Posts Tagged: racconti di viaggio


29
lug 10

Nepal & India… insieme

Giorno 1

Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte.
Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l’aeroporto di Firenze.
Ci mettiamo in file al check in ma ecco il primo intoppo: Paolo non trova il passaporto. Ormai manca poco per imbarcarsi e i minuti passano velocemente. Paolo inizia a frugarsi e piano piano inizia a spogliarsi. Mi sembra di rivedere la scena in cui a Fantozzi cade la bomba a mano nella manica. Io e gli altri ci pieghiamo dal ridere mentre Paolo si esibisce in questa buffa e frenetica danza. Finalmente guarda nel posto più ovvio del mondo, ovvero il marsupio, ed il suo passaporto salta subito fuori. Controlli di rito, imbarco, partenza, panino marmato servito quasi al volo ed arriviamo a Francoforte. Li ci uniamo al gruppo, arrivato da più parti d’Italia. Nuovi controlli e via verso la capitale indiana, Delhi.

Giorno 2

Il volo è andato regolare a parte due bambini che hanno pianto per il 90% del tempo. Vabbé, finalmente arriviamo nel bel mezzo della notte, alle 2 ora locale. E’ ancora buio a Delhi. Ci avviamo alla dogana ed ecco un nuovo dramma. Quelli del consolato indiano hanno sbagliato la dicitura sul visto ed invece di essere di tipo multiplo è quello singolo. Questo comporta che possiamo entrare ufficialmente in India solo una volta e quindi, dovendo poi proseguire per il Nepal, non possiamo uscire e rientrare ma solo transitare. Assurdo! Dovremo aspettare fino alle 19 del giorno dopo e rimanere intrappolati dentro all’aeroporto. Iniziamo estenuanti trattative con il poco personale disponibile a quell’ora e intentiamo qualche rumorosa protesta. Da questo episodio iniziamo a conoscere il carattere indiano… Dicono sempre di si (scuotendo il capo lateralmente) ma poi non fanno niente.
Se andate in India tenetelo presente e fateci l’abitudine, i vostri nervi vi ringrazieranno. Così, lasciati in balia di qualche vaga spiegazione, iniziamo il nostro bivacco dentro l’aeroporto. Ognuno si arrangia come può. Chi si apre il sacco a pelo e si sdraia per terra, chi inizia nevroticamente a mangiare. L’aria all’interno dell’aeroporto è impregnata di qualcosa che sembra gasolio e non si contano i nuvoloni di zanzare. Inoltre le poche poltroncine disponibili hanno tutte i braccioli e questo ci impedisce di sdraiarcisi sopra comodamente. Dopo varie ore assumiamo le posizioni più disparate in cerca di un minimo sollievo. L’acqua in bottiglia è carissima e tutto sembra approfittare della nostra situazione. Qualcuno dorme, o almeno sembra…

Giorno 3

Stanchi e stravolti dalla nottata quasi insonne aspettiamo di poter riprendere i nostri bagagli, che nel frattempo avevano girato all’infinito sui rulli al di là della dogana. Parole crociate, bestemmie e bischerate varie diventano il nostro pane per cercare di far passare un po’ il tempo. Questo scherzetto del visto sbagliato dall’agenzia ci fa saltare il mini tour a Delhi e che ormai, per questo viaggio, non vedremo. Peccato. Continue reading →

Share

27
lug 10

Namibia, seconda parte…

Giorno 10

Ore 7. Si parte.
Oggi vedremo le famose piante millenarie, le Welwisha mirabilis. Una specie autoctona di piante grasse. Le ultime rimaste, oggi, hanno anche 1500 anni. Sono sempre li, a dispetto del clima torrido, del vento e delle azioni dell’uomo. Sulla strada del ritorno facciamo colazione. Ora puntiamo alla riserva marina di Cape Cross. Arrivati, scendiamo dalla nostre jeep e subito veniamo assaliti da un forte odore acre e, diciamolo pure, puzzolente. E’ il guano di centinaia di otarie che in questo periodo stazionano qui. Metto il tele ed inizio a fare le mie foto. I lamenti degli animali coprono il rumore del vento, mentre il mare spazza la costa. Un coyote si aggira nel branco di otarie. Un’occhiata veloce e con un guizzo furtivo porta via un piccolo, forse già morto, ad un’otaria. Lo spettacolo non è dei più belli ma è questa la vita reale, la vita che animali e persone sostengono qui, ogni giorno, in Africa. Niente è dato per scontato. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dopo Cape Cross ci dirigiamo verso la vicina Skeleton Coast. L’ingresso chiude alle 15, dobbiamo fare i biglietti e registrarsi. L’area è molto grande e i rangers ci avvertono di stare sulla strada. La presenza di alcune mine, residuati di qualche guerra passata, ci tengono un po’ col fiato sospeso. Facciamo diversi chilometri all’interno ma non troviamo alcun relitto da avvicinare in sicurezza. Bisognerebbe avere una mappa dettagliata con percorsi precisi per trovarli, oppure bivaccare all’interno dell’area e riprendere la ricerca il giorno seguente. Ci fermiamo e facciamo qualche passo, anche per sgranchirsi un po’ le gambe. Il paesaggio è davvero lunare. Solo il rumore del vento ed un sole calante all’orizzonte sono le uniche cose animate di questo momento. Il filo spinato e alcune bandierine ci ricordano e avvertono delle mine… Dispiaciuti di non aver dato l’assalto ai relitti ci avviamo verso l’uscita est e puntiamo diretti al prossimo punto di campeggio. Siamo in ritardo e guidiamo un po’ con il buio. Arriviamo verso le 20 a Khorixas link . Finito di montare le tende andiamo a mangiare al piccolo, ma carino, ristorante del campeggio. Molti gatti a giro, suricati e perfino un babbuino ed uno struzzo. La notte scorre tranquilla sotte le stelle africane…

