporto. Destinazione India!!!! Dovremmo atterrare a <strong>Varanasi</strong>, nota anche come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Varanasi" target="_blank">Benares</a>. Ci avviamo al check-in ed imbarchiamo i bagagli. Il nostro volo, sul monitor dell&#8217;aeroporto, ha ben 2 ore di ritardo. Penso che per gli standard asiatici sia normale amministrazione. Inizia l&#8217;attesa, un po&#8217; annoiati nel piccolo aeroporto. Dopo mezz&#8217;ora però il volo viene cancellato definitivamente. Cacchio!!! Come cancellato??? Ci dicono che il tempo a Varanasi è molto brutto e l&#8217;aereo non può partire. Intanto anche qui si scatena un bel temporale che almeno pulisce un po&#8217; l&#8217;aria carica di smog e polvere. Se avete problemi asmatici, pensateci bene prima di venire in una qualsiasi delle metropoli asiatiche. Smog, polvere ed inquinamento di tutti i tipi sono all&#8217;ordine del giorno e qualche volta l&#8217;aria e davvero irrespirabile. Non potendo partire un bel pullman ci viene a prelevare e ci scarrozza di nuovo in città ad un nuovo hotel a cinque stelle. Wow!!! Se il volo parte verremo avvertiti con una telefonata dall&#8217;aeroporto. Ci sistemiamo nella hall e cazzeggiamo per un&#8217;ora buona quando ci vengono consegnate le chiavi delle camere. Chiavi? camere? Allora non si parte sul serio. Passeremo la notte ancora in Nepal. L&#8217;hotel di lusso è l&#8217;<strong>Everest</strong>. Alcuni del gruppo tirano un sospiro di sollievo vedendo lo standard abbastanza elevato dell&#8217;albergo. Nei giorni passati la psiche dei più attenti all&#8217;igiene era stata messa abbastanza alla prova. La camera che ci assegnano è spaziosa, c&#8217;è pure il frigo bar (vuoto) e la tv con molti canali, persino la Rai. Giù nel salone dell&#8217;albergo c&#8217;è chi ne approfitta per un po&#8217; di shopping e per farsi fare dei massaggi. Viene la sera e ceniamo in hotel. La cena è a buffet libero e tutto pagato dalla compagnia aerea. Finita le cena e sazi come pochi ci mettiamo a giocare un po&#8217; a carte e sbevucchiando qualcosa. Alle 23 andiamo a nanna.</p>
<h2><strong>Giorno 10</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ore 8, sveglia. Le lenzuola bianche e candide ci trattengono a loro ma abbiamo un volo da prendere. Colazionati ci dirigiamo belli pimpanti all&#8217;aeroporto. Cerchiamo il nostro volo sul monitor e scopriamo che nuovamente il volo è cancellato. Non si vola su Varanasi. Troppa nebbia. I piloti nepalesi non sono capaci di volare in quelle condizioni e non sanno guidare solamente con gli strumenti. Le centinaia di pire funebri accese oscurano il cielo e non si vola. volano solo i grossi aerei e i piloti capaci. Ci dicono anche che non sanno quando la situazione migliorerà e quindi una data certa per lasciare il Nepal. Il gruppo si spazientisce ed inizia subito un brain storming sulle possibili soluzioni per entrare in India. Una soluzione prospettataci da un tizio all&#8217;aeroporto sarebbe quella di andare a Varanasi via terra, facendosi circa 40 ore di bus, oltrepassare il confine e sperare che terroristi, poliziotti, esercito e/o banditi di turno ci lascino passare. Le 40 ore di guida prevedono anche l&#8217;andare durante la notte. Troppo pericoloso, tutti quelli a cui chiediamo spalancano gli occhi e ci sconsigliano. Occorre un&#8217;altra soluzione. C&#8217;è la possibilità di noleggiare un piccolo aereo e farsi scendere al confine, saltando la strada tra le montagne, e poi proseguire in bus dal confine. Vado ad informarmi ma ci chiedono cifre assurde per poi volare su delle carrette. Rinuncio. Ultima possibilità di aspettare all&#8217;hotel in via per volare col nostro aereo. Le ore passano e la tensione sale. C&#8217;è chi vuol partire via terra, chi col piccolo aereo e chi, come me, decide di aspettare il via dall&#8217;aeroporto. Alla fine decidiamo, più o meno riluttanti, di rimanere ancora una notte il hotel. Per ingannare l&#8217;attesa facciamo un salto in centro. Al ritorno, visto che ci siamo allontanati un po troppo e siamo stanchi, decidiamo di prendere un bus, di quelli normali, non turistici insomma. Chiediamo all&#8217;autista se va verso il nostro hotel e saliamo sopra. Ci addentriamo in questo autobus quasi pieno e ci mettiamo a sedere in alcuni posti liberi. Gli sguardi delle persone sono tutti per noi. Ci osservano e ci sorridono. Si vede che per loro è strano vedere turisti su un autobus cittadino. Ad un certo punto sale un vecchio seminudo con un lenzuolo bianco indosso. Io mi alzo e a gesti faccio capire che voglio cedergli il posto. Il vecchio mi guarda e non capisce.. Gli indico il posto vuoto e gli faccio un cenno per sedersi. Non so cosa io abbia fatto ma tutti mi guardano in strano modo e sembrano molto sorpresi. Boh.. io il mio dovere l&#8217;ho fatto ma ancora oggi non ho capito per bene la dinamica e le reazioni di quel gesto. L&#8217;unica cosa che mi viene in mente è che l&#8217;uomo fosse di una casta talmente bassa che nessuno si sognava di cedergli il proprio posto&#8230; Bah!? Arriviamo all&#8217;hotel, cena tranquilla con il solito buffet, e alle 22.30 siamo tutti a letto.</p>
<h2><strong>Giorno 11</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ormai è un classico; ore 8 sveglia. E&#8217; dura alzarsi da quel lettone così invitante. Faccio solita <img class="alignright size-full wp-image-984" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="India Varanasi gath Gange - appunti di viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/India-Varanasi-gath.jpg" alt="" width="463" height="347" />colazione al buffet e alle 10m, insieme agli altri, mi dirigo all&#8217;aeroporto. Oggi non ci sono cacchi. Vogliamo partire. Il personale dell&#8217;albergo ci implora di rimanere ma ormai non ci ferma nessuno. Siamo al limite della sopportazione e stiamo perdendo preziosi giorni. Arrivati all&#8217;aeroporto vediamo che il volo c&#8217;è. Finalmente!!! Facciamo il check in e tutti gli estenuanti controlli. Arrivati 4 ore prima del volo perdiamo tre ore negli scrupolosissimi controlli dei doganieri nepalesi. Le pile de nostri congegni elettronici vengono tutte requisite e messe in vari sacchetti che stranamente ritroveremo all&#8217;arrivo stupendo, non poco, i rispettivi proprietari. Io le mie pile della canon le avevo imboscate bene sennò addio, niente più foto. Persino mentre siamo sulla scaletta dell&#8217;aereo un tizio ci controlla e palpeggia per un ultimo tentativo di trovare qualcosa. Alla fine scopriamo che diversi turisti portano la droga dal Nepal all&#8217;India. In tutti i miei viaggi mai ho trovato controllori così scrupolosi, nemmeno quando nel 2001, dopo l&#8217;attacco alle torri gemelle di New York, transitai da Atlanta. Finalmente siamo sull&#8217;aereo, i motori si accendono e lasciamo il Nepal. Verso le 15,30 arriviamo in India, a Varanasi. Usciti dall&#8217;aereo la bella aria fresca che ci aveva accompagnato in Nepal fa posto a quella calda e umida dell&#8217;India. In due macchine andiamo al prossimo albergo; Hotel India. L&#8217;hotel non ci piace particolarmente. Visto il tanto tempo perso in Nepal, organizziamo subito un giro della città con la gita in barca sul grande fiume sacro; il Gange. Arrivati vicino al centro veniamo catapultati in questa città che si sta preparando a celebrare la festa del giorno dopo la purificazione del corpo nel <strong>Gange</strong>. Centinaia di migliaia di pellegrini camminano contemporaneamente verso il fiume, Una scena indescrivibile, mai vista. Indescrivibile anche il rumore. Arriviamo con difficoltà in riva al fiume per vedere i famosi gath. Saliamo sulla nostra barca ed iniziamo il giro. Vediamo migliaia di fedeli fare le rituali abluzioni e centinaia di lumini galleggiano sull&#8217;acqua. Arriviamo ad un gath dove alcune pire sono accese ed i corpi stanno bruciando. I parenti dei defunti pagano gli addetti alle cremazioni per aggiungere legni alla pira e permettere una completa combustione del corpo del loro caro. Chi invece non ha nessuno, lo stato passa una certa quantità di legna. Se la cremazione non è completa i resti, così come sono, vengono gettati nel fiume. Piano piano torniamo indietro e sbarcati, la nostra guida, ci porta velocemente a vedere il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kashi_Vishwanath_Temple" target="_blank">Golden Temple</a> l&#8217;ingresso al tempio è permessa solo a poche persone per volta e per farlo devo lasciare tutte le mie attrezzature tecnologiche come fotocamera e cellulare agli altri del secondo turno. Per motivi di sicurezza e per scongiurare attacchi terroristici non è possibile scattane nemmeno una singola foto. A cinque alla volta ci inoltriamo nei vicoli strettissimi. vicoli pieni di ogni genere di immondizia e odori. E&#8217; buio e cammino senza guardarmi sotto ai piedi tanto è viscido il suolo. Mentre andiamo, in un vicolo di appena un metro di larghezza, ci scambiamo perfino con una mucca&#8230; Questa è l&#8217;india. Visitiamo in fretta il tempio ed un rabbino ci da un po&#8217; di spiegazioni. Lasciamo un&#8217;offerta e, sempre il rabbino, ad ognuno ci lega al polso, con un piccolo rituale, un filo rosso di cotone. Ci porterà gioia e fortuna finché non si scioglierà da solo. Finita la visita e ripresa la nostra roba ci avviamo, ormai stanchi, a mangiare in un piccolo ristorante vicino. O almeno doveva essere vicino. Ci dicono duecento metri ma poi, alla fine, sono almeno mille e quasi tutti al buio. Mangiamo in un giardino in delle specie di bungalow. Carino il posto anche se, come sempre, il servizio è molto lento. Buono comunque il cibo e verso le 23 rientriamo in albergo. Notte.</p>
<h2><strong>Giorno 12</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Per oggi è prevista, all&#8217;alba, una nuova gita sul fiume. Sveglia alle 5. Breve camminata per le strade di Varanasi e siamo <img class="alignleft size-large wp-image-986" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="India Khajuraho - appunti di viaggio India" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/India-Kajuraho-449x600.jpg" alt="" width="449" height="600" />di nuovo in barca. Fa un po&#8217; freddo adesso ma quell&#8217;atmosfera surreale ci riscalda subito l&#8217;anima e ci fa sognare. Un sogno ad occhi aperti. La città che si sveglia o sarebbe meglio dire, la città che non dorme mai. In India, a qualsiasi orario, si trova sempre qualcuno che fa qualcosa. In migliaia camminano verso il fiume per potercisi bagnare. Lungo la strada centinaia di bancarelle vendono di tutto. Perfino taniche di plastica e bottiglie che i pellegrini useranno per raccogliere l&#8217;acqua sacra del fiume e portarsela a casa. Varanasi è la città più sacra dell&#8217;India e dove i pellegrini almeno una volta nella loro vita si devono recare. Inoltre se un pellegrino muore qui, gli viene concesso il diritto di andare direttamente in paradiso interrompendo così la trafila delle reincarnazioni e del karma. Vediamo sorgere il sole e le foto si sprecano. Appagati di questa veduta, piano piano, ci dirigiamo verso l&#8217;aeroporto per volare verso i templi di <strong>Khajuraho</strong>.<br />
