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	<title>Quelli che il giovedi .....cucinano!</title>
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	<description>Un blog che parla di ricette di cucina e non solo...</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Sep 2010 21:58:50 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Inizia un&#8217;altra avventura: Mongol Rally 2011</title>
		<link>http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/2010/09/inizia-unaltra-avventura-mongol-rally-2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 19:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2011...compirò quarant'anni.
E' una meta importante nella vita. Tempo di fare qualche bilancio.
Chissà che anno sarà, chissà quello che mi riserverà il futuro. Questa volta però voglio giocare d'anticipo e festeggiare il mio quarantesimo in maniera un po' diversa.
Per questo mi sono deciso e iscritto al prossimo Mongol Rally 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-884" title="mongolia gobi deserto Mongol rally 2011" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/mongolia-gobi_desert.jpg" alt="" width="591" height="394" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2011&#8230;.<br />
&#8230;compirò quarant&#8217;anni.<br />
E&#8217; una meta importante nella vita. Tempo di fare qualche bilancio.<br />
Chissà che anno sarà, chissà quello che mi riserverà il futuro. Questa volta però voglio giocare d&#8217;anticipo e festeggiare il mio quarantesimo in maniera un po&#8217; diversa.<br />
Per questo mi sono deciso e iscritto al prossimo <strong>Mongol Rally 2011</strong>.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è il Mongol Rally?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una gara di auto e moto, non agonistica, a scopo benefico organizzata dall&#8217;associazione inglese &#8220;<a href="http://www.theadventurists.com/" target="_blank"><strong>The </strong></a><a href="http://mongolrally.theadventurists.com/index.php" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-887" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="The Adventurists Mongol rally 2011 " src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/logo-MR2011-p.gif" alt="" width="150" height="110" /></a><a href="http://www.theadventurists.com/" target="_blank"><strong>Adventurist</strong></a>&#8220;. Le squadre che vi partecipano da tutto il mondo,  quest&#8217;anno sono state circa 500, si impegnano a raccogliere un minimo di 1000 sterline a testa e, con i propri automezzi, portarli dalla vecchia Europa nel cuore della <strong>Mongolia</strong> a Ulaan Baatar, la capitale. Ogni team avrà carta bianca per scegliere il tipo di mezzo da usare ed il percorso da fare e nessuna assistenza meccanica o sostegno di tipo elettronico durante tutto il viaggio. Uniche direttive è partire con un mezzo di cilindrata non superiore ai 1200 cc e che non sia più vecchio di 10 anni. Nessun gps, solo le cartacee e vecchie cartine dei <a href="http://www.cncf.org/"><img class="size-full wp-image-896 alignleft" style="margin: 3px; border: 0pt none;" title="CNCF -  Christina Noble Children's Foundation" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/cncfnew150px.jpg" alt="" width="150" height="151" /></a>viaggiatori di una volta.</p>
<p>L&#8217;associazione inglese che gestisce il tutto sostiene, con il ricavato della manifestazione, un&#8217; importante associazione benefica che opera in Mongolia e più precisamente  la <strong>CNCF</strong> con il <strong>Blue Skies Ger Village</strong>.  Nel villaggio vengono ospitati bambini orfani e non, ai quali manca il supporto familiare. Si cerca di dare loro un futuro migliore attraverso un posto sicuro dove vivere, un&#8217;istruzione scolastica e un luogo accogliente per sopperire alla mancanza di una famiglia. Ove possibile viene sostenuto anche il ricongiungimento dei bambini alle loro famiglie assistendole nella maniera migliore possibile. Dottori del CNCF visitano i bambini diverse volte durante la settimana. I team, con l&#8217;approvazione dell&#8217;organizzazione, possono raccogliere fondi anche per altre associazioni umanitarie del proprio paese di appartenenza. Questo sarà il compito del mio team.</p>
<p>La partenza è fissata per il prossimo <strong>23 luglio 2011</strong> ma la parte più dura, penso,  non sarà il viaggio stesso ma organizzare il tutto prima del via. Raccogliere i fondi trovando sponsor commerciali e privati, trovare il mezzo per partire, allestirlo e tante tante altre cose.</p>
<p><strong>Confido nell&#8217;aiuto di tutti voi che mi leggete e che spero mi seguirete su quest&#8217;altro sito web</strong> <a href="http://www.mongolrally2011.it" target="_blank"><strong>www.mongolrally2011.it</strong></a></p>
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		<title>la Quiche di zucchine &#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 13:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La quiche mi piace molto. Sembra quasi una mega frittata da fare ripiena con quello che si vuole.
Un classico è la Quiche Lorraine ma io avevo nel frigo circa un chilo di fresche zucchine, prese da un orto vicino casa, e non sapevo come farle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-797" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="quiche zucchine blog" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/quiche-zucchine-blog-quelli-che.jpg" alt="" width="578" height="385" /></p>
<p style="text-align: justify;">La quiche mi piace molto. Sembra quasi una mega frittata da fare ripiena con quello che si vuole.<br />
Un classico è la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quiche" target="_blank">Quiche Lorraine</a> ma io avevo nel frigo circa un chilo di fresche zucchine, prese da un orto vicino casa, e non sapevo come farle. Alla fine ho razzolato un po&#8217; in casa ed ho trovato l&#8217;occorrente per fare la quiche. L&#8217;unica cosa che mi mancava era la pasta sfoglia o brisée. Presa quella, ho deciso di fare la mia quiche di zucchine. Le dosi le ho inventate al momento quindi sicuramente saranno da rivedere un po&#8217;. Comunque, quando l&#8217;ho fatta assaggiare, hanno detto che andava già bene così. Meglio. Prossima volta invece farò anche la pasta brisée.</p>
<p><strong>Ingredienti&#8230;</strong></p>
<p>1 kg di zucchine costolute, quelle chiare<br />
4 uova intere<br />
2 carote medie<br />
50 gr di farina 00<br />
1/2 bicchierino di rhum<br />
2 spicchi di aglio<br />
1 ciuffetto di prezzemolo<br />
1 peperoncino rosso piccante  e fresco<br />
40 gr parmigiano grattugiato</p>
<p><strong>Procedimento&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In una padella bella capiente mettete un po&#8217; di olio d&#8217;oliva, l&#8217;aglio ed il peperoncino tritato. Fate soffriggere leggermente e buttate anche il trito di prezzemolo. Dopo un minuto scarso aggiungete il rhum e lasciate sfumare. <img class="alignright size-medium  wp-image-802" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="zucchine per quiche trifolate" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/zucchine-per-quiche-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Aggiungete le zucchine già mondate e tagliate a quarti e mescolate ben bene per distribuire l&#8217;olio aromatizzato. Infine anche le carote tagliate a piccoli quadretti, coprite con un coperchio, e lasciate cuocere a fuoco basso fintanto che le zucchine siano cotte ma non del tutto, possiamo dire &#8216;al dente&#8217;, come quelle che vedete in foto (20 minuti circa). Parte della cottura terminerà poi in forno. Ah, il forno, dimenticavo!! Accendete intanto il forno a 190°. Mentre si scalda, potete passare a lavorare le uova. Dividete i tuori dalle chiare e montate queste ultime aiutandovi con una frusta elettrica ed un pizzico di sale. Appena fatto mettetele in frigo. Lavorate poi i tuorli separatamente, sempre con la frusta, aggiungendo un filo di latte e la farina. Quando il forno ha raggiunto la temperatura giusta, prendete la pasta brisée, srotolatela dentro ad una teglia rotonda lasciandola nella sua carta da forno e foratela leggermente con una forchetta. Ricavate un altro disco di carta da forno, mettetelo nella parte sopra alla sfoglia e adagiatevi un po&#8217; di fagioli secchi. Questo procedimento serve per far precuocere meglio la pasta. Cuocetela per circa 15-20 minuti in forno. Dopo togliete i fagioli e la carta e cuocetela la sfoglia per altri 5 minuti. Alla fine, preparata la pasta brisèe e cotte le zucchine, si può procedere ad amalgamare le chiare con i tuorli. Nel<img class="alignleft size-medium  wp-image-805" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="la quiche prima di infornare" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/la-quiche-prima-di-infornare-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /> contenitore dove avete montato le chiare, versateci i tuorli ed amalgamante bene i due composti con un movimento dal basso verso l&#8217;altro. Versateci successivamente le zucchine e procedete ad amalgamare ancora non lavorandolo troppo però. Ottenuto un bell&#8217;impasto, versatelo all&#8217;interno della pasta brisée, livellatelo un po&#8217; e decorate con delle rondelle di zucchine crude, che avrete lasciato da parte. Un filo d&#8217;olio e mettete in forno sempre a 190° per 25 minuti. Trascorsi i minuti, aprite il forno e cospargete con il parmigiano la quiche. Rimettete in forno per altri 5-10 minuti. Dovrete stare attenti a che la quiche raggiunga un colore dorato con il parmigiano leggermente sbruciacchiato. Per vedere se l&#8217;interno è asciutto e cotto aiutatevi infilando o il classico stecchino da denti, come si fa anche per le torte dolci, oppure con uno spaghetto. Se è asciutto la quiche è pronta. Lasciatela riposare 5 minuti e servitela.<br />
Buon appetito&#8230;</p>
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		<title>La birra fatta in casa&#8230; col kit</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 14:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certo, perché no? Molto più facile che coltivarsi una vigna e produrre vino.