In confronto alla bolgia umana e al caos di Varanasi il nuovo posto è deserto. Solo settemila abitanti e nel centro della città ancora meno. Alloggiamo all&#8217;hotel <strong>Surya</strong>. Un hotel molto economico, ci dice la guida. Infatti quando arriviamo è proprio così. Camera spartana e bagno con la turca. La sera facciamo un giro del minuscolo paese (praticamente composto da solo bancarelle) ed andiamo a cenare al <strong>Raja Cafè</strong>. Il padrone ci prende le ordinazioni a mente senza davvero scriversele e ce le ripete alla lettera, per conferma. Rimaniamo strabiliati in quanto il nostro gruppo è composto da una quindicina di persone. Alla fine la cena è stata ottima e paghiamo a testa circa 200 rupie. Distrutti andiamo a dormire. Siccome l&#8217;hotel è di quelli abbastanza economici do un occhiata al mio letto e vedo che le lenzuola non sono proprio di bucato appena fatto. Anzi, diversi peli e capelli mi vogliono far compagnia per la notte. Siccome me lo ero portato per casi di questo genere, tiro fuori il mio sacco lenzuolo e dormo dentro a quello. Inoltre durante la notte, accanto al nostro hotel, si apre un cantiere e non riusciamo più a dormire. In India lavorano a tutte le ore.</p>
<h2><strong>Giorno 13</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Oggi sveglia regolare, alle 8. Con Papa, la nostra guida, andiamo a visitare i templi di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Khajuraho_Group_of_Monuments" target="_blank">Khajuraho</a></strong> . Le costruzioni sono imponenti e molto belle. Le sculture erotiche che li adornano sono bellissime. Molte le posizioni erotiche che si riconoscono. Perfino con animali. Faccio tante foto e penso alla pazienza dei vari artigiani nello s<img class="alignleft size-full wp-image-999" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="india-camera" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/india-camera.jpg" alt="" width="400" height="537" />colpire centinaia e centinaia di metri di queste figure. Finita la visita ci dividiamo in gruppetti e ci rifocilliamo ognuno per conto suo. Partiamo poi per <strong>Orcha</strong>. La distanza è di circa 180 chilometri e ci vogliono diverse ore per arrivarci in quanto la strada è sempre quella; malandata, piena di buche, animali e persone. Durante il viaggio, in una di queste buche, un intero finestrino del pulmino, cade giù e restiamo senza un intero vetro. Gli autisti non fanno nemmeno una piega e tirano diritto e noi proseguiamo, più arieggiati di prima, il nostro viaggio. Arriviamo in serata all&#8217;hotel. Scopriamo, nonostante il buio, che è uno dei palazzi che furono dei Raja. La camera che ci assegnano (la nr. 4 se qualcuno volesse tornarci) è bellissima, tutta bianca, con la tappezzeria arancione e molto grande. C&#8217;è pure un divano e un paio di divanetti ricavati in alcune nicchie del muro. Siamo molto contenti. Anche il bagno è enorme ed interamente piastrellato. Per uscire da questo hotel, che poi è un castello, c&#8217;è un tratto da percorrere al buio e quindi prendo la mia torcia da testa. Arrivati al ristorante, ordiniamo e mangiamo abbastanza alla svelta. Altri invece provano a mangiare presso alcune bancarelle del piccolo paese. Finita la cena scatta la passeggiata nel centro dove troviamo persone intente nel festeggiamento di un matrimonio. In India le feste per i matrimoni durano minimo tre giorni. Il rumore dei tamburi che seguono il corteo di amici e parenti è assordante. c0è molta folla. Ai parenti si uniscono anche centinaia di curiosi. Iniziamo a seguire anche noi il corteo. Alla fine solo io e un altro decidiamo di seguire ancora questo rumoroso corteo. Lo sposo è giovanissimo e segue tutta la scena dall&#8217;altro di un bianco cavallo. Non so se è più agghindato il cavallo o lo sposo. Dopo circa venti minuti arriviamo davanti a quella che deve essere la casa della sposa ed il suono dei tamburi si fa ancora più incalzante. Dopo poco lo sposo scende ed entra nella casa. Tutti i partecipanti ci guardano incuriositi. Siamo rimasti solo io e Furio a seguire il corteo. Facciamo la nostra offerta in soldi con 10 rupie a testa e contribuiamo alla dote dello sposo. Per ricompensa del nostro gesto le persone che tenevano il laccio del cavallo e alcuni suonatori di tamburi iniziano a far saltellare sul posto il cavallo. ci spiegano che questo è il ballo del cavallo, rito propiziatorio per il matrimonio. Spero che a quel povero cavallo gli abbiamo messo almeno qualche tappo nelle orecchie, tanto assordanti suonano i tamburi. Ci invitano pure all&#8217;interno della casa per il banchetto ma un po&#8217; imbarazzati di tale invito e visto anche che si è fatto molto tardi, decliniamo gentilmente l&#8217;invito. Peccato perché poteva essere una bella esperienza.. Il rischio era di uscire da quella festa tre giorni dopo.<br />
Ringraziamo nuovamente e ritorniamo al castello.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Inizia un&#8217;altra avventura: Mongol Rally 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 19:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2011...compirò quarant'anni.
E' una meta importante nella vita. Tempo di fare qualche bilancio.
Chissà che anno sarà, chissà quello che mi riserverà il futuro. Questa volta però voglio giocare d'anticipo e festeggiare il mio quarantesimo in maniera un po' diversa.
Per questo mi sono deciso e iscritto al prossimo Mongol Rally 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-884" title="mongolia gobi deserto Mongol rally 2011" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/mongolia-gobi_desert.jpg" alt="" width="591" height="394" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2011&#8230;.<br />
&#8230;compirò quarant&#8217;anni.<br />
E&#8217; una meta importante nella vita. Tempo di fare qualche bilancio.<br />
Chissà che anno sarà, chissà quello che mi riserverà il futuro. Questa volta però voglio giocare d&#8217;anticipo e festeggiare il mio quarantesimo in maniera un po&#8217; diversa.<br />
Per questo mi sono deciso e iscritto al prossimo <strong>Mongol Rally 2011</strong>.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è il Mongol Rally?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una gara di auto e moto, non agonistica, a scopo benefico organizzata dall&#8217;associazione inglese &#8220;<a href="http://www.theadventurists.com/" target="_blank"><strong>The </strong></a><a href="http://mongolrally.theadventurists.com/index.php" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-887" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="The Adventurists Mongol rally 2011 " src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/logo-MR2011-p.gif" alt="" width="150" height="110" /></a><a href="http://www.theadventurists.com/" target="_blank"><strong>Adventurist</strong></a>&#8220;. Le squadre che vi partecipano da tutto il mondo,  quest&#8217;anno sono state circa 500, si impegnano a raccogliere un minimo di 1000 sterline a testa e, con i propri automezzi, portarli dalla vecchia Europa nel cuore della <strong>Mongolia</strong> a Ulaan Baatar, la capitale. Ogni team avrà carta bianca per scegliere il tipo di mezzo da usare ed il percorso da fare e nessuna assistenza meccanica o sostegno di tipo elettronico durante tutto il viaggio. Uniche direttive è partire con un mezzo di cilindrata non superiore ai 1200 cc e che non sia più vecchio di 10 anni. Nessun gps, solo le cartacee e vecchie cartine dei <a href="http://www.cncf.org/"><img class="size-full wp-image-896 alignleft" style="margin: 3px; border: 0pt none;" title="CNCF -  Christina Noble Children's Foundation" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/cncfnew150px.jpg" alt="" width="150" height="151" /></a>viaggiatori di una volta.</p>
<p>L&#8217;associazione inglese che gestisce il tutto sostiene, con il ricavato della manifestazione, un&#8217; importante associazione benefica che opera in Mongolia e più precisamente  la <strong>CNCF</strong> con il <strong>Blue Skies Ger Village</strong>.  Nel villaggio vengono ospitati bambini orfani e non, ai quali manca il supporto familiare. Si cerca di dare loro un futuro migliore attraverso un posto sicuro dove vivere, un&#8217;istruzione scolastica e un luogo accogliente per sopperire alla mancanza di una famiglia. Ove possibile viene sostenuto anche il ricongiungimento dei bambini alle loro famiglie assistendole nella maniera migliore possibile. Dottori del CNCF visitano i bambini diverse volte durante la settimana. I team, con l&#8217;approvazione dell&#8217;organizzazione, possono raccogliere fondi anche per altre associazioni umanitarie del proprio paese di appartenenza. Questo sarà il compito del mio team.</p>
<p>La partenza è fissata per il prossimo <strong>23 luglio 2011</strong> ma la parte più dura, penso,  non sarà il viaggio stesso ma organizzare il tutto prima del via. Raccogliere i fondi trovando sponsor commerciali e privati, trovare il mezzo per partire, allestirlo e tante tante altre cose.</p>
<p><strong>Confido nell&#8217;aiuto di tutti voi che mi leggete e che spero mi seguirete su quest&#8217;altro sito web</strong> <a href="http://www.mongolrally2011.it" target="_blank"><strong>www.mongolrally2011.it</strong></a></p>
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		<title>Nepal &amp; India&#8230; insieme</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 16:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte. Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l'aeroporto di Firenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-744" style="border: 0pt none;" title="alba Gange India appunti viaggio asia nepal" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/alba-Gange-India-2004.jpg" alt="" width="589" height="441" /></p>
<p><strong>Giorno 1</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte.<br />
Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l&#8217;aeroporto di Firenze.<br />
Ci mettiamo in file al check in ma ecco il primo intoppo: Paolo non trova il passaporto. Ormai manca poco per imbarcarsi e i minuti passano velocemente. Paolo inizia a frugarsi e piano piano inizia a spogliarsi. Mi sembra di rivedere la scena in cui a Fantozzi cade la bomba a mano nella manica. Io e gli altri ci pieghiamo dal ridere mentre Paolo si esibisce in questa buffa e frenetica danza. Finalmente guarda nel posto più ovvio del mondo, ovvero il marsupio, ed il suo passaporto salta subito fuori. Controlli di rito, imbarco, partenza, panino marmato servito quasi al volo ed arriviamo a Francoforte. Li ci uniamo al gruppo, arrivato da più parti d&#8217;Italia. Nuovi controlli e via verso la capitale indiana, <strong>Delhi</strong>.</p>