Quello di cui avete solo bisogno è: malto d'orzo, luppolo e lievito. Anche l'acqua, ma quella la trovate aprendo il vostro rubinetto di casa. Facile no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-775  aligncenter" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="birra in casa - birre artigianali - birra frumento - ale - weizen" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bicchieri-birra.jpg" alt="" width="516" height="305" /></p>
<p><strong>Farsi la birra in casa???</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, perché no? Molto più facile che coltivarsi una vigna e produrre vino.<br />
Quello di cui avete solo bisogno è: <strong>malto d&#8217;orzo</strong>, <strong>luppolo</strong> e <strong>lievito</strong>. Anche l&#8217;acqua, ma quella la trovate aprendo il vostro rubinetto di casa. Facile no?<br />
A parte gli scherzi, oggigiorno, farsi la propria birra fra le mura domestiche è semplice, veloce, e anche divertente. Inoltre è possibile avvicinarsi alla produzione casalinga di birra in maniera graduale, senza investimenti particolari su attrezzature o altro. Avrete poi la soddisfazione di offrirla ad amici e parenti. Inoltre la birra prodotta è anche sicura in quanto, anche se prodotta in maniera errata, non causa disturbi ed inoltre è facilmente riconoscibile già all&#8217;odore. Molto più pericolose invece sono le conserve casalinghe come marmellate, sott&#8217;oli ecc.<br />
Quindi state tranquilli che vi godrete le vostre belle e buone birre in casa vostra.<br />
Se poi, col tempo, vorrete farvi un prodotto qualitativamente migliore, potrete passare alle birre prodotte come nei birrifici con il metodo <strong>All Grain</strong>.</p>
<p><strong>Cosa mi serve per produrla?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In commercio vi sono già dei preparati di malto d&#8217;orzo venduti in lattine. All&#8217;interno c&#8217;è un mosto di birra prelavorato a cui è stato già aggiunto il luppolo per dare aroma e amaro.<br />
In più, sotto al tappo, trovate anche il lievito che serve per la fermentazione.<br />
L&#8217;acqua, come ultimo ingrediente, potete prendere quella del rubinetto, se avete la fortuna di averla buona, oppure comprare quella minerale in bottiglia.</p>
<p><strong>Dove la compro la latta di malto d&#8217;orzo e il luppolo?</strong></p>
<p><strong><span id="more-767"></span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A parte che su internet oggi si trova di tutto, basta cercalo su Google o altro motore di ricerca, ma se siete dei pigroni e volete sempre la pappa scodellata, per questa volta, vi vengo in aiuto io.<br />
Chi è delle parti di Firenze può provare alla Cooperativa di Legnaia e sicuramente troverà qualcosa, altrimenti cercate in altre cooperative agricole oppure nei grandi magazzini dei Brico.<br />
Su internet invece potete andare direttamente su <a href="http://www.mr-malt.it" target="_blank">www.mr-malt.it</a>, su <a href="http://www.birramia.it" target="_blank">www.birramia.it</a> oppure provate su <a href="http://www.pintamedicea.com" target="_blank">www.pintamedicea.com</a>. Viste le spese di spedizione magari vi merita acquistare almeno due o tre latte di malto , da 1.6 kg ciascuna, così avrete assicurato un bel po&#8217; di litri di birra per le vostre feste e bevute in compagnia. In genere con ogni latta si ottongono circa 23 litri di birra. Sembrano tanti? Aspettate che i vostri amici scoprano che vi fate la vostra birra in casa e vedrete che li finirete in breve tempo.</p>
<p><strong>Di che materiali ho bisogno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se siete alle prime armi e fate birra da<img class="alignright size-full wp-image-779" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="fermentatore" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/fermentatore.jpg" alt="" width="166" height="304" /> estratto con le lattine avete bisogno, per prima cosa, di un contenitore in plastica alimentare a chiusura ermetica e che contenga almeno 30 litri. Questo costituirà il recipiente di fermentazione e che poi conterrà la vostra birra. Oltre a questo avrete bisogno di un gorgogliatore per permettere all&#8217;anidride carbonica che si genera dalla fermentazione, di uscire dal vostro contenitore ed impedire, al tempo stesso, che entri ossigeno. L&#8217;ossigeno è deleterio per la birra, almeno in questa fase. Questi due oggetti li trovate nei negozi di enologia oppure sempre alle cooperative agricole. Se siete fortunati potete trovare direttamente il kit per fare la birra, con dentro tutto quello che vi necessita. Il costo, se non ricordo male, si aggira su 50-55 euro. Non è un grosso investimento dopo tutto.<br />
Vi servirà anche una pentola capiente ed un mestolo. Questi dovreste averli gi‡ nella vostra cucina.<br />
Per vedere se il mosto ha finito la fermentazione e si è trasformato in birra dovete avere un densimetro. Il densimetro è un apparecchietto in vetro con un asta graduata. Prendendo una parte di liquido dal vostro fermentatore ed usando il densimetro saprete se potete procedere ad imbottigliare oppure aspettare ancora qualche giorno la fine della fermentazione. Esempio&#8230; il densimetro misura 1040 o 1030? La fermentazione non è finita, continuate. Il vostro densimetro invece segna 1010 o anche meno? Potete imbottigliare. Facile.<br />
Imbottigliare? ecco appunto..</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-790" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="kit birra - kit per fare la birra in casa" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/kit-birra.jpg" alt="" width="250" height="259" />Dopo fatta la birra avrete la necessità di conservarla in bottiglie e quindi dovrete munirvi di bottiglie apposite da birra, tappi in ferro a corona ed una tappatrice a colonna. Tutti questi altri materiali li trovate sempre nei negozi sopracitati; enologie e cooperative agricole. Se volete risparmiare qualcosa potete riutilizzare le bottiglie di spumante oppure le bottiglie delle birre che trovate già in commercio. Non utilizzate le bottiglie di vetro destinate alle acque minerali o con vetri sottili e trasparenti. Usate invece bottiglie con un vetro di un certo spessore e robustezza e colorate. Questo accorgimento eviterà che la bottiglia possa rompersi durante la rifermentazione della birra ed il colore scuro della bottiglia proteggerà la vostra preziosa birra dall&#8217;effetto ossidante della luce solare. Se ci fate caso anche i vini e gli oli di pregio sono venduti in bottiglie scure.<br />
<strong>D</strong>omanda<strong>:</strong> Ma la Corona ha il vetro chiaro.<br />
<strong>R</strong>isposta:<strong> </strong>Quella infatti non è birra, è una schifezza&#8230; <img src='http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Bene, ho comprato tutto e ora, come procedo?</strong></p>
<p>Allora il procedimento che può sembrare complesso se spiegato tutto nel suo insieme diventa più semplice se scomposto in più fasi.</p>
<p><strong>Prima fase</strong>: Reidratazione dell&#8217;estratto di malto e bollitura</p>
<p style="text-align: justify;">La prima fase è l&#8217;ottenimento del mosto da fermentare e quindi reidratare con acqua l&#8217;estratto di malto.<br />
Prendete la vostra bella latta di estratto (già aromatizzato col luppolo), togliete il tappo di plastica e mettete da parte la bustina di lievito. Aprite la latta con l&#8217;apriscatole ed immergerla, in verticale e senza far uscire il contenuto, in una bacinella o pentola con dell&#8217;acqua che avrete provveduto a scaldare. Lasciate la latta in questa acqua per circa 20 minuti. Questo passaggio vi agevolerà nel rendere più fluido il contenuto e far uscire meglio l&#8217;estratto di malto. Intanto prendete una pentola capiente da 5-6 litri e scaldateci 3,5 lt. di acqua. Non fatela bollire, per il momento. Quando l&#8217;acqua è abbastanza calda e sono passati i venti minuti dell&#8217;altra operazione, versate con un cucchiaio il malto d&#8217;orzo nella pentola ed iniziate a mescolare ben bene in maniera che si sciolga completamente nell&#8217;acqua. Mescolate subito, fin dall&#8217;inizio per impedire che il malto versato si acquatti sul fondo della pentola e caramellizzi bruciandosi. Mescolate e pian piano portate da ebollizione. Mentre mescolate versate anche 1 kg di normale zucchero bianco da cucina o zucchero grezzo di canna. Sciogliete per bene anche questo ingrediente. Quindi al momento, ricapitolando, state mescolando l&#8217;acqua con l&#8217;estratto di malto e il chilo di zucchero. Portate ad ebollizione e fate bollire per 10 minuti. Questa bollitura farà in modo che il liquido si sterilizzi da eventuali cariche batteriche presenti. Infatti, uno dei fattori determinanti per un&#8217;ottima riuscita nella produzione di birra è la pulizia delle attrezzature. Mentre il mosto bolle in pentola (mettere un timer impostato a 10 minuti) voi potete dedicarvi alla pulizia e sanitizzazione del fermentatore di plastica e di un mestolo. Per sanitizzare potete usare normale amuchina con una concentrazione del 2%.lasciate agire l&#8217;amuchina per almeno 10 minuti, poi sciacquate bene con acqua corrente.<br />
Trascorsi i 10 minuti di bollitura, spengete il fornello e coprite con un coperchio la pentola. La prima fase è conclusa.</p>
<p><strong>Seconda fase:</strong> il travaso nel fermentatore e il raffreddamento del mosto</p>
<p style="text-align: justify;">Lavato e sgocciolato ben bene il fermentatore, versateci dentro 10 litri di acqua fresca. Poi prendete la pentola col mosto caldo e versatelo dentro al contenitore insieme all&#8217;altra acqua. A questo punto nel contenitore/fermentatore ci saranno all&#8217;incirca 14 litri (10 di acqua normale + 3,5-4 dell&#8217;acqua + malto). Quindi, per finire e arrivare ad avere i litri finali voluti (23 litri) aggiungere l&#8217;acqua rimanente (circa 9 litri), possibilmente fredda. Se avete comprato il kit non avrete problemi in quanto il contenitore è già graduato. Fermatevi a versare acqua quando vedete che avete raggiunto quota 23 litri. Inoltre avrete anche un piccolo termometro digitale flessibile attaccato direttamente all&#8217;esterno del fermentatore. Chiudete il fermentatore col suo tappo e controllate la temperatura del mosto. Se siete tra i 18° ed i 24° C potete passare alla terza fase. Se invece siete più alti come temperatura, ponete il fermentatore in un catino pieno di acqua fredda e lasciatecelo fintanto la temperatura non sia scesa ai valori citati sopra.</p>
<p><strong>Terza Fase:</strong> L&#8217;inoculo del lievito e fermentazione</p>
<p style="text-align: justify;">Prendete la bustina del lievito in polvere che avevate messo da parte, apritela e versatela, cospargendola, sopra al mosto nel fermentatore. Prendete il mestolo, che avevate pulito e sanitizzato con l&#8217;amuchina, ed iniziate a mescolare vigorosamente. Questa fase è un po&#8217; faticosa in quanto occorre mescolare ed ossigenare bene il mosto. L&#8217;ossigeno in questa fase è essenziale per assicurare una pronta fermentazione. Munitevi di forza e pazienza e mescolate per non meno di 8-10 minuti. Magari datevi il cambio con qualcuno. Mentre fate questa operazione si formerà una certa schiuma. La cosa è normale ed è sintomo dell&#8217;ossigenazione del mosto che ho detto poco fa. Passati questi 10 minuti, chiudete molto bene il fermentatore, ponetelo in un luogo della casa possibilmente che abbia una temperatura abbastanza stabile (18-22°C), ed inserite il gorgogliatore, con apposita guarnizione,  sul coperchio del fermentatore. Inserite dell&#8217;acqua o meglio ancora dell&#8217;alcool puro all&#8217;interno del gorgogliatore per impedire così all&#8217;aria di entrare a contatto con il mosto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quarta Fase:</strong> Durata della fermentazione e imbottigliamento</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto è andato come dovrebbe andare dopo un certo numero di ore (da 4 a 12) la fermentazione dovrebbe iniziare più o meno vigorosa. Se avete tappato bene il fermentatore, dovreste iniziare a sentire il borbottio prodotto dal gorgogliatore. In questa fase il lievito inizia a metabolizzare gli zuccheri del mosto trasformando questi ultimi in anidride carbonica ed alcool. La prima è volatile e se ne andrà via attraverso il gorgogliatore, mentre l&#8217;alcool resterà nel liquido ed il vostro mosto si trasformerà in un composto liquido alcolico, ovvero <strong>BIRRA!!!!</strong><br />
La fermentazione dovrebbe durare, a seconda della temperatura, da tre/quattro giorni a più di sei/sette. <img class="alignright size-full wp-image-791" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="densimetro - mostimetro - kit birra" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/densimetro.jpg" alt="" width="264" height="264" />Per determinare se effettivamente la fermentazione è finita avete bisogno di fare alcuni controlli con il <strong>densimetro</strong>. Questo strumento calcola grossolanamente il residuo zuccherino all&#8217;interno di un liquido. I controlli principali da fare sono due: uno lo fate subito, poco prima di inoculare il lievito, quando il mosto è sui 20-22° e annotatevi la cifra indicata (di solito si parte da una <strong>Gravità Iniziale</strong> di 1050), il secondo e/o terzo lo fate quando il gorgogliatore ha smesso di sbuffettare e comunque dopo sei giorni dall&#8217;inizio della fermentazione. Se la misura, questa volta, è intorno a 1010-1014 potete passare ad imbottigliare. Per maggior sicurezza ripetete questa misura dopo 24 ore. Se la misura nuovamente ottenuta è la stessa del giorno precedente la fermentazione si potrebbe dire conclusa. Questa misura si chiama <strong>Gravità Finale</strong>. Applicando un a formuletta potete stabilire il grado alcolico della vostra birra.<br />
Per imbottigliare, come detto in precedenza, munitevi di bottiglie di birra scure oppure di bottiglie di spumante o prosecco, sempre di vetro spesso e scuro (marrone e/o verde). Procedete a sanitizzare le bottiglie con la soluzione di acqua e amuchina, risciacquandole molto bene. Capovolgetele per sgrondare l&#8217;acqua all&#8217;interno e imbottigliate la birra direttamente dal fermentatore. Prima di chiudere con il tappo a corona le bottiglie, dovete inserire all&#8217;interno, una piccola quantità di zucchero da cucina. La quantità da inserire la determinate usando l&#8217;apposito dosatore che trovate nel kit. E&#8217; suddiviso per bottiglie da 33, 50 o 75 cl. Se non l&#8217;avete potete calcolare circa 4-5 gr di zucchero per litro. Lo zucchero inserito in ogni singola bottiglia permetterà alla birra all&#8217;interno di fare una seconda fermentazione. Così facendo si creerà quella giusta e naturale carbonatazione che donerà alla vostra birra una bella schiuma ed una leggera effervescenza. Non esagerate con lo zucchero perché se ne mettere troppo le bottiglie possono rompersi per l&#8217;eccessiva pressione. A questo punto, imbottigliato la birra, messo lo zucchero e messi anche i tappi a corona non dovete far altro che aspettare almeno una quindicina di giorni. Questo infatti è il tempo minimo necessario a che anche la seconda fermentazione abbia fatto effetto. La birra fatta la potete conservare poi in un luogo fresco, asciutto e possibilmente al buio. Se correttamente fatta si può mantenere anche un anno o due. Più la birra è alcolica e più si conserverà nel tempo. Ultima cosa le bottiglie di birra vanno mantenute in piedi perché così il lievito presente si possa adagiare sul fondo della bottiglia.Il residuo di lievito è indice che la birra non è stata filtrata ed il lievito contenuto può essere anche bevuto, dipende dal vostro gusto. Male non fa. In genere si tende a lasciarlo sul fondo.</p>