<p><strong>Giorno 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il volo è andato regolare a parte due bambini che hanno pianto per il 90% del tempo. Vabbé, finalmente arriviamo nel bel mezzo della notte, alle 2 ora locale. E&#8217; ancora buio a Delhi. Ci avviamo alla dogana ed ecco un nuovo dramma. Quelli del consolato indiano hanno sbagliato la dicitura sul visto ed invece di essere di tipo multiplo è quello singolo. Questo comporta che possiamo entrare ufficialmente in India solo una volta e quindi, dovendo poi proseguire per il Nepal, non possiamo uscire e rientrare ma solo transitare. Assurdo! Dovremo aspettare fino alle 19 del giorno dopo e rimanere intrappolati dentro all&#8217;aeroporto. Iniziamo estenuanti trattative con il poco personale disponibile a quell&#8217;ora e intentiamo qualche rumorosa protesta. Da questo episodio iniziamo a conoscere il carattere indiano&#8230; Dicono sempre di si (scuotendo il capo lateralmente) ma poi non fanno niente.<br />
Se andate in India tenetelo presente e fateci l&#8217;abitudine, i vostri nervi vi ringrazieranno. Così, lasciati in balia di qualche vaga spiegazione, iniziamo il nostro bivacco dentro l&#8217;aeroporto. Ognuno si arrangia come può. Chi si apre il sacco a pelo e si sdraia per terra, chi inizia nevroticamente a mangiare. L&#8217;aria all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto è impregnata di qualcosa che sembra gasolio e non si contano i nuvoloni di zanzare. Inoltre le poche poltroncine disponibili hanno tutte i braccioli e questo ci impedisce di sdraiarcisi sopra comodamente. Dopo varie ore assumiamo le posizioni più disparate in cerca di un minimo sollievo. L&#8217;acqua in bottiglia è carissima e tutto sembra approfittare della nostra situazione. Qualcuno dorme, o almeno sembra&#8230;</p>
<p><strong>Giorno 3</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stanchi e stravolti dalla nottata quasi insonne aspettiamo di poter riprendere i nostri bagagli, che nel frattempo avevano girato all&#8217;infinito sui rulli al di là della dogana. Parole crociate, bestemmie e bischerate varie diventano il nostro pane per cercare di far passare un po&#8217; il tempo. Questo scherzetto del visto sbagliato dall&#8217;agenzia ci fa saltare il mini tour a Delhi e che ormai, per questo viaggio, non vedremo. Peccato.<span id="more-738"></span><br />
Alle 14 siamo ancora all&#8217;aeroporto, sempre più spallati che mai. Ormai lo conosciamo a memoria e non sappiamo più che fare. Ancora cinque lunghe ore prima di partire. Finalmente, alle 18, iniziano ad imbarcarci per il <strong>Nepal</strong>. Passiamo la dogana e via, si riparte. Voliamo con Air Nepal e le hostess sono molto carine nella loro etnica uniforme. A bordo, per cena, scelgo la carne e mi ritrovo sul mio tavolinetto uno spezzatino piccantissimo con del riso bianco di contorno. La carne è <img class="alignleft size-full wp-image-749" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="Campagna Nepal campo senape asia country" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Campagna-Nepal-campo-senape.jpg" alt="" width="417" height="312" />bollente e faccio fatica a mangiarla. Mi avvento sul riso per cercare un po&#8217; di refrigerio per la bocca ma addento quello che pensavo fosse un fagiolino verde. Aiuto!!! E&#8217; un peperoncino, piccante esagerato, il quale unito al bollore precedente dello spezzatino, mi finisce per ustionare definitivamente lingua e l&#8217;intera bocca. Vado a fuoco per 15 interminabili minuti. Il volo poi, per fortuna,  prosegue regolare. Scendiamo, prendiamo il visto e subito ci dirigiamo al pulmino che ci aspetta. Fuori è buio. Dopo aver lasciato la zona aeroportuale inizio a notare le postazioni dei militari dell&#8217;esercito complete di sacchi di sabbia e mitragliatrici. Pochi giorni prima un attentato dei terroristi aveva allertato i militari. Per strada non c&#8217;è nessuno oltre a noi. Sembra ci sia un coprifuoco. Tutto chiuso. A giro solo qualche cane, un tizio con un motorino sgangherato e noi. Dopo altri 20 minuti arriviamo al nostro alberghetto, il <strong>Lay Lay</strong>. Molto carino, camere pulite e tutte corredate di bagno privato. Buona anche la colazione alla mattina: uova, pane, te, caffè e patate arrosto con cipolle.</p>
<p><strong>Giorno 4</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sveglia comoda stamani, alle 9. Partiamo con la guida Geevan e ci incamminiamo verso una cittadina poco fuori Kathmandu, <strong>Patan</strong>. Visitiamo la campagna attorno facendo un breve trekking e poi il centro storico che è costituito principalmente da un solo tempio. Tutto attorno donne intente nei vari lavori domestici. Chi lava e si lava, <img class="alignright size-full wp-image-751" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Nepal cuccioli bimbo India durbar square" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Nepal-cuccioli-bimbo-India-.jpg" alt="" width="417" height="556" />chi separa il riso dalla pula, bambini che giocano. Tante capre e cani abbioccati alla grande ad ogni angolo. Dopo l&#8217;agricoltura, il lavoro e intarsio del legno è l&#8217;altra occupazione principale dei locali. Piccole falegnamerie sorgono ovunque ed abili artigiani lavorano il legno quasi completamente a mano, dal taglio alle incisioni. Verso le 11.30 arriviamo nella <strong>durban square</strong> di Patan. Templi e palazzi reali intorno e migliaia di persone. I venditori ci assalgono subito e non ci mollano se non dopo almeno un centinaio dei nostri no. Poveri. Finito il giro ci incamminiamo verso l&#8217;albergo. Ci facciamo scendere poco prima e ci immergiamo nel caotico e chiassoso dedalo di stradine. Migliaia di negozi e solerti venditori sono la nostra attenzione del momento. Le ragazze, del gruppo, spinte penso da una loro predisposizione genetica, iniziano lo shopping. Borse, borsette, foulard, sciarpe e via dicendo. Finiti gli acquisti ci dirigiamo al nostro primo ristorante. Anche se non mangiamo esattamente tutto nepalese la cena è ottima: riso, pollo, verdure varie, yougurt e birra. Il tutto per l&#8217;esorbitante cifra di 240 rupie nepalesi, ovvero 2.50 euro. Comunque nel ristorante servivano anche i famosi &#8216;spagnetti alla bolognese&#8217; Ore 22 ci incamminiamo verso l&#8217;albergo. Ora tutti a nanna.</p>
<p><strong>Giorno 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci colazioniamo con pane, uova e le solite patate arrosto con cipolle, penso il rimasuglio della cena della sera precedente. <img class="size-full wp-image-750 alignleft" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Nepal  Monaco Tempio asia appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Nepal-Monaca-Tempio-2004-po.jpg" alt="" width="417" height="316" />Partiamo con una nuova guida Tana, che a mio avviso è peggio di Jeevan, e ci incamminiamo alla volta del monastero tibetano a <strong>Kopin</strong>. Praticamente il monastero è distinto in due parti separate, una per le ragazze monache ed una per i ragazzi monaci. Il primo è una costruzione sobria ma carina, dipinta con colori molto vivaci. Le colorazioni così vivide e variopinte servono per rendere il soggiorno meno triste alle ragazze che vi studiano, costrette a seguire la vita spirituale dalle proprie famiglie. Mi viene in mente di quando anche in Italia avere un figlio prete o che studiava in seminario era più che un onore, era una necessità. L&#8217;edificio dei monaci uomini è più grande e più adornato. Sul retro vi è un grosso stupa ed intorno un bel giardino curato, quasi all&#8217;inglese. Facciamo qualche acquisto (io prendo dei rotoli di incenso da bruciare) e ci avviamo verso la città di <strong>,</strong>, dove vi è lo stupa con gli occhi del <strong>Buddha</strong>. L&#8217;ambientazione e la piazza è molto suggestiva, con centinaia di bandierine colorate e scritte con le preghiere dei pellegrini che sventolano al vento. A pranzo siamo dal &#8220;Gigi il Troione&#8221; nepalese. Un ristorante di circa 10 metri quadri che più che altro è una bettola con le sue pentole sbuffanti collocate direttamente sul marciapiede ma pieno di gente del posto. Una bambina ed una donna, con abili gesti, confezionano uno dopo l&#8217;altro ad un ritmo incredibile, dei ravioli di carne (momo) mentre il padre, con una giacchetta lisa all&#8217;inverosimile, li trasborda nelle pentole per la  cottura. L&#8217;uomo non parla altre lingue e quindi a gesti ordiniamo i momo. Ne arriva un bel piattone a testa. Il piatto e la forchetta sono di metallo, penso di latta. Ci guardiamo titubanti sul primo boccone poi, sia per la fame sia perchè non vogliamo stare a farci le classiche seghe mentali sull&#8217;igene, iniziamo a mangiare. Il pranzo tra cazzeggio vario e trangugiamenti di momo va via veloce. Arrivati a pagare facciamo casino sulla cifra e rifiliamo al gestore quello che pensavamo fosse il totale. L&#8217;uomo sgrana un po&#8217; gli occhi e la sua bocca si allarga in un enorme sorriso. La cifra si vede che è più che abbondante. Mentre sto per andarmene, ultimo del nostro <img class="alignright size-full wp-image-754" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Rik e  Paolo con i momo Nepal" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/io-e-Paolo-con-i-momo97.jpg" alt="" width="417" height="570" />gruppo, l&#8217;uomo mi afferra il polso e mi trattiene blaterando qualcosa. Penso che forse ci sia qualcosa che non va e mentre cerco di capire l&#8217;uomo si abbassa sotto al bancone e sempre tenendomi per il braccio riappare con in mano un bicchierone di un liquido bianco. Intuisco allora che quello è il ringraziamento per la nostra lauta mancia e mi fa segno di berlo. Oddio! Già mi vedo sul cesso con un bell&#8217;attacco di diarrea. Vabbè, non mi va di rifiutare e così bevo qualche sorso. (Non ho mai saputo cose fosse quella bevanda ma secondo me era una sorta di latte di riso fermentato.) Lo stomaco sembra reggere alla strana bevanda e verso le 16.30 ripartiamo per <strong>Pashupatinath</strong> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pashupatinath_Temple" target="_blank">link</a> dove assistiamo alla cremazione dei cadaveri. Al nostro arrivo le pire accese sono tre mentre una quarta è in costruzione. Il fumo dei roghi si alza e l&#8217;aria si impregna dell&#8217;odore acre della combustione. Assistiamo all&#8217;accensione della quarta pira ed intravediamo anche alcuni sadu. Visitiamo i templi rimanenti e poi rimaniamo sul gat a vedere altre scene di vita per noi inusuali. Inseguiti dalla solita orda di venditori risaliamo sul pulmino e torniamo all&#8217;albergo. Per la sera ci dividiamo ed andiamo a mangiare in posti diversi. Ognuno così può sperimentare meglio i vari ristori. Ore 22.30, dopo un&#8217;intensa giornata, andiamo a nanna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Continua&#8230;</em></strong></p>
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		<title>Namibia, seconda parte&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 19:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ore 7. Si parte.