<p><strong>Pulizia: </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;igiene è una componente fondamentale per la buona riuscita della vostra birra. Il mosto, essendo un liquido zuccherino, è una fonte preziosa e molto attraente per lieviti e batteri che vi sono nell&#8217;aria e sulle superfici di stoviglie e mestoli. Quindi se non volete che la birra subisca attenzioni da questa fauna &#8216;invisibile&#8217; ma presente e che solo il vostro lievito da birra selezionato faccia correttamente il suo lavoro, vi dovrete preoccupare di lavare e sanitizzare a dovere tutte le attrezzature e contenitori con cui la birra verrà a a contatto. Io uso <strong>Amuchina</strong> al 2% ed acqua corrente per il risciacquo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Letture consigliate:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La tua birra fatta in casa&#8221;<cite></cite> di Bertinotti/Faraggi  <cite>-  <a href="http://www.bertinotti.org" target="_blank">www.<strong>bertinotti</strong>.org</a></cite></p>
<p style="text-align: justify;">Per ora è tutto, se avete problemi o cose da chiedere lasciate un commento a questo post.<br />
Seguiranno altri post di approfondimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora non vi resta che provare&#8230;.</p>
<h2><strong>Buone birre!!!!!</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Nepal &amp; India&#8230; insieme</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 16:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte. Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l'aeroporto di Firenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-744" style="border: 0pt none;" title="alba Gange India appunti viaggio asia nepal" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/alba-Gange-India-2004.jpg" alt="" width="589" height="441" /></p>
<p><strong>Giorno 1</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte.<br />
Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l&#8217;aeroporto di Firenze.<br />
Ci mettiamo in file al check in ma ecco il primo intoppo: Paolo non trova il passaporto. Ormai manca poco per imbarcarsi e i minuti passano velocemente. Paolo inizia a frugarsi e piano piano inizia a spogliarsi. Mi sembra di rivedere la scena in cui a Fantozzi cade la bomba a mano nella manica. Io e gli altri ci pieghiamo dal ridere mentre Paolo si esibisce in questa buffa e frenetica danza. Finalmente guarda nel posto più ovvio del mondo, ovvero il marsupio, ed il suo passaporto salta subito fuori. Controlli di rito, imbarco, partenza, panino marmato servito quasi al volo ed arriviamo a Francoforte. Li ci uniamo al gruppo, arrivato da più parti d&#8217;Italia. Nuovi controlli e via verso la capitale indiana, <strong>Delhi</strong>.</p>
<p><strong>Giorno 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il volo è andato regolare a parte due bambini che hanno pianto per il 90% del tempo. Vabbé, finalmente arriviamo nel bel mezzo della notte, alle 2 ora locale. E&#8217; ancora buio a Delhi. Ci avviamo alla dogana ed ecco un nuovo dramma. Quelli del consolato indiano hanno sbagliato la dicitura sul visto ed invece di essere di tipo multiplo è quello singolo. Questo comporta che possiamo entrare ufficialmente in India solo una volta e quindi, dovendo poi proseguire per il Nepal, non possiamo uscire e rientrare ma solo transitare. Assurdo! Dovremo aspettare fino alle 19 del giorno dopo e rimanere intrappolati dentro all&#8217;aeroporto. Iniziamo estenuanti trattative con il poco personale disponibile a quell&#8217;ora e intentiamo qualche rumorosa protesta. Da questo episodio iniziamo a conoscere il carattere indiano&#8230; Dicono sempre di si (scuotendo il capo lateralmente) ma poi non fanno niente.<br />
Se andate in India tenetelo presente e fateci l&#8217;abitudine, i vostri nervi vi ringrazieranno. Così, lasciati in balia di qualche vaga spiegazione, iniziamo il nostro bivacco dentro l&#8217;aeroporto. Ognuno si arrangia come può. Chi si apre il sacco a pelo e si sdraia per terra, chi inizia nevroticamente a mangiare. L&#8217;aria all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto è impregnata di qualcosa che sembra gasolio e non si contano i nuvoloni di zanzare. Inoltre le poche poltroncine disponibili hanno tutte i braccioli e questo ci impedisce di sdraiarcisi sopra comodamente. Dopo varie ore assumiamo le posizioni più disparate in cerca di un minimo sollievo. L&#8217;acqua in bottiglia è carissima e tutto sembra approfittare della nostra situazione. Qualcuno dorme, o almeno sembra&#8230;</p>
<p><strong>Giorno 3</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stanchi e stravolti dalla nottata quasi insonne aspettiamo di poter riprendere i nostri bagagli, che nel frattempo avevano girato all&#8217;infinito sui rulli al di là della dogana. Parole crociate, bestemmie e bischerate varie diventano il nostro pane per cercare di far passare un po&#8217; il tempo. Questo scherzetto del visto sbagliato dall&#8217;agenzia ci fa saltare il mini tour a Delhi e che ormai, per questo viaggio, non vedremo. Peccato.<span id="more-738"></span><br />
Alle 14 siamo ancora all&#8217;aeroporto, sempre più spallati che mai. Ormai lo conosciamo a memoria e non sappiamo più che fare. Ancora cinque lunghe ore prima di partire. Finalmente, alle 18, iniziano ad imbarcarci per il <strong>Nepal</strong>. Passiamo la dogana e via, si riparte. Voliamo con Air Nepal e le hostess sono molto carine nella loro etnica uniforme. A bordo, per cena, scelgo la carne e mi ritrovo sul mio tavolinetto uno spezzatino piccantissimo con del riso bianco di contorno. La carne è <img class="alignleft size-full wp-image-749" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="Campagna Nepal campo senape asia country" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Campagna-Nepal-campo-senape.jpg" alt="" width="417" height="312" />bollente e faccio fatica a mangiarla. Mi avvento sul riso per cercare un po&#8217; di refrigerio per la bocca ma addento quello che pensavo fosse un fagiolino verde. Aiuto!!! E&#8217; un peperoncino, piccante esagerato, il quale unito al bollore precedente dello spezzatino, mi finisce per ustionare definitivamente lingua e l&#8217;intera bocca. Vado a fuoco per 15 interminabili minuti. Il volo poi, per fortuna,  prosegue regolare. Scendiamo, prendiamo il visto e subito ci dirigiamo al pulmino che ci aspetta. Fuori è buio. Dopo aver lasciato la zona aeroportuale inizio a notare le postazioni dei militari dell&#8217;esercito complete di sacchi di sabbia e mitragliatrici. Pochi giorni prima un attentato dei terroristi aveva allertato i militari. Per strada non c&#8217;è nessuno oltre a noi. Sembra ci sia un coprifuoco. Tutto chiuso. A giro solo qualche cane, un tizio con un motorino sgangherato e noi. Dopo altri 20 minuti arriviamo al nostro alberghetto, il <strong>Lay Lay</strong>. Molto carino, camere pulite e tutte corredate di bagno privato. Buona anche la colazione alla mattina: uova, pane, te, caffè e patate arrosto con cipolle.</p>
<p><strong>Giorno 4</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sveglia comoda stamani, alle 9. Partiamo con la guida Geevan e ci incamminiamo verso una cittadina poco fuori Kathmandu, <strong>Patan</strong>. Visitiamo la campagna attorno facendo un breve trekking e poi il centro storico che è costituito principalmente da un solo tempio. Tutto attorno donne intente nei vari lavori domestici. Chi lava e si lava, <img class="alignright size-full wp-image-751" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Nepal cuccioli bimbo India durbar square" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Nepal-cuccioli-bimbo-India-.jpg" alt="" width="417" height="556" />chi separa il riso dalla pula, bambini che giocano. Tante capre e cani abbioccati alla grande ad ogni angolo. Dopo l&#8217;agricoltura, il lavoro e intarsio del legno è l&#8217;altra occupazione principale dei locali. Piccole falegnamerie sorgono ovunque ed abili artigiani lavorano il legno quasi completamente a mano, dal taglio alle incisioni. Verso le 11.30 arriviamo nella <strong>durban square</strong> di Patan. Templi e palazzi reali intorno e migliaia di persone. I venditori ci assalgono subito e non ci mollano se non dopo almeno un centinaio dei nostri no. Poveri. Finito il giro ci incamminiamo verso l&#8217;albergo. Ci facciamo scendere poco prima e ci immergiamo nel caotico e chiassoso dedalo di stradine. Migliaia di negozi e solerti venditori sono la nostra attenzione del momento. Le ragazze, del gruppo, spinte penso da una loro predisposizione genetica, iniziano lo shopping. Borse, borsette, foulard, sciarpe e via dicendo. Finiti gli acquisti ci dirigiamo al nostro primo ristorante. Anche se non mangiamo esattamente tutto nepalese la cena è ottima: riso, pollo, verdure varie, yougurt e birra. Il tutto per l&#8217;esorbitante cifra di 240 rupie nepalesi, ovvero 2.50 euro. Comunque nel ristorante servivano anche i famosi &#8216;spagnetti alla bolognese&#8217; Ore 22 ci incamminiamo verso l&#8217;albergo. Ora tutti a nanna.</p>
<p><strong>Giorno 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci colazioniamo con pane, uova e le solite patate arrosto con cipolle, penso il rimasuglio della cena della sera precedente. <img class="size-full wp-image-750 alignleft" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Nepal  Monaco Tempio asia appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Nepal-Monaca-Tempio-2004-po.jpg" alt="" width="417" height="316" />Partiamo con una nuova guida Tana, che a mio avviso è peggio di Jeevan, e ci incamminiamo alla volta del monastero tibetano a <strong>Kopin</strong>. Praticamente il monastero è distinto in due parti separate, una per le ragazze monache ed una per i ragazzi monaci. Il primo è una costruzione sobria ma carina, dipinta con colori molto vivaci. Le colorazioni così vivide e variopinte servono per rendere il soggiorno meno triste alle ragazze che vi studiano, costrette a seguire la vita spirituale dalle proprie famiglie. Mi viene in mente di quando anche in Italia avere un figlio prete o che studiava in seminario era più che un onore, era una necessità. L&#8217;edificio dei monaci uomini è più grande e più adornato. Sul retro vi è un grosso stupa ed intorno un bel giardino curato, quasi all&#8217;inglese. Facciamo qualche acquisto (io prendo dei rotoli di incenso da bruciare) e ci avviamo verso la città di <strong>,</strong>, dove vi è lo stupa con gli occhi del <strong>Buddha</strong>. L&#8217;ambientazione e la piazza è molto suggestiva, con centinaia di bandierine colorate e scritte con le preghiere dei pellegrini che sventolano al vento. A pranzo siamo dal &#8220;Gigi il Troione&#8221; nepalese. Un ristorante di circa 10 metri quadri che più che altro è una bettola con le sue pentole sbuffanti collocate direttamente sul marciapiede ma pieno di gente del posto. Una bambina ed una donna, con abili gesti, confezionano uno dopo l&#8217;altro ad un ritmo incredibile, dei ravioli di carne (momo) mentre il padre, con una giacchetta lisa all&#8217;inverosimile, li trasborda nelle pentole per la  cottura. L&#8217;uomo non parla altre lingue e quindi a gesti ordiniamo i momo. Ne arriva un bel piattone a testa. Il piatto e la forchetta sono di metallo, penso di latta. Ci guardiamo titubanti sul primo boccone poi, sia per la fame sia perchè non vogliamo stare a farci le classiche seghe mentali sull&#8217;igene, iniziamo a mangiare. Il pranzo tra cazzeggio vario e trangugiamenti di momo va via veloce. Arrivati a pagare facciamo casino sulla cifra e rifiliamo al gestore quello che pensavamo fosse il totale. L&#8217;uomo sgrana un po&#8217; gli occhi e la sua bocca si allarga in un enorme sorriso. La cifra si vede che è più che abbondante. Mentre sto per andarmene, ultimo del nostro <img class="alignright size-full wp-image-754" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Rik e  Paolo con i momo Nepal" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/io-e-Paolo-con-i-momo97.jpg" alt="" width="417" height="570" />gruppo, l&#8217;uomo mi afferra il polso e mi trattiene blaterando qualcosa. Penso che forse ci sia qualcosa che non va e mentre cerco di capire l&#8217;uomo si abbassa sotto al bancone e sempre tenendomi per il braccio riappare con in mano un bicchierone di un liquido bianco. Intuisco allora che quello è il ringraziamento per la nostra lauta mancia e mi fa segno di berlo. Oddio! Già mi vedo sul cesso con un bell&#8217;attacco di diarrea. Vabbè, non mi va di rifiutare e così bevo qualche sorso. (Non ho mai saputo cose fosse quella bevanda ma secondo me era una sorta di latte di riso fermentato.) Lo stomaco sembra reggere alla strana bevanda e verso le 16.30 ripartiamo per <strong>Pashupatinath</strong> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pashupatinath_Temple" target="_blank">link</a> dove assistiamo alla cremazione dei cadaveri. Al nostro arrivo le pire accese sono tre mentre una quarta è in costruzione. Il fumo dei roghi si alza e l&#8217;aria si impregna dell&#8217;odore acre della combustione. Assistiamo all&#8217;accensione della quarta pira ed intravediamo anche alcuni sadu. Visitiamo i templi rimanenti e poi rimaniamo sul gat a vedere altre scene di vita per noi inusuali. Inseguiti dalla solita orda di venditori risaliamo sul pulmino e torniamo all&#8217;albergo. Per la sera ci dividiamo ed andiamo a mangiare in posti diversi. Ognuno così può sperimentare meglio i vari ristori. Ore 22.30, dopo un&#8217;intensa giornata, andiamo a nanna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Continua&#8230;</em></strong></p>
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		<title>Namibia, seconda parte&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 19:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ore 7. Si parte.
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le Welwisha mirabilis. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 10</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ore 7. Si parte.<br />
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le <strong>Welwisha mirabilis</strong>. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime <img class="alignleft size-full wp-image-707" style="margin-right: 5px; margin-left: 5px; border: 0pt none;" title="welwisha-mirabilis-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/welwisha-mirabilis-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="294" />rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni. Sono sempre li, a dispetto del clima torrido, del vento e delle azioni dell&#8217;uomo. Sulla strada del ritorno facciamo colazione. Ora puntiamo alla riserva marina di <strong>Cape Cross</strong>. Arrivati, scendiamo dalla nostre jeep e subito veniamo assaliti da un forte odore acre e, diciamolo pure, puzzolente. E&#8217; il guano di centinaia di otarie che in questo periodo stazionano qui. Metto il tele ed inizio a fare le mie foto. I lamenti degli animali coprono il rumore del vento, mentre il mare spazza la costa. Un coyote si aggira nel branco di otarie. Un&#8217;occhiata veloce e con un guizzo furtivo porta via un piccolo, forse già morto, ad un&#8217;otaria. Lo spettacolo non è dei più belli ma è questa la vita reale, la vita che animali e persone sostengono qui, ogni giorno, in Africa. Niente è dato per scontato. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dopo Cape Cross ci dirigiamo<img class="alignright size-full wp-image-709" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="otaria-Cape-Cross-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/otaria-Cape-Cross-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="293" /> verso la vicina <strong>Skeleton Coast</strong>. L&#8217;ingresso chiude alle 15, dobbiamo fare i biglietti e registrarsi. L&#8217;area è molto grande e i rangers ci avvertono di stare sulla strada. La presenza di alcune mine, residuati di qualche guerra passata, ci tengono un po&#8217; col fiato sospeso. Facciamo diversi chilometri all&#8217;interno ma non troviamo alcun relitto da avvicinare in sicurezza. Bisognerebbe avere una mappa dettagliata con percorsi precisi per trovarli, oppure bivaccare all&#8217;interno dell&#8217;area e riprendere la ricerca il giorno seguente. Ci fermiamo e facciamo qualche passo, anche per sgranchirsi un po&#8217; le gambe. Il paesaggio è davvero lunare. Solo il rumore del vento ed un sole calante all&#8217;orizzonte sono le uniche cose animate di questo momento. Il filo spinato e alcune bandierine ci ricordano e avvertono delle mine&#8230; Dispiaciuti di non <img class="alignleft size-full wp-image-711" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="skeleton-coast-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/skeleton-coast-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="244" />aver dato l&#8217;assalto ai relitti ci avviamo verso l&#8217;uscita est e puntiamo diretti al prossimo punto di campeggio. Siamo in ritardo e guidiamo un po&#8217; con il buio. Arriviamo verso le 20 a <strong>Khorixas</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Khorixas" target="_blank">link</a> . Finito di montare le tende andiamo a mangiare al piccolo, ma carino, ristorante del campeggio. Molti gatti a giro, suricati e perfino un babbuino ed uno struzzo. La notte scorre tranquilla sotte le stelle africane&#8230;</p>
<p><strong><span id="more-700"></span>Giorno 11</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ci attende la visita allo <strong>Spitzkoppe</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spitzkoppe" target="_blank">link</a> . Una serie di montagne completamente brulle ma di una bellezza estrema. Almeno per me. <img class="alignright size-full wp-image-717" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Spitzkop-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Spitzkop-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />Prima di arrivare vediamo, un po&#8217; di corsa, anche altre attrazioni della Namibia. La foresta pietrificata non è altro che un sito pieno di fossili di antichi alberi, che milioni di anni fa, sono stati sommersi da acqua e sabbia e che il tempo ha trasformato in pietre. Visitiamo le <strong>Burn Moutain</strong> e le <strong>Organ Pipe</strong>. Formazioni rocciose ottagonali <a href="http://www.namibia-1on1.com/organ-pipes.html" target="_blank">link</a>.   Arriviamo allo Spitzkoppe di buio, ancora una volta, e non vediamo niente. Il campeggio non esiste o meglio esiste ma solo l&#8217;ingresso, dopodichè si è liberi di girovagare all&#8217;interno e trovarsi l&#8217;angolo che agrada. Noi, al buio, e con i soli fari delle jeep ci addentriamo. La polvere avvolge le jeep che restano dietro e solo i primi possono scegliere  dove accamparsi. Alla fine ci fermiamo in quello che riteniamo sia il posto migliore al momento. Nemmeno la luna ci fa compagnia stasera. Buio pesto. Con i fari montiamo in fretta le tende, mangiamo carne e fagioli in scatola e poi, pila in testa, due chiacchiere a quello che sembra un tavolino. Alcuni, non <img class="alignleft size-full wp-image-720" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="ombre-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/ombre-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />essendo in un classico campeggio, hanno paura che qualche animale possa avvicinarsi alle tende. I rumori nella steppa sono in effetti un po&#8217; inquietanti. Io e Paolo restiamo da soli a bere e,  complice la mancanza della luna, decidiamo di fare alcuni scatti notturni al cielo. Per fare le foto però dobbiamo spengere anche le nostre torce. Restiamo interminabili minuti in due al buio con l&#8217;otturatore della macchina fotografica aperto. Vogliamo catturare la flebile luce delle stelle. Che spettacolo. In silenzio, di notte, al cospetto della natura e del cosmo. Dopo un po&#8217; la stanchezza prende il sopravvento e decidiamo che anche per noi due è giunta l&#8217;ora di andare a letto.</p>
<p><strong>Giorno 12</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente arriva anche la luce. Il fresco della mattina si fa sentire. Ognuno si alza alla propria ora. Io, <img class="alignright size-full  wp-image-722" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Festa-Herero-NAMIBIA-2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Festa-Herero-NAMIBIA-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />Paolo e Marta, visto lo spettacolare posto dove ci siamo accampati, decidiamo di scalare il monte che ci si trova di fronte. Arrivare in cima è faticoso ma abbastanza fattibile. Il colore e la compattezza delle rocce con cui sono fatte queste montagne è bellissimo.  Arrivati sulla sommità ammiriamo il paesaggio e facciamo diverse foto. Due arance diventano la nostra colazione. Che bel panorama. (Un giorno se ritorno in Namibia voglio proprio rivederlo lo Spitzkoppe). Finito questo momento in solitaria, scendiamo giù e smontiamo le tende insieme agli altri. Facciamo la colazione, quella vera e più sostanziosa, e ci muoviamo all&#8217;interno della zona. Alle 12 usciamo, non con qualche mugugno, e puntiamo verso <strong>Okaandia</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Okahandja" target="_blank">link</a>. Arrivati, facciamo subito la spesa in un piccolo supermercato, ed io mi devo ricordare di comprare anche della colla. La suola delle mie scarpe  mi ha abbandonato ed ha deciso di ropersi. Si è aperta e così, quando cammino, sembro uno con le pinne ai <img class="alignleft size-full wp-image-724" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Festa-Herero-NAMIBIA-2--2006" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Festa-Herero-NAMIBIA-2-2006.jpg" alt="" width="419" height="279" />piedi. Metto un bello strato di colla e con un bel paio di giri di nastro adesivo fisso il tutto. Purtroppo non ho foto a riguardo ma se vi capita di guardare le scarpe di un barbone forse non erano tanto dissimili dalle mie. Montiamo le nostre amate/odiate tende nel campeggio di turno e a cena mangiamo, questa volta, in un autogrill. Che tristezza.<br />
Dopo cena facciamo un salto appena fuori città dove, ci hanno detto, fervono i preparativi per una festa che si terrà l&#8217;indomani. Arriviamo in jeep e ci accorgiamo che siamo gli unici turisti. In giro molte tende, bambini che si rincorrono, parecchi falò e tanta gente intorno che mangia e ride. Il giorno dopo ci sarà una festa commemorativa <strong>Herero</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herero" target="_blank">link</a>. Purtroppo, a causa della festa, già dal pomeriggio non vendono più alcolici e quindi rimaniamo senza la nostra birra serale.. (Tafel <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Tafel_%28bier%29" target="_blank">link</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Melanzane semplici con mozzarella</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 17:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[A pranzo...]]></category>
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		<category><![CDATA[piatto estivo]]></category>
		<category><![CDATA[piatto veloce]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un'altra ricetta semplice semplice, adatta anche a chi sa cucinare poco. Può essere un piatto di contorno o anche un secondo leggero, abbastanza veloce da preparare ma soprattutto appetitoso e di stagione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-684" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Melanzane aglio mozzarella blog quellicheilgiovedi" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Melanzane-aglio-mozzarella-blog-Rik.jpg" alt="" width="588" height="393" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un&#8217;altra ricetta semplice semplice, adatta anche a chi sa cucinare poco. Può essere un piatto di contorno o anche un secondo leggero, abbastanza veloce da preparare ma soprattutto appetitoso e di stagione.<br />
In estate preparare tanti piatti elaborati, sinceramente, mi fa abbastanza fatica.<br />
Quindi non resta che passare alla ricetta.</p>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p>2 melanzane medio-piccole di quelle oblunghe<br />
1 mozzarella, possibilmente buona e non da discount, di quelle blu<br />
1 ciuffetto di prezzemolo<br />
1 spicchio di aglio<br />
sale e pepe q.b.<br />
olio d&#8217;oliva</p>
<p><strong>Preparazione:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-683"></span></strong>Mondate le melanzane lavandole, togliendo il gambo iniziale ed asciugarle ben bene. Tagliarle per lungo e dividetele a metà. Con il coltello incidete un po&#8217; la parte della polpa prima in un verso e poi nell&#8217;altro in maniera da formare dei rombi. Cercate di incidere in profondità ma senza tagliare la buccia esterna. Sbucciare l&#8217;aglio e tagliarlo a fettine sottili che infilerete un po&#8217; qua un po&#8217; la all&#8217;interno delle melanzane. Se non volete troppo aglio allora sfregatelo sulla superficie come fareste per una bruschetta. Poi prendere le melanzane ed adagiatele in una padella con un po&#8217; di olio. Iniziate la cottura dalla parte della buccia e chiudete con un coperchio. La parte più noiosa di questa ricetta è che dovete stare abbastanza attenti a che le melanzane siano cotte al punto giusto, sopra e sotto, e senza scurirle troppo dalla parte della polpa. <img class="alignleft size-medium wp-image-695" style="border: 0pt none; margin: 4px;" title="melanzane-tagliate-blog" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/melanzane-tagliate-blog-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Cuocendo con poco olio e a secco ci vuole poco per rovinarne l&#8217;aspetto. Giratele spesso e coprite sempre. Aiutatevi con un timer per evitare di bruciarle. La melanzana cuocendo inizierà a cedere un po&#8217; della sua acqua in maniera da facilitare la cotture. Se vedete che la situazione di cottura però è troppo asciutta agiungete un mezzo bicchiere di acqua, avendo l&#8217;accortezza però di versarlo quando le melanzane sono rivolte in sù, ovvero buccia sotto e polpa sopra.<br />