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le Welwisha mirabilis. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 10</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ore 7. Si parte.<br />
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le <strong>Welwisha mirabilis</strong>. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime <img class="alignleft size-full wp-image-707" style="margin-right: 5px; margin-left: 5px; border: 0pt none;" title="welwisha-mirabilis-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/welwisha-mirabilis-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="294" />rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni. Sono sempre li, a dispetto del clima torrido, del vento e delle azioni dell&#8217;uomo. Sulla strada del ritorno facciamo colazione. Ora puntiamo alla riserva marina di <strong>Cape Cross</strong>. Arrivati, scendiamo dalla nostre jeep e subito veniamo assaliti da un forte odore acre e, diciamolo pure, puzzolente. E&#8217; il guano di centinaia di otarie che in questo periodo stazionano qui. Metto il tele ed inizio a fare le mie foto. I lamenti degli animali coprono il rumore del vento, mentre il mare spazza la costa. Un coyote si aggira nel branco di otarie. Un&#8217;occhiata veloce e con un guizzo furtivo porta via un piccolo, forse già morto, ad un&#8217;otaria. Lo spettacolo non è dei più belli ma è questa la vita reale, la vita che animali e persone sostengono qui, ogni giorno, in Africa. Niente è dato per scontato. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dopo Cape Cross ci dirigiamo<img class="alignright size-full wp-image-709" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="otaria-Cape-Cross-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/otaria-Cape-Cross-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="293" /> verso la vicina <strong>Skeleton Coast</strong>. L&#8217;ingresso chiude alle 15, dobbiamo fare i biglietti e registrarsi. L&#8217;area è molto grande e i rangers ci avvertono di stare sulla strada. La presenza di alcune mine, residuati di qualche guerra passata, ci tengono un po&#8217; col fiato sospeso. Facciamo diversi chilometri all&#8217;interno ma non troviamo alcun relitto da avvicinare in sicurezza. Bisognerebbe avere una mappa dettagliata con percorsi precisi per trovarli, oppure bivaccare all&#8217;interno dell&#8217;area e riprendere la ricerca il giorno seguente. Ci fermiamo e facciamo qualche passo, anche per sgranchirsi un po&#8217; le gambe. Il paesaggio è davvero lunare. Solo il rumore del vento ed un sole calante all&#8217;orizzonte sono le uniche cose animate di questo momento. Il filo spinato e alcune bandierine ci ricordano e avvertono delle mine&#8230; Dispiaciuti di non <img class="alignleft size-full wp-image-711" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="skeleton-coast-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/skeleton-coast-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="244" />aver dato l&#8217;assalto ai relitti ci avviamo verso l&#8217;uscita est e puntiamo diretti al prossimo punto di campeggio. Siamo in ritardo e guidiamo un po&#8217; con il buio. Arriviamo verso le 20 a <strong>Khorixas</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Khorixas" target="_blank">link</a> . Finito di montare le tende andiamo a mangiare al piccolo, ma carino, ristorante del campeggio. Molti gatti a giro, suricati e perfino un babbuino ed uno struzzo. La notte scorre tranquilla sotte le stelle africane&#8230;</p>
<p><strong><span id="more-700"></span>Giorno 11</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ci attende la visita allo <strong>Spitzkoppe</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spitzkoppe" target="_blank">link</a> . Una serie di montagne completamente brulle ma di una bellezza estrema. Almeno per me. <img class="alignright size-full wp-image-717" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Spitzkop-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Spitzkop-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />Prima di arrivare vediamo, un po&#8217; di corsa, anche altre attrazioni della Namibia. La foresta pietrificata non è altro che un sito pieno di fossili di antichi alberi, che milioni di anni fa, sono stati sommersi da acqua e sabbia e che il tempo ha trasformato in pietre. Visitiamo le <strong>Burn Moutain</strong> e le <strong>Organ Pipe</strong>. Formazioni rocciose ottagonali <a href="http://www.namibia-1on1.com/organ-pipes.html" target="_blank">link</a>.   Arriviamo allo Spitzkoppe di buio, ancora una volta, e non vediamo niente. Il campeggio non esiste o meglio esiste ma solo l&#8217;ingresso, dopodichè si è liberi di girovagare all&#8217;interno e trovarsi l&#8217;angolo che agrada. Noi, al buio, e con i soli fari delle jeep ci addentriamo. La polvere avvolge le jeep che restano dietro e solo i primi possono scegliere  dove accamparsi. Alla fine ci fermiamo in quello che riteniamo sia il posto migliore al momento. Nemmeno la luna ci fa compagnia stasera. Buio pesto. Con i fari montiamo in fretta le tende, mangiamo carne e fagioli in scatola e poi, pila in testa, due chiacchiere a quello che sembra un tavolino. Alcuni, non <img class="alignleft size-full wp-image-720" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="ombre-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/ombre-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />essendo in un classico campeggio, hanno paura che qualche animale possa avvicinarsi alle tende. I rumori nella steppa sono in effetti un po&#8217; inquietanti. Io e Paolo restiamo da soli a bere e,  complice la mancanza della luna, decidiamo di fare alcuni scatti notturni al cielo. Per fare le foto però dobbiamo spengere anche le nostre torce. Restiamo interminabili minuti in due al buio con l&#8217;otturatore della macchina fotografica aperto. Vogliamo catturare la flebile luce delle stelle. Che spettacolo. In silenzio, di notte, al cospetto della natura e del cosmo. Dopo un po&#8217; la stanchezza prende il sopravvento e decidiamo che anche per noi due è giunta l&#8217;ora di andare a letto.</p>
<p><strong>Giorno 12</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente arriva anche la luce. Il fresco della mattina si fa sentire. Ognuno si alza alla propria ora. Io, <img class="alignright size-full  wp-image-722" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Festa-Herero-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Festa-Herero-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />Paolo e Marta, visto lo spettacolare posto dove ci siamo accampati, decidiamo di scalare il monte che ci si trova di fronte. Arrivare in cima è faticoso ma abbastanza fattibile. Il colore e la compattezza delle rocce con cui sono fatte queste montagne è bellissimo.  Arrivati sulla sommità ammiriamo il paesaggio e facciamo diverse foto. Due arance diventano la nostra colazione. Che bel panorama. (Un giorno se ritorno in Namibia voglio proprio rivederlo lo Spitzkoppe). Finito questo momento in solitaria, scendiamo giù e smontiamo le tende insieme agli altri. Facciamo la colazione, quella vera e più sostanziosa, e ci muoviamo all&#8217;interno della zona. Alle 12 usciamo, non con qualche mugugno, e puntiamo verso <strong>Okaandia</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Okahandja" target="_blank">link</a>. Arrivati, facciamo subito la spesa in un piccolo supermercato, ed io mi devo ricordare di comprare anche della colla. La suola delle mie scarpe  mi ha abbandonato ed ha deciso di ropersi. Si è aperta e così, quando cammino, sembro uno con le pinne ai <img class="alignleft size-full wp-image-724" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Festa-Herero-NAMIBIA-2--2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Festa-Herero-NAMIBIA-2-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />piedi. Metto un bello strato di colla e con un bel paio di giri di nastro adesivo fisso il tutto. Purtroppo non ho foto a riguardo ma se vi capita di guardare le scarpe di un barbone forse non erano tanto dissimili dalle mie. Montiamo le nostre amate/odiate tende nel campeggio di turno e a cena mangiamo, questa volta, in un autogrill. Che tristezza.<br />
Dopo cena facciamo un salto appena fuori città dove, ci hanno detto, fervono i preparativi per una festa che si terrà l&#8217;indomani. Arriviamo in jeep e ci accorgiamo che siamo gli unici turisti. In giro molte tende, bambini che si rincorrono, parecchi falò e tanta gente intorno che mangia e ride. Il giorno dopo ci sarà una festa commemorativa <strong>Herero</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herero" target="_blank">link</a>. Purtroppo, a causa della festa, già dal pomeriggio non vendono più alcolici e quindi rimaniamo senza la nostra birra serale.. (Tafel <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Tafel_%28bier%29" target="_blank">link</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La mia Namibia &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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		<category><![CDATA[appunti di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest'anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l'Africa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-539" title="NAMIBIA tropico del Capricorno - Africa" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-1-x-blog.jpg" alt="" width="579" height="386" /></p>
<p>Agosto 2006<strong><br />
Giorno 1 </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest&#8217;anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l&#8217;<strong>Africa</strong>.<br />
Terra di estremi contrasti, terra di guerre, di miseria ma anche terra di gente incredibilmente  &#8216;umana&#8217;, dignitosa e coraggiosa. Il mio viaggio inizia con l&#8217;incontrare la mia nuova compagna di viaggio. Alla stazione di Firenze incontro Cinzia. Una pimpante e allegra quarantenne. Noi siamo gli unici che partiamo da Firenze e quindi faccio il viaggio in treno verso Milano insieme a lei. A Milano Malpensa, ci ritroviamo con altri partecipanti. Il volo per Francoforte va via liscio e li incontriamo il resto del gruppo proveniente da Roma. Saluti rituali e prime valutazioni &#8216;a freddo&#8217; tra i partecipanti. Il gruppo è abbastanza eterogeneo tranne qualche persona over cinquanta. Spesso non è un problema, anzi, quelli che rompono di più sono giovani che all&#8217;occorrenza o problema non sanno cavarsela. Ci imbarchiamo regolari con la South Africans alle 20.45. Il volo notturno è tranquillo e dopo un paio di films in inglese mi addormento. Hostess cortesi e buon cibo. Iniziamo bene&#8230;</p>