Intanto che la cottura procede prendete la mozzarella ed affettatela facendo tante rondelle. Fate anche un piccolo battuto col prezzemolo. Le melanzane saranno cotte quando avranno raggiunto un bel colorito marroncino ai lati e si saranno ridotte quasi della metà in volume. Quando ritenete che manchi solo qualche minuto alla fine ricoprite le melanzane col la mozzarella, cospargete si sale e pepe ed infine il prezzemolo. Aspettate che la mozzarella si sia un po&#8217; squagliata e servitele subito, magari con un filo di olio d&#8217;oliva a crudo e qualche goccia di aceto balsamico se lo avete.<br />
Non resta che mangiarle. <strong>Buon appetito</strong></p>
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		<title>La mia Namibia &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[la mia Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Namibia]]></category>
		<category><![CDATA[racconti di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest'anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l'Africa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-539" title="NAMIBIA tropico del Capricorno - Africa" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-1-x-blog.jpg" alt="" width="579" height="386" /></p>
<p>Agosto 2006<strong><br />
Giorno 1 </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest&#8217;anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l&#8217;<strong>Africa</strong>.<br />
Terra di estremi contrasti, terra di guerre, di miseria ma anche terra di gente incredibilmente  &#8216;umana&#8217;, dignitosa e coraggiosa. Il mio viaggio inizia con l&#8217;incontrare la mia nuova compagna di viaggio. Alla stazione di Firenze incontro Cinzia. Una pimpante e allegra quarantenne. Noi siamo gli unici che partiamo da Firenze e quindi faccio il viaggio in treno verso Milano insieme a lei. A Milano Malpensa, ci ritroviamo con altri partecipanti. Il volo per Francoforte va via liscio e li incontriamo il resto del gruppo proveniente da Roma. Saluti rituali e prime valutazioni &#8216;a freddo&#8217; tra i partecipanti. Il gruppo è abbastanza eterogeneo tranne qualche persona over cinquanta. Spesso non è un problema, anzi, quelli che rompono di più sono giovani che all&#8217;occorrenza o problema non sanno cavarsela. Ci imbarchiamo regolari con la South Africans alle 20.45. Il volo notturno è tranquillo e dopo un paio di films in inglese mi addormento. Hostess cortesi e buon cibo. Iniziamo bene&#8230;</p>
<p><strong>Giorno 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atterraggio è come da programma e alle 7.20 locali siamo in Sud Africa a <strong>Johannesburg</strong>. Ci sgranchiamo un po&#8217; le gambe in giro per l&#8217;aeroporto a curiosare e intanto ci mettiamo in attesa del volo per la capitale namibiana; <strong>Windhoek</strong>. Arriviamo tutti alle ore 11.55 ora locale, tutti tranne il mio bagaglio. Cacchio! E meno male avevamo iniziato bene (mi ci è voluto qualche giorno per trovare l&#8217;ottima configurazione tra zaino, tenda, sacco a pelo e tutto il resto, insaccato poi nel copri-zaino Ferrino). Con Michele facciamo la denuncia al Lost &amp; Found ed andiamo poi al nostro alloggio al <a href="http://www.roofofafrica.com" target="_blank"><strong>Roof of Africa</strong></a>, molto confortevole e carino. Il gruppo si divide e mentre alcuni vanno a prendere le attrezzature per il campeggio, io insieme a Wilma, Cristina, Monica e Maria andiamo al supermercato più vicino per acquistare i generi alimentari e tutto <img class="alignleft  size-full wp-image-542" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="NAMIBIA Nissan Africa Rik appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-2-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="263" />il resto. E&#8217; banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po&#8217; a disagio. La nostra opulenza e l&#8217;abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4&#215;4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell&#8217;hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso.  Speriamo bene&#8230; Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po&#8217; di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per  i prossimi giorni.  Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.</p>
<p><strong>Giorno 3<span id="more-679"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da Windhoek verso <strong>Keetmanshoop</strong> seguendo la strada B1. Il viaggio è lungo ma è anche questo il bello.  In Namibia le strade sono identificate dalle lettere dell&#8217;alfabeto e più alta è la lettera più in buono stato è la strada. Le strade B sono quelle asfaltate simili alle nostre superstrade poi dopo ci sono le C, con un buon sterrato fino ad arrivare alle E che sono quasi delle mulattiere. Siamo freschi e ci fermiamo poco, solo per mangiare qualcosa. Qualcuno trova una specie di pizza ai peperoni e cipolla alta 5 cm. Dopo i primi titubanti bocconi  ci avventiamo su quei poveri tranci di pizza. Penso che <img class="alignright size-full wp-image-543" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Kokerboom Forest Africa Rik appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-3-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />li digeriremo tra due o tre giorni. Meglio così. Nel tardo pomeriggio Concetta sta male e ci fermiamo lungo la strada al primo  pseudo-bar che troviamo. I primi malori da viaggio iniziano a dare problemi. Dopo 30-40 minuti la situazione non migliora e quindi allungo a Concetta due pasticche di Imodium e ripartiamo verso il nostro albergo al <strong><a href="http://www.quivertreeforest.com" target="_blank">Quivertree Forest Rest Camp</a>.</strong> Queste soste non programmate ci fanno arrivare col buio e così montiamo le tende con le luci delle auto. Abbozziamo una cena veloce con le prime scatole di mais e piselli del giorno prima. Si mangia veloci e tutti a nanna presto anche perché oltre alla stanchezza c&#8217;è anche un bel vento teso che spazza le nostre piazzole. A Concetta abbiamo trovato un  bungalow e dorme li, mentre io , senza la mia tenda nuova, dispersa chissà dove in terra d&#8217;Africa, dormo con Cinzia.</p>
<p><strong> Giorno 4<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sveglia presto, alle 6.30, e senza colazione decidiamo di fare una breve passeggiata per vedere la <strong>KokerBoom Forest</strong> all&#8217;alba. Ci troviamo in questa strana &#8216;foresta&#8217; di alberi. Alberi davvero strani che mai avevo visto prima. Sembra di guardare <img class="alignleft size-full wp-image-545" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA ghepardi Africa Rik appunti viaggio" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-4-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />direttamente nel passato, nella preistoria. Tornati indietro facciamo colazione a modo (io ho comprato un bel barattolo di burro di noccioline) e smontiamo le tende. Prima di andare via il padrone del camp ci fa fare il nostro primo incontro con due ghepardi in cattività. Sono fratello e sorella, orfani dei loro genitori. Al primo &#8216;soffio&#8217; di uno dei due ghepardi parecchi, Jurghen in testa, risalgono impauriti sulle jeep. Io, sarà perché avendo dei felini in casa riesco a intuire il loro stato di  irritazione o forse più probabilmente per incoscienza, rimango giù a qualche metro e faccio decine e decine di foto. Dopo questo bellissimo incontro ripartiamo verso Keetmanshoop. Li facciamo la nostra piccola spesa. Io, rimasto senza bagaglio, vado a cercare un po&#8217; di vestiti. Mutande, ciabatte, e qualche paia di calzini sono il mio obiettivo. Mentre parcheggio un ragazzino si propone come &#8216;antifurto umano&#8217; per la mia jeep. Mi dice che la guarderà lui e così gli allungo due dollari namibiani. Finiti i folli acquisti facciamo il pieno di carburante e qualcuno compra della buona <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amarula" target="_blank">Amarula</a> a 58 $ namibiani. Questa Amarula è un liquore cremoso, tipo Bayles, ed è fatto con delle bacche africane di cui gli elefanti sono ghiotti. Si rivelerà la compagna delle tanti notti africane. Sfamati, dissetati e rivestiti imbocchiamo la strada D e ammiriamo il fantastico paesaggio fino a <strong>Ai-Ais</strong>. Il campeggio è situato in una gola tra le montagne ed il posto è abbastanza carino, anche se un po&#8217; turistico per i miei gusti. Ci accampiamo nel giardino e, torcia in testa, iniziamo il nostro pic-nic notturno con dell&#8217;ottima carne cotta sulla griglia. Dopo cena Amarula per tutti. Ad Ai-Ais ci sono anche delle piccole terme e qualcuno ne approfitta per fare un bagnetto. La piscina è aperta, sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Driiin!!!! Suona la sveglia. Oggi levataccia, sono le  5.30. Con le prime luci dell&#8217;alba smontiamo le tende e facciamo  colazione. Ogni tanto spunta qualche cosa nuova da mangiare, qualche  &#8216;troiaio&#8217; ipercalorico o del pane ammosciato. Io non mi faccio mai  troppi problemi nel mangiare, e si vede. Comunque durante il giorno le  soste non sono sempre assicurate e le cose da fare invece sono sempre  molte, quindi meglio approfittare. In questo viaggio infatti siamo noi alla guida e questo ci  impegna e stressa parecchio. Animali, persone e forature sono sempre in agguato. Oggi partiamo alla volta del<img class="alignright size-full wp-image-578" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Fish River Canyon - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-5-x-blog.jpg" alt="NAMIBIA Fish River Canyon - Appunti viaggio Rik Quellicheilgiovedi" width="419" height="273" /> grande <strong>Fish River  Canyon </strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fish_River_Canyon" target="_blank">link</a>. Le strade in Namibia sono lunghissime ed i nostri occhi spaziano  senza posa nell&#8217;immensa pianura africana. Questa cosa mi da un senso di  libertà enorme e mi fa stare bene, parecchio bene. Poco prima  dell&#8217;arrivo alla nostra jeep si rompe il collettore della marmitta ed il  rumore del motore si fa assordante. Sembra di guidare un bolide da  formula uno, ma solo per il casino che fa. Al nostro arrivo parcheggiamo  rombando e non ci accorgiamo che poco più in la stanno girando un film o  un documentario. Il regista ci guarda male e borbotta qualcosa.  Indubbiamente abbiamo interrotto qualcosa. Scende e faccio le mie foto.  La macchina fotografica è quasi nuova e non gli risparmio niente.  Arriviamo al punto panoramico ed osserviamo il grande canyon.  Bellissimo. Colori indescrivibili. Rombando e facendo bestemmiare  nuovamente tutta la troupe ci incamminiamo verso Luderitz <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%BCderitz" target="_blank">link</a>. Durante il viaggio Concetta sta ancora male e ci fermiamo diverse  volte. Ha la febbre. Arriviamo stanchi a destinazione verso le 20 ed è  già buio. Loschi figuri in giro e aria umida e fredda. Alloggiamo al  Kraz Platz Guest House. Per cena ci attende dell&#8217;ottima carne locale  però cucinata alla tedesca. Io e Paolo infatti prendiamo uno stinco di  maiale e birra. Insieme ad altri ci fermiamo anche dopo cena per le  ultime bevute. Si chiacchiera e si ride&#8230; la compagnia è allegra. Ben  oltre mezzanotte andiamo a letto. Prima della cena la buona notizia. Il  mio bagaglio è stato ritrovato e me lo stanno portando. Forse domani lo riabbraccerò.</p>
<p><strong>Giorno 6</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi ci svegliamo presto ed ormai  questa cosa è diventata una costante. I viaggi come  questo non sono fatti per rilassare il corpo. Qui il corpo lavora  eccome ma quello che è più importante e riuscire a rilassare la mente.  So che tornerò a Firenze stanco fisicamente ma ritemprato nello spirito e  nella mente. La marmitta della macchina è sempre rotta e dobbiamo  riuscire a trovare un meccanico. Io, Jurgen e Barbara andiamo in paese  alla ricerca. Sfortunatamente per noi oggi è domenica e l&#8217;unica officina  di <strong>Luderitz</strong> è ovviamente chiusa. In più, essendo domenica, sono  previste anche alcune ore di black out per lavori alla vicina centrale  elettrica. Siamo davanti all&#8217;officina con sguardo mesto pensando sul da  farsi ed <img class="alignleft size-full wp-image-579" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Luderitz - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-6-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />intanto un pickup rallenta e si ferma. Scende un tizio e  incredibilmente si avvia verso l&#8217;officina e la apre. Ci fiondiamo dentro  e scopriamo che lui è il gestore e meccanico. Che botta di culo  tremenda!!! Si offre per la riparazione senza batter ciglio. Io  ringrazio tutti i santi che riesco a ricordare.. La macchina viene messa  sul ponte e la marmitta smontata. Il tizio però ci dice che deve fare  la saldatura altrove in quanto la corrente è stata staccata.  Così parte e rispunta dopo un&#8217;oretta circa. La riparazione ci costa  un&#8217;ora e mezza di tempo e un bel po&#8217; di soldini ma non potevamo fare  altrimenti: 700$ namibiani (circa 80€)<br />
Mentre siamo dal meccanico  gli altri sono in giro a visitare la cittadina che è motlo  caratteristica in quanto quasi tutte le costruzioni richiamano lo stile  bavarese dovuto principalmente al fatto che questa era una colonia  tedesca. Ripartiamo verso le 9.30, facciamo benzina e ci dirigiamo verso <strong> Sesriem</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sesriem" target="_blank">link</a> . La tappa di oggi è molto lunga, circa 600 km e 2 forature ci fanno  arrivare quasi a chiusura del campeggio. Montiamo le tende al buio e  ormai la cosa ci viene automatica. Pochi minuti e via. Ci rifacciamo la  sera a cena. Una spettacolare cena sotto le stelle al <strong>Sossuvlei Lodge</strong>. <a href="http://www.sossusvleilodge.com/" target="_blank">link.</a> Carni di tutti i tipi, cotta la momento sulla piastra. Impala,  ornitorinco, zebra, struzzo e coccodrillo sono i piatti forti. Mangiamo  come maiali e ci rilassiamo veramente. Dopo la cena il mio bagaglio è  arrivato per davvero e dopo 6 giorni proprio non ci speravo più. Rivedo  tutta la mia roba e sono proprio contento. Dopo cena ritorniamo verso le  nostre tende ed attraversiamo un piccolo tratto di deserto alla luce  delle torce elettriche. Tira molto vento e fa piuttosto freddo. Ormai,  anche se ho la mia tenda, dormirò con Cinzia.. La sua tenda e grande ed  in due si rimette a posto meglio.<br />
Buona notte.</p>
<p><strong>Giorno 7</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tanto  per cambiare sveglia presto; alle 4.30. Sulle tende e sui parabrezza  delle auto troviamo una bella brinata. Sicuramente durante la notte  siamo andati intorno allo zero o poco sotto. ci prepariamo per ammirare  l&#8217;alba sulle dune e partiamo alla volta si Sossusvlei che dista circa 40  km. Percorriamo la bella strada e lungo il tragitto passiamo dalla  famosa<img class="alignright  size-full wp-image-580" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA deserto Namib - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-7-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" /> <strong>duna 45</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sossusvlei#Duna_45" target="_blank">link</a>. E&#8217;  una delle dune più fotografata al mondo in quanto ogni gruppo turistico  si ferma li. Noi proseguiamo ed arriviamo alla piazzola da dove parte la  pista sabbiosa e dove partono solo le jeep 4&#215;4. Da li mettiamo le  quattro ruote motrici e ci lanciamo nella guida nella sabbia. Saliamo  sulle dune. La sabbia è umida e pioviggina leggermente. Il percorso è  abbastanza agevole e si suda. Arrivati in cima ci scateniamo a fare  foto. Passiamo alcune dune e scendiamo nel letto di una grande pozza  ormai essiccata. Faccio un sacco di foto alla flora e alla fauna locale.  Strani fiori e qualche bel ragno. Arriviamo camninando nella <strong>Death  Valley</strong> che altro non è che un antico lago prosciugato con spettacolari e  tetri alberi, ormai morti. Il panorama è suggestivo e mille sensazioni  mi avvolgono. La piana è completamente bianca ed il bagliore prodotto  dal sole è accecante. Sarebbe un ottimo posto per un&#8217;abbronzatura  veloce. Anche qui faccio un sacco di foto con la ia reflex. Dopo la  visita facciamo colazione e con calma ripartiamo. Nel primo pomeriggio  portiamo una delle nostre macchine a riparare una gomma forata mentre  altri fanno benzina e comrano un po&#8217; di biltong che è una carne  essiccata e speziata che vendono <img class="alignleft size-full wp-image-581" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Death Valley  - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-8-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="279" />moltissimo qui.Vicino al campeggio e  visto l&#8217;approssimarsi del tramonto, decidiamo di fare un po&#8217; di foto in  cima ad una duna. Partiamo tutti belli pimpanti e carichi ma la salita  si dimostra più dura del previsto. La duna che sembrava una piano piano  si moltiplica e a poco poco miete le prime rinunce. Io ormai ho rotto il  fiato e passo avanti. ormai ho staccato tutti ma ho il cuore il gola.  Se muoio sarò felice di morire qui. il posto è magnifico e ti  riappacifica con tutto. Arrivato in cima dstrutto inizio a posare il  cavalletto per la reflex. Dopo un po&#8217; arrivano anche qualcuno degli  altri. Il sole cala e ci regala dei colori bellissimi. Dietro a noi la  vallata di sabbia e verde si colora di un rosa tenue e con la mia reflex  cerco di catturare il più possibile questo momento magico. Stanco ma  contento ridiscendo con gli altri. Io, Cinzia, maria e Paolo ritorniamo  al ristorante. Stesso menù. Gli altri rimangono in tenda a farsi del  riso. La giornata è stata intensa e alle 22 siamo già tutti a letto.</p>
<p><strong>Giorno  8</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci svegliamo nuovamente all&#8217;alba, ormai è un fatto assodato,  ed il rituale delle tende si ripete. Sopra le tende però c&#8217;è del gelo e  dovendo partire le mettiamo via piuttosto bagnate. In macchina ci  dirigiamo verso <strong>Solitaire</strong> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Solitaire,_Namibia" target="_blank">link</a>. Come indica il nome questo paesino altro non è che un crocevia dove  esiste solo un distributore e due case. Facciamo benzina e ci mangiamo  un&#8217;ottima torta di mele che è la sola specialità del luogo. Sembra che  Solitaire sia famoso per questa torta di mele. Mangiamo, facciamo  qualche foto e ripartiamo verso <strong>Swakupmund</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Swakopmund" target="_blank">link.</a> Arriviamo nel<img class="alignright size-full wp-image-582" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Faro Swakopmund - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-9-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="271" /> primo pomeriggio e andiamo direttamente ai bungalow  comunali. Smontiamo la roba in molti si rilassano. Io barbara e Michele  andiamo in città a trovare un gommaio per comprare una nuova gomma per  l&#8217;auto (900 $N) e appena fatto ci facciamo un giro per la cittadina.  Molto carina, affaciata sul mare e con le caratteristiche case in stile  tedesco.. Qui è tutto un po&#8217; un&#8217;accozaglia di stili. Arriviamo fino al  faro e all&#8217;imbrunire faccio diverse foto. Arrivata la sera, in una  cucina attrezzata dei bungalow ci facciamo una bella pentola di riso al  latte (ricetta di Tiziana) e mangiamo tutti insieme quel riso colloso.  Purtroppo la pasta ed il riso quaggiù scuociono a vedersi ed è  impossibile azzeccarne la cottura. Ormai siamo abituati. Dopo cena, la  solita bevuta collettiva di <strong>Amarula</strong> e tutti a nanna.</p>
<p><strong>Giorno 9</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi  sveglia ad un&#8217;ora decente. Verso le 8.30 facciamo colazione e subito  dopo andiamo all&#8217;appuntamento con Jerard, la <img class="alignleft  size-full wp-image-583" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Sandwich Harbour - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-10-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="270" />nostra guida per andare  sulle dune. Piccolo brefing con sitruzioni per guidare sulla sabbia,  blocchiamo le ruote in posizione full 4&#215;4 e ci dirigiamo sulla spiaggia.  Oggi guiduiamo sulla battigia per 40 km. Non avevo mai guidato in riva  al mare costeggiandolo. Anche questa è libertà, libertà di andare  dovunque e vedere, vivere. Durante il tragitto incontriamo molte foche.  Inevitabili le soste per le fotografie. L&#8217;aria è frizzantina e tira  anche un po&#8217; di vento. Arriviamo a delle dune più alte e all&#8217;Oasi di  <strong>Sandwich Harbour</strong>. Qui saliamo letteralmente con le auto sopra alle alte  dune e non mancano gli insabbiamenti. Quando si sale bisogna affondare  il piede sull&#8217;acceleratore e non frenare ne metter mano al cambio. si  sale e basta, in linea retta. Scendiamo e facciamo due passi. Jerard ci  porta sull&#8217;orlo di <img class="alignright size-full wp-image-584" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Namib Desert Skelethon Coast - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-11-x-blog.jpg" alt="" width="419" height="268" />una duna e mettendoci tutti in fila ci fa saltare a  piedi pari tutti insieme giù per la duna. Un rumore stranissimo e mai sentito prima ci avvolge. E&#8217; il famoso ruggito delle dune. E&#8217; un effetto  causato dai granelli di sabbia che rotolando su altri granelli come per  un effetto a catena si genera questo suono sordo. Dopo si ritorna  indietro purtroppo, salutiamo Jerard e ci dirigiamo in città all&#8217;agenzia  per il volo aereo sul deserto del Namib e la <strong>Skelethon Coast</strong>. Qualcuno,  un po&#8217; timoroso di volare su questi piccoli aeroplani da 4-5 posti,  rimane a terra. Io ed altri partiamo. Il nostro pilota è molto giovane e  avrà al massimo 19 anni ed il cielo non è proprio terso. Speriamo che  la cifra pagata <img class="alignleft size-full wp-image-585" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="NAMIBIA Great ocean dish - Appunti viaggio Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/NAMIBIA-12-x-blog.jpg" alt="" width="250" height="375" />valga la passeggiata aerea. Ci alziamo con grande  fragore del motore e con le nostre cuffie belle calzate in testa ci  inoltriamo nel cielo verso il deserto più antico del mondo; il <strong>Namib  desert</strong>. Il volo procede ma dopo poco le nubi che erano all&#8217;orizzonte ci  vengono incontro e ci avvolgono. Ora praticamente non si vede niente  fuori dal finestrino e voliamo alla cieca. Il commenti che cinque minuti  prima ci venivano spontanei si ammutoliscono e cala ungelido silenzio.  Il giovane pilota smanaccia qualcosa alla radio e ai comandi e spesso  guarda fuori dal finestrino. La tensione sale&#8230; Mi sembra che anche lui  si sia perso senza punti di riferimento visibili. Le dune sembrano  molto vicine. Per questo il pilota cerca di salire di quota per provare  ad uscire dal banco di nuvole e dopo una decina di minuti riusciamo a  vedere il sole. Michele, forse la tensione, forse il cibo, si sente  male. Riusciamo comunque a vedere i famosi relitti che si trovano  arenati lungo la costa, Relitti metallici incastonati tra la sabbia ed  il mare. Prezzo per questa mezz&#8217;ora di quasi puro terrore ben 150  euri!!! Facciamo ritorno ai bungalow e mentre gli altri decidono di  rifarsi, per cena, quella colla che chiamano riso, io e Paolo prendiamo  la jeep e ritorniamo in città. Nel pomeriggio avevo visto un localino  carino e coì ci facciamo una mega mangiata di pesce e molluschi con  ostriche, cozze, gamberoni, aragoste e crayfish. Il tutto per circa 13  euro a testa. Dopo cena ritorniamo al campo e andiamo a letto stanchi  morti ma felici.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
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		<title>Argentina e Cile (Patagonia)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai 'piedi del mondo'. Vado in Patagonia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-44" title="Patagonia-Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/Patagonia-Rik.jpg" alt="" width="578" height="385" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Settembre 2009<br />
</strong><strong><br />
Giorno 1<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partito.<br />
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai &#8216;piedi del mondo&#8217;. Vado in <strong>Patagonia</strong>. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c&#8217;era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l&#8217;ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)<br />
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell &#8217;89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò.  La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c&#8217;era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una &#8216;cerveza&#8217;. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e  scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone.  Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.<br />