<p><strong>Giorno 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atterraggio è come da programma e alle 7.20 locali siamo in Sud Africa a <strong>Johannesburg</strong>. Ci sgranchiamo un po&#8217; le gambe in giro per l&#8217;aeroporto a curiosare e intanto ci mettiamo in attesa del volo per la capitale namibiana; <strong>Windhoek</strong>. Arriviamo tutti alle ore 11.55 ora locale, tutti tranne il mio bagaglio. Cacchio! E meno male avevamo iniziato bene (mi ci è voluto qualche giorno per trovare l&#8217;ottima configurazione tra zaino, tenda, sacco a pelo e tutto il resto, insaccato poi nel copri-zaino Ferrino). Con Michele facciamo la denuncia al Lost &amp; Found ed andiamo poi al nostro alloggio al <a href="http://www.roofofafrica.com" target="_blank"><strong>Roof of Africa</strong></a>, molto confortevole e carino. Il gruppo si divide e mentre alcuni vanno a prendere le attrezzature per il campeggio, io insieme a Wilma, Cristina, Monica e Maria andiamo al supermercato più vicino per acquistare i generi alimentari e tutto <img class="alignleft  size-full wp-image-542" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="NAMIBIA Nissan Africa Rik appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-2-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="263" />il resto. E&#8217; banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po&#8217; a disagio. La nostra opulenza e l&#8217;abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4&#215;4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell&#8217;hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso.  Speriamo bene&#8230; Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po&#8217; di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per  i prossimi giorni.  Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.</p>
<p><strong>Giorno 3<span id="more-679"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da Windhoek verso <strong>Keetmanshoop</strong> seguendo la strada B1. Il viaggio è lungo ma è anche questo il bello.  In Namibia le strade sono identificate dalle lettere dell&#8217;alfabeto e più alta è la lettera più in buono stato è la strada. Le strade B sono quelle asfaltate simili alle nostre superstrade poi dopo ci sono le C, con un buon sterrato fino ad arrivare alle E che sono quasi delle mulattiere. Siamo freschi e ci fermiamo poco, solo per mangiare qualcosa. Qualcuno trova una specie di pizza ai peperoni e cipolla alta 5 cm. Dopo i primi titubanti bocconi  ci avventiamo su quei poveri tranci di pizza. Penso che <img class="alignright size-full wp-image-543" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Kokerboom Forest Africa Rik appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-3-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />li digeriremo tra due o tre giorni. Meglio così. Nel tardo pomeriggio Concetta sta male e ci fermiamo lungo la strada al primo  pseudo-bar che troviamo. I primi malori da viaggio iniziano a dare problemi. Dopo 30-40 minuti la situazione non migliora e quindi allungo a Concetta due pasticche di Imodium e ripartiamo verso il nostro albergo al <strong><a href="http://www.quivertreeforest.com" target="_blank">Quivertree Forest Rest Camp</a>.</strong> Queste soste non programmate ci fanno arrivare col buio e così montiamo le tende con le luci delle auto. Abbozziamo una cena veloce con le prime scatole di mais e piselli del giorno prima. Si mangia veloci e tutti a nanna presto anche perché oltre alla stanchezza c&#8217;è anche un bel vento teso che spazza le nostre piazzole. A Concetta abbiamo trovato un  bungalow e dorme li, mentre io , senza la mia tenda nuova, dispersa chissà dove in terra d&#8217;Africa, dormo con Cinzia.</p>
<p><strong> Giorno 4<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sveglia presto, alle 6.30, e senza colazione decidiamo di fare una breve passeggiata per vedere la <strong>KokerBoom Forest</strong> all&#8217;alba. Ci troviamo in questa strana &#8216;foresta&#8217; di alberi. Alberi davvero strani che mai avevo visto prima. Sembra di guardare <img class="alignleft size-full wp-image-545" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA ghepardi Africa Rik appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-4-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />direttamente nel passato, nella preistoria. Tornati indietro facciamo colazione a modo (io ho comprato un bel barattolo di burro di noccioline) e smontiamo le tende. Prima di andare via il padrone del camp ci fa fare il nostro primo incontro con due ghepardi in cattività. Sono fratello e sorella, orfani dei loro genitori. Al primo &#8216;soffio&#8217; di uno dei due ghepardi parecchi, Jurghen in testa, risalgono impauriti sulle jeep. Io, sarà perché avendo dei felini in casa riesco a intuire il loro stato di  irritazione o forse più probabilmente per incoscienza, rimango giù a qualche metro e faccio decine e decine di foto. Dopo questo bellissimo incontro ripartiamo verso Keetmanshoop. Li facciamo la nostra piccola spesa. Io, rimasto senza bagaglio, vado a cercare un po&#8217; di vestiti. Mutande, ciabatte, e qualche paia di calzini sono il mio obiettivo. Mentre parcheggio un ragazzino si propone come &#8216;antifurto umano&#8217; per la mia jeep. Mi dice che la guarderà lui e così gli allungo due dollari namibiani. Finiti i folli acquisti facciamo il pieno di carburante e qualcuno compra della buona <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amarula" target="_blank">Amarula</a> a 58 $ namibiani. Questa Amarula è un liquore cremoso, tipo Bayles, ed è fatto con delle bacche africane di cui gli elefanti sono ghiotti. Si rivelerà la compagna delle tanti notti africane. Sfamati, dissetati e rivestiti imbocchiamo la strada D e ammiriamo il fantastico paesaggio fino a <strong>Ai-Ais</strong>. Il campeggio è situato in una gola tra le montagne ed il posto è abbastanza carino, anche se un po&#8217; turistico per i miei gusti. Ci accampiamo nel giardino e, torcia in testa, iniziamo il nostro pic-nic notturno con dell&#8217;ottima carne cotta sulla griglia. Dopo cena Amarula per tutti. Ad Ai-Ais ci sono anche delle piccole terme e qualcuno ne approfitta per fare un bagnetto. La piscina è aperta, sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Driiin!!!! Suona la sveglia. Oggi levataccia, sono le  5.30. Con le prime luci dell&#8217;alba smontiamo le tende e facciamo  colazione. Ogni tanto spunta qualche cosa nuova da mangiare, qualche  &#8216;troiaio&#8217; ipercalorico o del pane ammosciato. Io non mi faccio mai  troppi problemi nel mangiare, e si vede. Comunque durante il giorno le  soste non sono sempre assicurate e le cose da fare invece sono sempre  molte, quindi meglio approfittare. In questo viaggio infatti siamo noi alla guida e questo ci  impegna e stressa parecchio. Animali, persone e forature sono sempre in agguato. Oggi partiamo alla volta del<img class="alignright size-full wp-image-578" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Fish River Canyon - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-5-x-blog.jpg" alt="NAMIBIA Fish River Canyon - Appunti viaggio Rik Quellicheilgiovedi" width="419" height="273" /> grande <strong>Fish River  Canyon </strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fish_River_Canyon" target="_blank">link</a>. Le strade in Namibia sono lunghissime ed i nostri occhi spaziano  senza posa nell&#8217;immensa pianura africana. Questa cosa mi da un senso di  libertà enorme e mi fa stare bene, parecchio bene. Poco prima  dell&#8217;arrivo alla nostra jeep si rompe il collettore della marmitta ed il  rumore del motore si fa assordante. Sembra di guidare un bolide da  formula uno, ma solo per il casino che fa. Al nostro arrivo parcheggiamo  rombando e non ci accorgiamo che poco più in la stanno girando un film o  un documentario. Il regista ci guarda male e borbotta qualcosa.  Indubbiamente abbiamo interrotto qualcosa. Scende e faccio le mie foto.  La macchina fotografica è quasi nuova e non gli risparmio niente.  Arriviamo al punto panoramico ed osserviamo il grande canyon.  Bellissimo. Colori indescrivibili. Rombando e facendo bestemmiare  nuovamente tutta la troupe ci incamminiamo verso Luderitz <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%BCderitz" target="_blank">link</a>. Durante il viaggio Concetta sta ancora male e ci fermiamo diverse  volte. Ha la febbre. Arriviamo stanchi a destinazione verso le 20 ed è  già buio. Loschi figuri in giro e aria umida e fredda. Alloggiamo al  Kraz Platz Guest House. Per cena ci attende dell&#8217;ottima carne locale  però cucinata alla tedesca. Io e Paolo infatti prendiamo uno stinco di  maiale e birra. Insieme ad altri ci fermiamo anche dopo cena per le  ultime bevute. Si chiacchiera e si ride&#8230; la compagnia è allegra. Ben  oltre mezzanotte andiamo a letto. Prima della cena la buona notizia. Il  mio bagaglio è stato ritrovato e me lo stanno portando. Forse domani lo riabbraccerò.</p>
<p><strong>Giorno 6</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi ci svegliamo presto ed ormai  questa cosa è diventata una costante. I viaggi come  questo non sono fatti per rilassare il corpo. Qui il corpo lavora  eccome ma quello che è più importante e riuscire a rilassare la mente.  So che tornerò a Firenze stanco fisicamente ma ritemprato nello spirito e  nella mente. La marmitta della macchina è sempre rotta e dobbiamo  riuscire a trovare un meccanico. Io, Jurgen e Barbara andiamo in paese  alla ricerca. Sfortunatamente per noi oggi è domenica e l&#8217;unica officina  di <strong>Luderitz</strong> è ovviamente chiusa. In più, essendo domenica, sono  previste anche alcune ore di black out per lavori alla vicina centrale  elettrica. Siamo davanti all&#8217;officina con sguardo mesto pensando sul da  farsi ed <img class="alignleft size-full wp-image-579" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Luderitz - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-6-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />intanto un pickup rallenta e si ferma. Scende un tizio e  incredibilmente si avvia verso l&#8217;officina e la apre. Ci fiondiamo dentro  e scopriamo che lui è il gestore e meccanico. Che botta di culo  tremenda!!! Si offre per la riparazione senza batter ciglio. Io  ringrazio tutti i santi che riesco a ricordare.. La macchina viene messa  sul ponte e la marmitta smontata. Il tizio però ci dice che deve fare  la saldatura altrove in quanto la corrente è stata staccata.  Così parte e rispunta dopo un&#8217;oretta circa. La riparazione ci costa  un&#8217;ora e mezza di tempo e un bel po&#8217; di soldini ma non potevamo fare  altrimenti: 700$ namibiani (circa 80€)<br />