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterrati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po&#8217; ovunque ,  inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali.  Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in <strong>Plaza de Mayo</strong>. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche <span style="text-decoration: underline;">quadra</span> a piedi (così si chiama l&#8217;isolato) ci avviamo al mercatino di <strong>San Elmo</strong> ma troviamo tutti i negozi chiusi.  Torniamo indietro verso Plaza de mayo. <strong><img class="alignleft  size-large wp-image-516" style="margin: 5px; border: 0pt none;" title="La bistecca patagonica ... con l'uovo" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/20090908-_MG_5653-800x533.jpg" alt="" width="419" height="279" /></strong>Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all&#8217;ora giusta per prendere l&#8217;aereo per <strong>Trelew</strong>. Dopo un paio d&#8217;ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40&#8242; di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l&#8217;estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a <strong>Puerto Madryn</strong>. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella <strong>bistecca patagonica</strong> al sangue e, non contenti, con un bell&#8217; uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all&#8217;ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.<br />
Buona notte</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-670"></span>Giorno 3</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sveglia prestino (6.30) ed incontro col nostro pulmino da 19 persone. Sarà il nostro per tutta la permanenza a Puerto Madryn. In pratica ci spettano quasi 4 seggiolini a testa. Non penso che avremo problemi di posto. Di fronte al nostro ostello un paio di balene stamattina facevano le loro abluzioni con salti e sbuffi. Stavo per fotografarle ma è uscito il sole. Il clima è sul freschino. Quasi 2 gradi. Ora andiamo a fare un&#8217;escursione in barca per avvistare altre balene. Purtroppo non posso portare lo zaino e quindi mi devo prendere tutto su. Bardati come astronauti, col nostro bravo giubbetto salvagente, ci siamo imbarcati. La gita è durata un paio d&#8217;ore e abbiamo visto una decina di balene con alcuni piccoli. Sono animali molto schivi e la nostra barca li disturbava un po&#8217;. Siamo nel parco  della <strong>Penisola di Valdez</strong>. Parco nazionale protetto con soli 400 abitanti sparsi nelle due o tre piccole cittadine. Non c&#8217;è traccia di alberi su questa penisola molto arida. Infatti non ci sono fiumi. Il paesaggio è molto desolato ma è quello patagonico. Arrivati a <strong>Punta Delgada</strong> abbiamo mangiato nell&#8217;unico ristoro presente. Molto carino. Io mi son mangiato un bel pezzetto di agnello mentre gli altri un tipica bistecca Argentina. Prezzo 12 euro a testa. Dopo breve passeggia sulla playa per andare a vedere i leoni marini. Molto belli. Tutte le volte che li vedo (così come in Namibia nel 2006) mi sembra di assistere ad un girone di dannati dai rumori che fanno .<br />
Ora 17.40, abbiamo 2 ore per tornare indietro. Più o meno abbiamo fatto 400 km. Stiamo percorrendo la strada del ritrono verso Puerto Madryn. Il sole sta tramontando e mi regala incredibili colori. Ogni volta ringrazio di essere al mondo e di poter andare per le sue strade. Ascolto un mp3 e mi fa compagnia la voce di <strong>James Blunt</strong>; &#8220;Carry you home&#8221;.<img class="alignright size-medium wp-image-513" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="La balena al tramonto" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/20090908-_MG_5663-300x200.jpg" alt="" width="424" height="283" /> La guida parla e muove le labbra, ma io non lo sento. Ha la voce della mia canzone.  Puerto Madryn si illumina e ci regala una vista diversa. Arrivati al nostro ostello ci diamo una ripulita e alle 21 andiamo, su consiglio della senora Anna, al ristorante <strong>Puerto Mariscos.</strong> Io ordino quello che ha l&#8217;aria di un cacciucchino, Davide e Manuela due tagliatelle scotte col pollo dentro mentre Giacomo e Giovanni una parrilla di carne così dura, difficile da tagliare e masticare. Ci lamentiamo per la carne e onestamente il padrone non ce la fa pagare. Cacchio com&#8217;era dura. Salutiamo ed andiamo via. Prima del ritorno prendiamo un gelatino veloce accanto all&#8217;ostello e poi tutti a nanna. Fuori dal nostro ostello, aldilà della strada, la balena dorme nel golfo tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 4</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-662" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="balena-patagonia-blog_MG_6342" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/balena-patagonia-blog_MG_63421.jpg" alt="" width="424" height="283" />Oggi sveglia da gran signori alle 8 poiché abbiamo appuntamento con Juan, la nostra guida locale, alle 9. Colazione veloce con caffè, pane secco e marmellata. Il pane non ci soddisfa più di tanto e così usciamo in quattro ed andiamo al forno che abbiamo visto vicino all&#8217;ostello per vedere di mangiare qualche buona pasta. Il forno e chiuso sicché rimediamo al barretto <strong>Bottazzi</strong> li accanto. Sei cornettini e via. Incontro con Juan e via a vedere le balene dalla spiaggia di <strong>El Doracido</strong>. Bellissimo spettacolo. Balene fin quasi sulla spiaggia che vanno su e giù con i propri piccoli. Ho finto una memory card intera della mia Canon. Ore 12 ritorniamo a Puerto Madryn per lasciare alcune persone e poi proseguiamo a sud per 20 km per andare a vedere la spiaggia delle foche. Mi abbiocco sul pulmino fino alla spiaggia. Molto belle anche le foche anche se si vedevano meglio e più ravvicinate quando andai in Namibia. Verso le 15 siamo di ritorno al nostro ostello. Prendiamo due pizze e le mangiamo su un muricciolo  sulla spiaggia. Dopo  camminiamo sul bagno asciuga. Una bassa marea che lascia scoperto un lembo grandissimo di spiaggia. <img class="size-full  wp-image-658  alignright" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="bagno  asciuga Patagonia bassa marea Rik" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/bagno-asciuga-Patagonia-blog-MG_6561.jpg" alt="" width="424" height="283" />Sarebbe ottima per fare corsettine salutari alla mattina o tarda sera. Invidio le persone che possono avere il mare a disposizione tutto l&#8217;anno, vabbé. Pomeriggio libero.  Schiaccio un pisolino di tre ore prima della cena. Alle 20 usciamo  ed andiamo in un piccolo ristorante sulla strada principale. Il ristorante si chiama <strong>Caccaros</strong>. Abbiamo mangiato molto bene. Pollo  e agnello, tipico argentino, riso patate e via. Spesa 50-60 pesos a testa.  L&#8217;agnello qui in Argentina e nella Patagonia in genere è molto consumato e rinomato per le sue carni sapide. Lo iodio ed il salmastro della zona costiera, si spingono fin nell&#8217;interno, grazie ai forti venti, alimentano così lo strato erboso della pampa argentina che viene poi consumata dai capi di bestiame, rendendo la carne veramente saporita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giorno di trasferimento da Puerto Madryn a <strong>El Calafate</strong>. Da oggi avremo la neve. Molta neve. Così almeno ci hanno detto. Ore 6 sveglia e ore 9 volo. Si inizia con le levatacce. Prendiamo l&#8217;aereo da Trelew a El Calafate. 1h50 minuti di volo. Aereo 737-700. Oggi dovremo accordarci per l&#8217;auto a noleggio. Costo approssimativo 600 pesos al giorno. Quasi 100 euro. Pasto leggero a bordo. C&#8217;è una bella hostess molto &#8216;argentina&#8217; del tipo bella e tenebrosa. Già me la immagino a ballare il tango con rosa in bocca e tutto il resto. Peccato che stiamo in volo poche ore. Vediamo se dopo ci scappa una foto ricordo. Appena atterrati ci siamo incontrati con la nostra guida Juan (un altro) e Mario, due ex militari ora in pensione. Preso il pulmino ci siamo avviati verso <strong>El Chalten</strong>. Ora inizia il vero viaggio in Patagonia. Lunghe strade, panorami mozzafiato e distese immense. La pampa argentina. Lungo la strada ci siamo fermati per vedere alcuni alberi fossili e abbiamo fatto una passeggiata in questo paesaggio quasi lunare. Che strane sensazioni. Arrivati a El Chalten ci siamo sistemati in una bella capanna tutta di legno. Sono dei piccoli chalet molto accoglienti con cucina, microonde, fornelli e frigo nuovo. Siamo in bassa stagione e quindi siamo i soli. El Chalten è un paesino molto scarno e senza neve anche abbastanza messo male. Strade polverose e spesso sterrate, molti cani randagi a giro e vento e pioggia che ti sferzano la faccia. Mi è piaciuto un casino. Andiamo al piccolo market zigzagando tra le pozzanghere e cercando di attirarci dietro meno cani possibili. Compriamo il mangiare di domani; panini con formaggio e prosciutto cotto oltre a frutta e qualche cioccolata. Dopo andiamo a mangiare in un piccolo ristorantino. io prendo una <strong>sopa</strong> (zuppa) di verdura e il <strong>mandongo</strong> a la espanola ovvero trippa in brodo con salsicce, pancetta e carote. Molto buona, ottima per riscaldarsi. Dopo mangiato tutti a nanna e dormire per il giorno dopo. Domani si inizia col trekking nella neve.<br />
Fuori una luna piena ed il vento che fischia forte.<br />
Buena noche</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 6</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Domani andiamo al <strong>El Chalten</strong>. Speriamo che non ci sia troppa neve. Forse devo comprare un pile per il freddo.  Per contenere l&#8217;ingombro dello zaino sono partito un po&#8217; scarico. Vediamo un po&#8217;. Speriamo nel tempo buono per fare trekking. Se la relazione è giusta dovremo fare molti km a piedi. Speriamo di farcela. Mi sa anche che ci tocca cercare l&#8217;albergo per la notte. Giovanni vuol vedere bene i prezzi prima di confermare. Temperatura prevista di 1-2 gradi. Speriamo anche che non ci sia tanto vento altrimenti i miei vestiti non saranno sufficienti. Comprerò qualcosa lì. Meno male che ho portato la calzamaglia di seta, quella che uso per sciare. Ormai è ferma da qualche anno ma fortunatamente non si sciupa. Anche i guanti da moto che ho sono l&#8217;ideale. Non si bagnano e tengono abbastanza caldo. Tra qualche decina di minuti atterreremo. Dal finestrino non si intravede niente. La giornata comunque sembra promettere bene. Sveglia ore 7. Alle 8 abbiamo appuntamento con Juan e Mario. Prendiamo i panini e partiamo col pulmino. Dopo una ventina di minuti arriviamo al <strong>Hosteria Pilar</strong> dove iniziamo il nostro trekking di 15 km. Il cammino procede bene per la prima ora poi la neve inizia a salire ed arrivano le prime grane. La neve mi entra nelle scarpe e dopo un po&#8217; inizio ad avere i piedi bagnati fradici. Inoltre lo zaino che ho sulla schiena non mi fa traspirare e la camicia e maglietta diventano zuppe di sudore dopo poco. Con non poche difficoltà arriviamo al campo base e controlliamo lo stato dei vestiti. Praticamente sembriamo come tuffati in piscina. Giovanni si mette delle buste di plastica ai piedi e poi le infila nelle scarpe. Io controllo e il piede è umido ma non fradicissimo. Mi rimetto le scarpe bagnate e fredde e mangio i miei due panini con formaggio e prosciutto cotto. Dopo una mezz&#8217;ora ripartiamo. L&#8217;acqua che ho nelle scarpe piano piano si scalda e rende più tollerabile la cosa. Le gambe vanno da sole. La sete si fa sentire e mi scolo tutta la mia razione. Incontro un primo torrente e la riempio. L&#8217;acqua è potabile, almeno spero.  