Mentre siamo dal meccanico  gli altri sono in giro a visitare la cittadina che è motlo  caratteristica in quanto quasi tutte le costruzioni richiamano lo stile  bavarese dovuto principalmente al fatto che questa era una colonia  tedesca. Ripartiamo verso le 9.30, facciamo benzina e ci dirigiamo verso <strong> Sesriem</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sesriem" target="_blank">link</a> . La tappa di oggi è molto lunga, circa 600 km e 2 forature ci fanno  arrivare quasi a chiusura del campeggio. Montiamo le tende al buio e  ormai la cosa ci viene automatica. Pochi minuti e via. Ci rifacciamo la  sera a cena. Una spettacolare cena sotto le stelle al <strong>Sossuvlei Lodge</strong>. <a href="http://www.sossusvleilodge.com/" target="_blank">link.</a> Carni di tutti i tipi, cotta la momento sulla piastra. Impala,  ornitorinco, zebra, struzzo e coccodrillo sono i piatti forti. Mangiamo  come maiali e ci rilassiamo veramente. Dopo la cena il mio bagaglio è  arrivato per davvero e dopo 6 giorni proprio non ci speravo più. Rivedo  tutta la mia roba e sono proprio contento. Dopo cena ritorniamo verso le  nostre tende ed attraversiamo un piccolo tratto di deserto alla luce  delle torce elettriche. Tira molto vento e fa piuttosto freddo. Ormai,  anche se ho la mia tenda, dormirò con Cinzia.. La sua tenda e grande ed  in due si rimette a posto meglio.<br />
Buona notte.</p>
<p><strong>Giorno 7</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tanto  per cambiare sveglia presto; alle 4.30. Sulle tende e sui parabrezza  delle auto troviamo una bella brinata. Sicuramente durante la notte  siamo andati intorno allo zero o poco sotto. ci prepariamo per ammirare  l&#8217;alba sulle dune e partiamo alla volta si Sossusvlei che dista circa 40  km. Percorriamo la bella strada e lungo il tragitto passiamo dalla  famosa<img class="alignright  size-full wp-image-580" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA deserto Namib - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-7-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" /> <strong>duna 45</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sossusvlei#Duna_45" target="_blank">link</a>. E&#8217;  una delle dune più fotografata al mondo in quanto ogni gruppo turistico  si ferma li. Noi proseguiamo ed arriviamo alla piazzola da dove parte la  pista sabbiosa e dove partono solo le jeep 4&#215;4. Da li mettiamo le  quattro ruote motrici e ci lanciamo nella guida nella sabbia. Saliamo  sulle dune. La sabbia è umida e pioviggina leggermente. Il percorso è  abbastanza agevole e si suda. Arrivati in cima ci scateniamo a fare  foto. Passiamo alcune dune e scendiamo nel letto di una grande pozza  ormai essiccata. Faccio un sacco di foto alla flora e alla fauna locale.  Strani fiori e qualche bel ragno. Arriviamo camninando nella <strong>Death  Valley</strong> che altro non è che un antico lago prosciugato con spettacolari e  tetri alberi, ormai morti. Il panorama è suggestivo e mille sensazioni  mi avvolgono. La piana è completamente bianca ed il bagliore prodotto  dal sole è accecante. Sarebbe un ottimo posto per un&#8217;abbronzatura  veloce. Anche qui faccio un sacco di foto con la ia reflex. Dopo la  visita facciamo colazione e con calma ripartiamo. Nel primo pomeriggio  portiamo una delle nostre macchine a riparare una gomma forata mentre  altri fanno benzina e comrano un po&#8217; di biltong che è una carne  essiccata e speziata che vendono <img class="alignleft size-full wp-image-581" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Death Valley  - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-8-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />moltissimo qui.Vicino al campeggio e  visto l&#8217;approssimarsi del tramonto, decidiamo di fare un po&#8217; di foto in  cima ad una duna. Partiamo tutti belli pimpanti e carichi ma la salita  si dimostra più dura del previsto. La duna che sembrava una piano piano  si moltiplica e a poco poco miete le prime rinunce. Io ormai ho rotto il  fiato e passo avanti. ormai ho staccato tutti ma ho il cuore il gola.  Se muoio sarò felice di morire qui. il posto è magnifico e ti  riappacifica con tutto. Arrivato in cima dstrutto inizio a posare il  cavalletto per la reflex. Dopo un po&#8217; arrivano anche qualcuno degli  altri. Il sole cala e ci regala dei colori bellissimi. Dietro a noi la  vallata di sabbia e verde si colora di un rosa tenue e con la mia reflex  cerco di catturare il più possibile questo momento magico. Stanco ma  contento ridiscendo con gli altri. Io, Cinzia, maria e Paolo ritorniamo  al ristorante. Stesso menù. Gli altri rimangono in tenda a farsi del  riso. La giornata è stata intensa e alle 22 siamo già tutti a letto.</p>
<p><strong>Giorno  8</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci svegliamo nuovamente all&#8217;alba, ormai è un fatto assodato,  ed il rituale delle tende si ripete. Sopra le tende però c&#8217;è del gelo e  dovendo partire le mettiamo via piuttosto bagnate. In macchina ci  dirigiamo verso <strong>Solitaire</strong> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Solitaire,_Namibia" target="_blank">link</a>. Come indica il nome questo paesino altro non è che un crocevia dove  esiste solo un distributore e due case. Facciamo benzina e ci mangiamo  un&#8217;ottima torta di mele che è la sola specialità del luogo. Sembra che  Solitaire sia famoso per questa torta di mele. Mangiamo, facciamo  qualche foto e ripartiamo verso <strong>Swakupmund</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Swakopmund" target="_blank">link.</a> Arriviamo nel<img class="alignright size-full wp-image-582" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Faro Swakopmund - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-9-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="271" /> primo pomeriggio e andiamo direttamente ai bungalow  comunali. Smontiamo la roba in molti si rilassano. Io barbara e Michele  andiamo in città a trovare un gommaio per comprare una nuova gomma per  l&#8217;auto (900 $N) e appena fatto ci facciamo un giro per la cittadina.  Molto carina, affaciata sul mare e con le caratteristiche case in stile  tedesco.. Qui è tutto un po&#8217; un&#8217;accozaglia di stili. Arriviamo fino al  faro e all&#8217;imbrunire faccio diverse foto. Arrivata la sera, in una  cucina attrezzata dei bungalow ci facciamo una bella pentola di riso al  latte (ricetta di Tiziana) e mangiamo tutti insieme quel riso colloso.  Purtroppo la pasta ed il riso quaggiù scuociono a vedersi ed è  impossibile azzeccarne la cottura. Ormai siamo abituati. Dopo cena, la  solita bevuta collettiva di <strong>Amarula</strong> e tutti a nanna.</p>
<p><strong>Giorno 9</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi  sveglia ad un&#8217;ora decente. Verso le 8.30 facciamo colazione e subito  dopo andiamo all&#8217;appuntamento con Jerard, la <img class="alignleft  size-full wp-image-583" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Sandwich Harbour - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-10-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="270" />nostra guida per andare  sulle dune. Piccolo brefing con sitruzioni per guidare sulla sabbia,  blocchiamo le ruote in posizione full 4&#215;4 e ci dirigiamo sulla spiaggia.  Oggi guiduiamo sulla battigia per 40 km. Non avevo mai guidato in riva  al mare costeggiandolo. Anche questa è libertà, libertà di andare  dovunque e vedere, vivere. Durante il tragitto incontriamo molte foche.  Inevitabili le soste per le fotografie. L&#8217;aria è frizzantina e tira  anche un po&#8217; di vento. Arriviamo a delle dune più alte e all&#8217;Oasi di  <strong>Sandwich Harbour</strong>. Qui saliamo letteralmente con le auto sopra alle alte  dune e non mancano gli insabbiamenti. Quando si sale bisogna affondare  il piede sull&#8217;acceleratore e non frenare ne metter mano al cambio. si  sale e basta, in linea retta. Scendiamo e facciamo due passi. Jerard ci  porta sull&#8217;orlo di <img class="alignright size-full wp-image-584" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Namib Desert Skelethon Coast - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-11-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="268" />una duna e mettendoci tutti in fila ci fa saltare a  piedi pari tutti insieme giù per la duna. Un rumore stranissimo e mai sentito prima ci avvolge. E&#8217; il famoso ruggito delle dune. E&#8217; un effetto  causato dai granelli di sabbia che rotolando su altri granelli come per  un effetto a catena si genera questo suono sordo. Dopo si ritorna  indietro purtroppo, salutiamo Jerard e ci dirigiamo in città all&#8217;agenzia  per il volo aereo sul deserto del Namib e la <strong>Skelethon Coast</strong>. Qualcuno,  un po&#8217; timoroso di volare su questi piccoli aeroplani da 4-5 posti,  rimane a terra. Io ed altri partiamo. Il nostro pilota è molto giovane e  avrà al massimo 19 anni ed il cielo non è proprio terso. Speriamo che  la cifra pagata <img class="alignleft size-full wp-image-585" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Great ocean dish - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-12-x-blog.jpg" alt="" width="250" height="375" />valga la passeggiata aerea. Ci alziamo con grande  fragore del motore e con le nostre cuffie belle calzate in testa ci  inoltriamo nel cielo verso il deserto più antico del mondo; il <strong>Namib  desert</strong>. Il volo procede ma dopo poco le nubi che erano all&#8217;orizzonte ci  vengono incontro e ci avvolgono. Ora praticamente non si vede niente  fuori dal finestrino e voliamo alla cieca. Il commenti che cinque minuti  prima ci venivano spontanei si ammutoliscono e cala ungelido silenzio.  Il giovane pilota smanaccia qualcosa alla radio e ai comandi e spesso  guarda fuori dal finestrino. La tensione sale&#8230; Mi sembra che anche lui  si sia perso senza punti di riferimento visibili. Le dune sembrano  molto vicine. Per questo il pilota cerca di salire di quota per provare  ad uscire dal banco di nuvole e dopo una decina di minuti riusciamo a  vedere il sole. Michele, forse la tensione, forse il cibo, si sente  male. Riusciamo comunque a vedere i famosi relitti che si trovano  arenati lungo la costa, Relitti metallici incastonati tra la sabbia ed  il mare. Prezzo per questa mezz&#8217;ora di quasi puro terrore ben 150  euri!!! Facciamo ritorno ai bungalow e mentre gli altri decidono di  rifarsi, per cena, quella colla che chiamano riso, io e Paolo prendiamo  la jeep e ritorniamo in città. Nel pomeriggio avevo visto un localino  carino e coì ci facciamo una mega mangiata di pesce e molluschi con  ostriche, cozze, gamberoni, aragoste e crayfish. Il tutto per circa 13  euro a testa. Dopo cena ritorniamo al campo e andiamo a letto stanchi  morti ma felici.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
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		<title>Argentina e Cile (Patagonia)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai 'piedi del mondo'. Vado in Patagonia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-44" title="Patagonia-Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/Patagonia-Rik.jpg" alt="" width="578" height="385" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Settembre 2009<br />
</strong><strong><br />
Giorno 1<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partito.<br />
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai &#8216;piedi del mondo&#8217;. Vado in <strong>Patagonia</strong>. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c&#8217;era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l&#8217;ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)<br />
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell &#8217;89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò.  La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c&#8217;era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una &#8216;cerveza&#8217;. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e  scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone.  Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.<br />
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterrati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po&#8217; ovunque ,  inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali.  Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in <strong>Plaza de Mayo</strong>. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche <span style="text-decoration: underline;">quadra</span> a piedi (così si chiama l&#8217;isolato) ci avviamo al mercatino di <strong>San Elmo</strong> ma troviamo tutti i negozi chiusi.  Torniamo indietro verso Plaza de mayo. <strong><img class="alignleft  size-large wp-image-516" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="La bistecca patagonica ... con l'uovo" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/20090908-_MG_5653-800x533.jpg" alt="" width="419" height="279" /></strong>Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all&#8217;ora giusta per prendere l&#8217;aereo per <strong>Trelew</strong>. Dopo un paio d&#8217;ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40&#8242; di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l&#8217;estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a <strong>Puerto Madryn</strong>. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella <strong>bistecca patagonica</strong> al sangue e, non contenti, con un bell&#8217; uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all&#8217;ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.<br />
Buona notte</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-670"></span>Giorno 3</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sveglia prestino (6.30) ed incontro col nostro pulmino da 19 persone. Sarà il nostro per tutta la permanenza a Puerto Madryn. In pratica ci spettano quasi 4 seggiolini a testa. Non penso che avremo problemi di posto. Di fronte al nostro ostello un paio di balene stamattina facevano le loro abluzioni con salti e sbuffi. Stavo per fotografarle ma è uscito il sole. Il clima è sul freschino. Quasi 2 gradi. Ora andiamo a fare un&#8217;escursione in barca per avvistare altre balene. Purtroppo non posso portare lo zaino e quindi mi devo prendere tutto su. Bardati come astronauti, col nostro bravo giubbetto salvagente, ci siamo imbarcati. La gita è durata un paio d&#8217;ore e abbiamo visto una decina di balene con alcuni piccoli. Sono animali molto schivi e la nostra barca li disturbava un po&#8217;. Siamo nel parco  della <strong>Penisola di Valdez</strong>. Parco nazionale protetto con soli 400 abitanti sparsi nelle due o tre piccole cittadine. Non c&#8217;è traccia di alberi su questa penisola molto arida. Infatti non ci sono fiumi. Il paesaggio è molto desolato ma è quello patagonico. Arrivati a <strong>Punta Delgada</strong> abbiamo mangiato nell&#8217;unico ristoro presente. Molto carino. Io mi son mangiato un bel pezzetto di agnello mentre gli altri un tipica bistecca Argentina. Prezzo 12 euro a testa. Dopo breve passeggia sulla playa per andare a vedere i leoni marini. Molto belli. Tutte le volte che li vedo (così come in Namibia nel 2006) mi sembra di assistere ad un girone di dannati dai rumori che fanno .<br />
Ora 17.40, abbiamo 2 ore per tornare indietro. Più o meno abbiamo fatto 400 km. Stiamo percorrendo la strada del ritrono verso Puerto Madryn. Il sole sta tramontando e mi regala incredibili colori. Ogni volta ringrazio di essere al mondo e di poter andare per le sue strade. Ascolto un mp3 e mi fa compagnia la voce di <strong>James Blunt</strong>; &#8220;Carry you home&#8221;.<img class="alignright size-medium wp-image-513" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="La balena al tramonto" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/20090908-_MG_5663-300x200.jpg" alt="" width="424" height="283" /> La guida parla e muove le labbra, ma io non lo sento. Ha la voce della mia canzone.  Puerto Madryn si illumina e ci regala una vista diversa. Arrivati al nostro ostello ci diamo una ripulita e alle 21 andiamo, su consiglio della senora Anna, al ristorante <strong>Puerto Mariscos.</strong> Io ordino quello che ha l&#8217;aria di un cacciucchino, Davide e Manuela due tagliatelle scotte col pollo dentro mentre Giacomo e Giovanni una parrilla di carne così dura, difficile da tagliare e masticare. Ci lamentiamo per la carne e onestamente il padrone non ce la fa pagare. Cacchio com&#8217;era dura. Salutiamo ed andiamo via. Prima del ritorno prendiamo un gelatino veloce accanto all&#8217;ostello e poi tutti a nanna. Fuori dal nostro ostello, aldilà della strada, la balena dorme nel golfo tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 4</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-662" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="balena-patagonia-blog_MG_6342" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/balena-patagonia-blog_MG_63421.jpg" alt="" width="424" height="283" />Oggi sveglia da gran signori alle 8 poiché abbiamo appuntamento con Juan, la nostra guida locale, alle 9. Colazione veloce con caffè, pane secco e marmellata. Il pane non ci soddisfa più di tanto e così usciamo in quattro ed andiamo al forno che abbiamo visto vicino all&#8217;ostello per vedere di mangiare qualche buona pasta. Il forno e chiuso sicché rimediamo al barretto <strong>Bottazzi</strong> li accanto. Sei cornettini e via. Incontro con Juan e via a vedere le balene dalla spiaggia di <strong>El Doracido</strong>. Bellissimo spettacolo. Balene fin quasi sulla spiaggia che vanno su e giù con i propri piccoli. Ho finto una memory card intera della mia Canon. Ore 12 ritorniamo a Puerto Madryn per lasciare alcune persone e poi proseguiamo a sud per 20 km per andare a vedere la spiaggia delle foche. Mi abbiocco sul pulmino fino alla spiaggia. Molto belle anche le foche anche se si vedevano meglio e più ravvicinate quando andai in Namibia. Verso le 15 siamo di ritorno al nostro ostello. Prendiamo due pizze e le mangiamo su un muricciolo  sulla spiaggia. Dopo  camminiamo sul bagno asciuga. Una bassa marea che lascia scoperto un lembo grandissimo di spiaggia. <img class="size-full  wp-image-658  alignright" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="bagno  asciuga Patagonia bassa marea Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/bagno-asciuga-Patagonia-blog-MG_6561.jpg" alt="" width="424" height="283" />Sarebbe ottima per fare corsettine salutari alla mattina o tarda sera. Invidio le persone che possono avere il mare a disposizione tutto l&#8217;anno, vabbé. Pomeriggio libero.  Schiaccio un pisolino di tre ore prima della cena. Alle 20 usciamo  ed andiamo in un piccolo ristorante sulla strada principale. Il ristorante si chiama <strong>Caccaros</strong>. Abbiamo mangiato molto bene. Pollo  e agnello, tipico argentino, riso patate e via. Spesa 50-60 pesos a testa.  L&#8217;agnello qui in Argentina e nella Patagonia in genere è molto consumato e rinomato per le sue carni sapide. Lo iodio ed il salmastro della zona costiera, si spingono fin nell&#8217;interno, grazie ai forti venti, alimentano così lo strato erboso della pampa argentina che viene poi consumata dai capi di bestiame, rendendo la carne veramente saporita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giorno di trasferimento da Puerto Madryn a <strong>El Calafate</strong>. Da oggi avremo la neve. Molta neve. Così almeno ci hanno detto. Ore 6 sveglia e ore 9 volo. Si inizia con le levatacce. Prendiamo l&#8217;aereo da Trelew a El Calafate. 1h50 minuti di volo. Aereo 737-700. Oggi dovremo accordarci per l&#8217;auto a noleggio. Costo approssimativo 600 pesos al giorno. Quasi 100 euro. Pasto leggero a bordo. C&#8217;è una bella hostess molto &#8216;argentina&#8217; del tipo bella e tenebrosa. Già me la immagino a ballare il tango con rosa in bocca e tutto il resto. Peccato che stiamo in volo poche ore. Vediamo se dopo ci scappa una foto ricordo. Appena atterrati ci siamo incontrati con la nostra guida Juan (un altro) e Mario, due ex militari ora in pensione. Preso il pulmino ci siamo avviati verso <strong>El Chalten</strong>. Ora inizia il vero viaggio in Patagonia. Lunghe strade, panorami mozzafiato e distese immense. La pampa argentina. Lungo la strada ci siamo fermati per vedere alcuni alberi fossili e abbiamo fatto una passeggiata in questo paesaggio quasi lunare. Che strane sensazioni. Arrivati a El Chalten ci siamo sistemati in una bella capanna tutta di legno. Sono dei piccoli chalet molto accoglienti con cucina, microonde, fornelli e frigo nuovo. Siamo in bassa stagione e quindi siamo i soli. El Chalten è un paesino molto scarno e senza neve anche abbastanza messo male. Strade polverose e spesso sterrate, molti cani randagi a giro e vento e pioggia che ti sferzano la faccia. Mi è piaciuto un casino. Andiamo al piccolo market zigzagando tra le pozzanghere e cercando di attirarci dietro meno cani possibili. Compriamo il mangiare di domani; panini con formaggio e prosciutto cotto oltre a frutta e qualche cioccolata. Dopo andiamo a mangiare in un piccolo ristorantino. io prendo una <strong>sopa</strong> (zuppa) di verdura e il <strong>mandongo</strong> a la espanola ovvero trippa in brodo con salsicce, pancetta e carote. Molto buona, ottima per riscaldarsi. Dopo mangiato tutti a nanna e dormire per il giorno dopo. Domani si inizia col trekking nella neve.<br />
Fuori una luna piena ed il vento che fischia forte.<br />