Finalmente arriviamo al pulmino e ritorniamo alla nostra capanna. Una bella doccia calda e vestiti asciutti. Ahhh che bello la roba asciutta. Nel pomeriggio io e Giacomo facciamo un giro di questo triste paesino. Troviamo una <strong>birreria artigianale</strong> ma è chiusa. Proseguiamo e ne troviamo un altra. Chiusa pure quella. La porta però non è completamente chiusa e bussando entriamo. Il tizio dentro, che sta lavorando, ci da le uniche due birre artigianali che ha  in un frigo sudicio e impolverato. Ne assaggiamo una. Diciamo buona e meglio della Quilmes. Nel frattempo inizia a piovere  tosto con un bel vento teso da est. Ci bagniamo nuovamente. I cani gironzolano sempre, sembrano ormai incuranti del brutto tempo. Arriviamo a casa ci cambiamo di nuovo e di nuovo usciamo per andare  al  nostro ristorantino. Ordino una sopa, una zuppa, che non arriva mai e poi un bel <strong>bife de chorizo</strong> al sangre cugoso, in pratica una bella <strong>bisteccona al sangue</strong>. Vediamo cosa arriva. La sopa infatti non arriva. Il tizio se l&#8217;e dimenticata oppure io non l&#8217;ho detta. Boh, non ricordo. Il bife invece arriva con molte pata fritas. Sono contento. Non e bella come le altre volte ed è anche troppo cotta ma almeno è morbida. Gli altri hanno preso la pizza della casa ma alla fine è un formaggio con pizza da quanto ne hanno messo sopra. Finita le cena  usciamo e torniamo alla <strong>cabana</strong> nel pieno di una tormenta di pioggia e vento. Qui a <strong>El Chalten</strong> c&#8217;è sempre molto vento. Il vento è un classico della Patagonia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 7</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi faremo un altro trekking di 16 km. Forse 20. La giornata promette bene. Io stavolta metto i miei anfibi militari e porto le altre scarpe, con il cambio, nello zaino. Non voglio stare un altro giorno con i piedi a mollo. Gli anfibi mi fanno un po&#8217; male ma meglio che stare bagnati. Partiamo alle 8,  direttamente da <strong>El Chalten</strong>. La passeggiata oggi è molto bella e pure un po&#8217; di sole fa capolino. Dopo un po&#8217; inizio a sentire caldo e mi levo la giacca. Una giacca della Columbia comprata in Sri Lanka ad un famoso mercatino di roba contraffatta. Il vento mi sferza il viso ed il corpo ma tiro avanti sperando di acclimatarmi. Fortunatamente è così. La giornata procede bene. Ogni tanto incrociamo un ruscello e prendiamo su nuova acqua. Il sapore sa un po&#8217; di erba e foglie ma alla fine è buona. I piedi fanno un po&#8217; male ma tiro avanti. A mezzo giorno arriviamo alla laguna e ci fermiamo a mangiare. Solito panino con formaggio. Prima però mi cambio le scarpe e la maglietta che si è bagnata. Adesso sto da Dio e mangio volentieri. Siamo ai piedi della <strong>Laguna Torre</strong> e vicini al ghiacciaio e al <strong>Cerro Torre</strong>. Più tardi senza le nuvole vedremo anche il <strong>Fitz Roy</strong>. Dopo il pranzo e con un vento micidiale iniziamo la discesa. Il panorama, i colori, l&#8217;aria stessa, insomma tutto, è molto bello e particolare. Alcuni scorci tolgono il fiato per la loro bellezza. Mi fa venire in mente quello che avevo visto nei vari documentari della Patagonia in tv. Ma adesso  ci sono io e posso vederlo con i miei occhi. Faccio infinite foto con la speranza, una volta a casa,  di riassaporare quelle atmosfere e quei colori. Fosse per me mi fermerei un mese in questa parte di mondo. Solitudine, silenzio, tranquillità. Il dolore ai miei piedi aumenta ed ora pure il mio ginocchio destro inizia a farmi male. Purtroppo non sono allenato e passare da zero a circa 35 km di trekking in due giorni è un po&#8217; troppo forse. Dopo circa tre ore siamo di ritorno. Ce l&#8217;abbiamo fatta anche stavolta. Per fortuna abbiamo avuto il sole tutto il giorno che ha un po&#8217; mitigato la presenza del vento. Un cosa strana: in questi due giorni e anche in quelli precedenti, non ho mai avuto i soliti problemi alle gambe che mi prendono a Firenze. Forse dovrei stare in viaggio per tutto il resto della mia vita? Non sarebbe male. Al ritorno in capanna Davide ottura il cesso e non posso farmi la doccia in quanto il bagno è inagibile. Mi lavo comunque un po&#8217;, come i gatti,  e poi mi butto sul letto esausto. Dormire. Verso le 20 andiamo a cena in un altro ristorantino. Bife de lomo e insalata. Niente di particolare. Ore 22 tutti a letto. Io mi ascolto un po&#8217; di musica. Qui a <strong>El Chalten</strong> il telefono non prende e da tre giorni siamo tagliati fuori da ogni comunicazione. Che bello&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giorno 8</strong></p>
<p>Oggi partiamo da El Chalten per andare a <strong>El Calafate</strong>. Prima però facciamo un piccolo trekking al lago <strong>Deserto</strong> con vista sul ghiacciaio <strong>Huebul</strong>. La salita es mas ripida e c&#8217;è molta neve. in alcuni punti supera abbondantemente il metro. 50 minuti per arrivare ed altrettanti per tornare. Quando arriviamo il panorama però ripaga il nostro sforzo. Il sole, il silenzio, il vento e la montagna questi sono gli ingredienti che qui compongono la natura. Lentamente riscendiamo giù e torniamo al nostro mezzo. Mangiamo i soliti panini preparati al mattino e stappiamo la <strong>Quilmes Stout</strong> che mi sono comprato e portato dietro. Sarà la faticaccia e la sete ma mi sembra molto buona. Facciamo qualche foto sul piccolo ponticello e poi partiamo. Lungo la strada ci fermiamo per vedere un piccolo kenyon. Dopo un po&#8217; di km ritroviamo la <strong>hosteria della Leona</strong>. Queste due o tre case sono molto vecchie e alcune leggende come <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Butch_Cassidy" target="_blank">Butch Cassidy</a> </strong>si sono fermate qui. Entriamo per un caffè caldo ed io non so resistere alla <strong>Lemon pie &#8220;La Leona&#8221;</strong> . Ne prendo una bella fetta con un caffè lungo. Spero solo che non mi faccia male. La torta non è proprio di alta pasticceria ma chissenefrega, sono in Patagonia, cazzo!  Peccato non fermarsi qualche giorno. Lentamente riprendiamo strada verso El Calafate. Sono le 17.40. La strada scorre lenta tra queste valli enormi, sembrano non avere confini. Se vedessi un carro di pionieri con cavalli non mi meraviglierei. Il sole sta tramontando ed i colori intorno a me si fanno sempre più caldi. Il cielo s&#8217;infiamma e la pampa si tinge di riflessi dorati. Alla fine arriviamo a El Calafate verso le 18.30 ed alloggiamo nelle cabanas. Sono un po&#8217; più brutte di quelle di El Chalten ma il paesino, questa volta, è normale. Persone, negozi, ristorantini e boutique di artigianato locale con le classiche bombiglias per il mate. Juan ci ha portato alla <strong>Tierra Bendita</strong>. Un ristorantino con argentini ma gestito da cinesi. Pure qui sono arrivati. La cena è a buffet e possiamo mangiare tutto quello che vogliamo. In parecchi piatti si sente che hanno influenze cinesi. Infatti ci sono molte cose fritte e altre sanno indubbiamente di salsa di soia. Per fortuna c&#8217;è anche la carne allo spiedo e c&#8217;è un po&#8217; di tutto: vacca, pecora, agnello e salsicce. Prendo un po&#8217; di tutto da buon assaggiatore. Alla fine più o meno tutti mangiamo a più non posso e paghiamo a testa 43 pesos. Torniamo alla capanna a piedi così almeno digeriamo tutta quella roba che abbiamo mangiato. Fa molto freddo e penso che siamo vicini a zero gradi. In capanna c&#8217;è un po&#8217; di casino per i posti letto.   Giovanni è un nottambulo e si alza molto presto quindi dorme al piano di sotto, mentre io dormo con Giacomo, Davide e Manuela. Adesso mi metto il mio amato/odiato collirio, le cuffie con un po&#8217; di musica e buona notte.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p>
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		<title>Aspic di Quinto Quarto, ovvero &#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 23:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[A pranzo...]]></category>
		<category><![CDATA[Frattaglie]]></category>
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		<category><![CDATA[piatto estivo]]></category>
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		<description><![CDATA[Aspic di Quinto Quarto, ovvero... la Simmenthal fatta in casa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; la <strong>Simmenthal</strong> fatta in casa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-634" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="Aspic di carne quinto quarto freddo estivo appetitoso" src="http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Aspic-di-carne-blog.jpg" alt="" width="577" height="405" /></p>
<p style="text-align: justify;">Post veloce per una ricetta molto lunga da farsi, almeno per me, visto che è la prima volta che ci provo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, se inorridite davanti ad una scatoletta della suddetta carne in scatola con annessa gelatina e non la includete mai nel vostro carrello della spesa, forse questa ricetta vi potrà aiutare nel farvela in casa con una modica cifra e con un risultato assicurato, almeno nel gusto se non nell&#8217;aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti:</p>
<p>Carni per bollito (lingua, muscolo ecc.)<br />
Trippa e lampredotto<br />
Carote, sedano e cipolle, prezzemolo<br />
un paio di pomodori da brodo, ma piccoli<br />
Fogli di colla di pesce<br />
Sale grosso</p>
<p><span id="more-631"></span>Iniziamo subito:</p>
<p style="text-align: justify;">Procuratevi le carni per il bollito. Io, siccome ne vado matto, ho preso anche i tagli del quinto quarto ovvero trippa, lampredotto e lingua . Fate il vostro bel bollito o lesso partendo da una bella pentola con acqua fredda e sale grosso ed  i soliti odori (cipolla rossa, carota, sedano e prezzemolo) e poi immergete la carne quando l&#8217;acqua bolle.<br />
Ogni taglio di carne ha la sua cottura quindi con una forchetta saggiate la consistenza di ogni pezzo e quando la forchetta entra facilmente nella carne toglietela dalla cottura e mettetela da parte, avvolgendola con della pellicola. Portate a termire la cottura di tutto e infine mettete via la carne. Filtrate il brodo con un colino a maglie non troppo fitte. Così facendo filtrate i pezzetti di verdura ed eventuali piccoli pezzetti di carne. Se avete tempo fate freddare per bene il brodo e sgrassatelo. Se non avete tempo riportatelo a bollore ed unitevi un albume d&#8217;uovo, leggermente sbattuto, per ogni litro di brodo. Bollite 2-3 minuti rigirando il composto con una frusta e poi filtrate il tutto con un canovaccio di cotone bianco. Questo filtraggio è più tosto e permette di lasciare nel panno quante più impurità ci sono. Dopo prendere una porzione di brodo che ritenete sarà sufficiente a comporre il vostro aspic e scioglietevi dentro i fogli di colla di pesce. in genere 2-3 foglii per mezzo litro di brodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovate un recipiente di vetro o meglio di plastica alimentare e versate un primo strato (mezzo centrimetro o poco più) di brodo. Lasciate rapprendere la gelatina del vostro contenitore in frigo per circa 15 minuti (penso che siano sufficienti). Prendete la carne ed iniziate a tagliarla in piccoli pezzetti di 1-2 centrimetri, ed iniziate a comporre l&#8217;aspic intervallando la carne con piccoli pezzetti di verdura lessa (carote e sedano) ed un po di gelatina. Raffreddate in frigo per altri 15-20 minuti. Se volete fare prima in freezer per metà tempo. Continuate così intervallando strati già rappresi ad altri freschi fino a raggiungere la sommità del vostro contenitore. Mettete infine tutto nel frigo e lasciatelo tutta la notte. Il giorno dopo lo potrete gustare con un contorno di sottoli e magari una bella maionese fatta in casa. Dimentivcavo&#8230; ogni tanto mettete qualche fogliolina di prezzemolo in bella vista come ho fatto io. O almeno come ho tentato&#8230;.<br />
Se avete tempo fate questa ricetta un paio di giorni prima, in maniera da avere il tempo necessario per fa freddare bene il brodo. Ne va della vostra salute fisica e mentale&#8230;.<br />
Per domande sulla ricetta lasciate un commento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Buon appetito&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per cultura &#8211; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aspic" target="_blank">link wikipedia </a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non fatelo in cucina&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 11:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rik</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina...]]></category>
		<category><![CDATA[non fare in cucina]]></category>
		<category><![CDATA[risate in cucina]]></category>
		<category><![CDATA[you tube]]></category>

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		<description><![CDATA[10 Cose da non fare in cucina ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/H9RroFcTJco&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/H9RroFcTJco&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Anche se in tedesco si capisce benissimo.<br />
State attenti a tenere un coniglio vivo nel frigo.<br />
Vi mangia tutte le verdure <img src='http://www.quellicheilgiovedi.it/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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