Buena noche</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 6</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Domani andiamo al <strong>El Chalten</strong>. Speriamo che non ci sia troppa neve. Forse devo comprare un pile per il freddo.  Per contenere l&#8217;ingombro dello zaino sono partito un po&#8217; scarico. Vediamo un po&#8217;. Speriamo nel tempo buono per fare trekking. Se la relazione è giusta dovremo fare molti km a piedi. Speriamo di farcela. Mi sa anche che ci tocca cercare l&#8217;albergo per la notte. Giovanni vuol vedere bene i prezzi prima di confermare. Temperatura prevista di 1-2 gradi. Speriamo anche che non ci sia tanto vento altrimenti i miei vestiti non saranno sufficienti. Comprerò qualcosa lì. Meno male che ho portato la calzamaglia di seta, quella che uso per sciare. Ormai è ferma da qualche anno ma fortunatamente non si sciupa. Anche i guanti da moto che ho sono l&#8217;ideale. Non si bagnano e tengono abbastanza caldo. Tra qualche decina di minuti atterreremo. Dal finestrino non si intravede niente. La giornata comunque sembra promettere bene. Sveglia ore 7. Alle 8 abbiamo appuntamento con Juan e Mario. Prendiamo i panini e partiamo col pulmino. Dopo una ventina di minuti arriviamo al <strong>Hosteria Pilar</strong> dove iniziamo il nostro trekking di 15 km. Il cammino procede bene per la prima ora poi la neve inizia a salire ed arrivano le prime grane. La neve mi entra nelle scarpe e dopo un po&#8217; inizio ad avere i piedi bagnati fradici. Inoltre lo zaino che ho sulla schiena non mi fa traspirare e la camicia e maglietta diventano zuppe di sudore dopo poco. Con non poche difficoltà arriviamo al campo base e controlliamo lo stato dei vestiti. Praticamente sembriamo come tuffati in piscina. Giovanni si mette delle buste di plastica ai piedi e poi le infila nelle scarpe. Io controllo e il piede è umido ma non fradicissimo. Mi rimetto le scarpe bagnate e fredde e mangio i miei due panini con formaggio e prosciutto cotto. Dopo una mezz&#8217;ora ripartiamo. L&#8217;acqua che ho nelle scarpe piano piano si scalda e rende più tollerabile la cosa. Le gambe vanno da sole. La sete si fa sentire e mi scolo tutta la mia razione. Incontro un primo torrente e la riempio. L&#8217;acqua è potabile, almeno spero.  Finalmente arriviamo al pulmino e ritorniamo alla nostra capanna. Una bella doccia calda e vestiti asciutti. Ahhh che bello la roba asciutta. Nel pomeriggio io e Giacomo facciamo un giro di questo triste paesino. Troviamo una <strong>birreria artigianale</strong> ma è chiusa. Proseguiamo e ne troviamo un altra. Chiusa pure quella. La porta però non è completamente chiusa e bussando entriamo. Il tizio dentro, che sta lavorando, ci da le uniche due birre artigianali che ha  in un frigo sudicio e impolverato. Ne assaggiamo una. Diciamo buona e meglio della Quilmes. Nel frattempo inizia a piovere  tosto con un bel vento teso da est. Ci bagniamo nuovamente. I cani gironzolano sempre, sembrano ormai incuranti del brutto tempo. Arriviamo a casa ci cambiamo di nuovo e di nuovo usciamo per andare  al  nostro ristorantino. Ordino una sopa, una zuppa, che non arriva mai e poi un bel <strong>bife de chorizo</strong> al sangre cugoso, in pratica una bella <strong>bisteccona al sangue</strong>. Vediamo cosa arriva. La sopa infatti non arriva. Il tizio se l&#8217;e dimenticata oppure io non l&#8217;ho detta. Boh, non ricordo. Il bife invece arriva con molte pata fritas. Sono contento. Non e bella come le altre volte ed è anche troppo cotta ma almeno è morbida. Gli altri hanno preso la pizza della casa ma alla fine è un formaggio con pizza da quanto ne hanno messo sopra. Finita le cena  usciamo e torniamo alla <strong>cabana</strong> nel pieno di una tormenta di pioggia e vento. Qui a <strong>El Chalten</strong> c&#8217;è sempre molto vento. Il vento è un classico della Patagonia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 7</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi faremo un altro trekking di 16 km. Forse 20. La giornata promette bene. Io stavolta metto i miei anfibi militari e porto le altre scarpe, con il cambio, nello zaino. Non voglio stare un altro giorno con i piedi a mollo. Gli anfibi mi fanno un po&#8217; male ma meglio che stare bagnati. Partiamo alle 8,  direttamente da <strong>El Chalten</strong>. La passeggiata oggi è molto bella e pure un po&#8217; di sole fa capolino. Dopo un po&#8217; inizio a sentire caldo e mi levo la giacca. Una giacca della Columbia comprata in Sri Lanka ad un famoso mercatino di roba contraffatta. Il vento mi sferza il viso ed il corpo ma tiro avanti sperando di acclimatarmi. Fortunatamente è così. La giornata procede bene. Ogni tanto incrociamo un ruscello e prendiamo su nuova acqua. Il sapore sa un po&#8217; di erba e foglie ma alla fine è buona. I piedi fanno un po&#8217; male ma tiro avanti. A mezzo giorno arriviamo alla laguna e ci fermiamo a mangiare. Solito panino con formaggio. Prima però mi cambio le scarpe e la maglietta che si è bagnata. Adesso sto da Dio e mangio volentieri. Siamo ai piedi della <strong>Laguna Torre</strong> e vicini al ghiacciaio e al <strong>Cerro Torre</strong>. Più tardi senza le nuvole vedremo anche il <strong>Fitz Roy</strong>. Dopo il pranzo e con un vento micidiale iniziamo la discesa. Il panorama, i colori, l&#8217;aria stessa, insomma tutto, è molto bello e particolare. Alcuni scorci tolgono il fiato per la loro bellezza. Mi fa venire in mente quello che avevo visto nei vari documentari della Patagonia in tv. Ma adesso  ci sono io e posso vederlo con i miei occhi. Faccio infinite foto con la speranza, una volta a casa,  di riassaporare quelle atmosfere e quei colori. Fosse per me mi fermerei un mese in questa parte di mondo. Solitudine, silenzio, tranquillità. Il dolore ai miei piedi aumenta ed ora pure il mio ginocchio destro inizia a farmi male. Purtroppo non sono allenato e passare da zero a circa 35 km di trekking in due giorni è un po&#8217; troppo forse. Dopo circa tre ore siamo di ritorno. Ce l&#8217;abbiamo fatta anche stavolta. Per fortuna abbiamo avuto il sole tutto il giorno che ha un po&#8217; mitigato la presenza del vento. Un cosa strana: in questi due giorni e anche in quelli precedenti, non ho mai avuto i soliti problemi alle gambe che mi prendono a Firenze. Forse dovrei stare in viaggio per tutto il resto della mia vita? Non sarebbe male. Al ritorno in capanna Davide ottura il cesso e non posso farmi la doccia in quanto il bagno è inagibile. Mi lavo comunque un po&#8217;, come i gatti,  e poi mi butto sul letto esausto. Dormire. Verso le 20 andiamo a cena in un altro ristorantino. Bife de lomo e insalata. Niente di particolare. Ore 22 tutti a letto. Io mi ascolto un po&#8217; di musica. Qui a <strong>El Chalten</strong> il telefono non prende e da tre giorni siamo tagliati fuori da ogni comunicazione. Che bello&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 8</strong></p>
<p>Oggi partiamo da El Chalten per andare a <strong>El Calafate</strong>. Prima però facciamo un piccolo trekking al lago <strong>Deserto</strong> con vista sul ghiacciaio <strong>Huebul</strong>. La salita es mas ripida e c&#8217;è molta neve. in alcuni punti supera abbondantemente il metro. 50 minuti per arrivare ed altrettanti per tornare. Quando arriviamo il panorama però ripaga il nostro sforzo. Il sole, il silenzio, il vento e la montagna questi sono gli ingredienti che qui compongono la natura. Lentamente riscendiamo giù e torniamo al nostro mezzo. Mangiamo i soliti panini preparati al mattino e stappiamo la <strong>Quilmes Stout</strong> che mi sono comprato e portato dietro. Sarà la faticaccia e la sete ma mi sembra molto buona. Facciamo qualche foto sul piccolo ponticello e poi partiamo. Lungo la strada ci fermiamo per vedere un piccolo kenyon. Dopo un po&#8217; di km ritroviamo la <strong>hosteria della Leona</strong>. Queste due o tre case sono molto vecchie e alcune leggende come <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Butch_Cassidy" target="_blank">Butch Cassidy</a> </strong>si sono fermate qui. Entriamo per un caffè caldo ed io non so resistere alla <strong>Lemon pie &#8220;La Leona&#8221;</strong> . Ne prendo una bella fetta con un caffè lungo. Spero solo che non mi faccia male. La torta non è proprio di alta pasticceria ma chissenefrega, sono in Patagonia, cazzo!  Peccato non fermarsi qualche giorno. Lentamente riprendiamo strada verso El Calafate. Sono le 17.40. La strada scorre lenta tra queste valli enormi, sembrano non avere confini. Se vedessi un carro di pionieri con cavalli non mi meraviglierei. Il sole sta tramontando ed i colori intorno a me si fanno sempre più caldi. Il cielo s&#8217;infiamma e la pampa si tinge di riflessi dorati. Alla fine arriviamo a El Calafate verso le 18.30 ed alloggiamo nelle cabanas. Sono un po&#8217; più brutte di quelle di El Chalten ma il paesino, questa volta, è normale. Persone, negozi, ristorantini e boutique di artigianato locale con le classiche bombiglias per il mate. Juan ci ha portato alla <strong>Tierra Bendita</strong>. Un ristorantino con argentini ma gestito da cinesi. Pure qui sono arrivati. La cena è a buffet e possiamo mangiare tutto quello che vogliamo. In parecchi piatti si sente che hanno influenze cinesi. Infatti ci sono molte cose fritte e altre sanno indubbiamente di salsa di soia. Per fortuna c&#8217;è anche la carne allo spiedo e c&#8217;è un po&#8217; di tutto: vacca, pecora, agnello e salsicce. Prendo un po&#8217; di tutto da buon assaggiatore. Alla fine più o meno tutti mangiamo a più non posso e paghiamo a testa 43 pesos. Torniamo alla capanna a piedi così almeno digeriamo tutta quella roba che abbiamo mangiato. Fa molto freddo e penso che siamo vicini a zero gradi. In capanna c&#8217;è un po&#8217; di casino per i posti letto.   Giovanni è un nottambulo e si alza molto presto quindi dorme al piano di sotto, mentre io dormo con Giacomo, Davide e Manuela. Adesso mi metto il mio amato/odiato collirio, le cuffie con un po&#8217; di musica e buona notte.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
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		<title>i miei Viaggi&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 18:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Post velocissimo per iniziarvi ad un'altra mia grande passione. Dopo la cucina e la fotografia, ci sono i viaggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Post velocissimo per iniziarvi ad un&#8217;altra mia grande passione. Dopo la cucina e la fotografia, ci sono i <strong>viaggi</strong>. Starei in viaggio per sempre, se solo potessi. Non mi ricordo dove ma da qualche parte ho letto e poi usato, come motto, questa frase:  &#8220;la vita è un viaggio e viaggiare e come vivere due volte&#8221;<br />
Quindi, cliccando in alto a destra su <strong>Pagine</strong> e poi <strong>Viaggi</strong>, arriverete ad un duplicato di questa pagina con relativi link a racconti e foto di viaggi fatti in giro per il mondo.<br />
I racconti non ci sono ancora tutti in quanto li devo ritrascrivere dai miei blok notes e li aggiornerò via via.<br />
Spero che comunque vi piacciano e che vi stimolino a partire.<br />
Un viaggio ci arricchisce, sempre.</p>
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<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-507" style="border: 0pt none; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="NAMIBIA fiore nel deserto  2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/NAMIBIA-2006_20060821_0194-800x533.jpg" alt="" width="566" height="377" /></p>
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