Continue reading →

Share

20
lug 10

La mia Namibia …

Agosto 2006
Giorno 1

Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest’anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l’Africa.
Terra di estremi contrasti, terra di guerre, di miseria ma anche terra di gente incredibilmente ‘umana’, dignitosa e coraggiosa. Il mio viaggio inizia con l’incontrare la mia nuova compagna di viaggio. Alla stazione di Firenze incontro Cinzia. Una pimpante e allegra quarantenne. Noi siamo gli unici che partiamo da Firenze e quindi faccio il viaggio in treno verso Milano insieme a lei. A Milano Malpensa, ci ritroviamo con altri partecipanti. Il volo per Francoforte va via liscio e li incontriamo il resto del gruppo proveniente da Roma. Saluti rituali e prime valutazioni ‘a freddo’ tra i partecipanti. Il gruppo è abbastanza eterogeneo tranne qualche persona over cinquanta. Spesso non è un problema, anzi, quelli che rompono di più sono giovani che all’occorrenza o problema non sanno cavarsela. Ci imbarchiamo regolari con la South Africans alle 20.45. Il volo notturno è tranquillo e dopo un paio di films in inglese mi addormento. Hostess cortesi e buon cibo. Iniziamo bene…

Giorno 2

L’atterraggio è come da programma e alle 7.20 locali siamo in Sud Africa a Johannesburg. Ci sgranchiamo un po’ le gambe in giro per l’aeroporto a curiosare e intanto ci mettiamo in attesa del volo per la capitale namibiana; Windhoek. Arriviamo tutti alle ore 11.55 ora locale, tutti tranne il mio bagaglio. Cacchio! E meno male avevamo iniziato bene (mi ci è voluto qualche giorno per trovare l’ottima configurazione tra zaino, tenda, sacco a pelo e tutto il resto, insaccato poi nel copri-zaino Ferrino). Con Michele facciamo la denuncia al Lost & Found ed andiamo poi al nostro alloggio al Roof of Africa, molto confortevole e carino. Il gruppo si divide e mentre alcuni vanno a prendere le attrezzature per il campeggio, io insieme a Wilma, Cristina, Monica e Maria andiamo al supermercato più vicino per acquistare i generi alimentari e tutto il resto. E’ banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po’ a disagio. La nostra opulenza e l’abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4×4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell’hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso. Speriamo bene… Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po’ di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per i prossimi giorni. Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.

Giorno 3 Continue reading →

Share

16
lug 10

Argentina e Cile (Patagonia)

Settembre 2009

Giorno 1

Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai ‘piedi del mondo’. Vado in Patagonia. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c’era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l’ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell ’89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò. La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c’era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una ‘cerveza’. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone. Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.

Giorno 2

Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterrati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po’ ovunque , inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali. Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in Plaza de Mayo. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche quadra a piedi (così si chiama l’isolato) ci avviamo al mercatino di San Elmo ma troviamo tutti i negozi chiusi. Torniamo indietro verso Plaza de mayo. Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
Buona notte

Continue reading →

Share

14
giu 10

i miei Viaggi…

Post velocissimo per iniziarvi ad un’altra mia grande passione. Dopo la cucina e la fotografia, ci sono i viaggi. Starei in viaggio per sempre, se solo potessi. Non mi ricordo dove ma da qualche parte ho letto e poi usato, come motto, questa frase: “la vita è un viaggio e viaggiare e come vivere due volte”
Quindi, cliccando in alto a destra su Pagine e poi Viaggi, arriverete ad un duplicato di questa pagina con relativi link a racconti e foto di viaggi fatti in giro per il mondo.
I racconti non ci sono ancora tutti in quanto li devo ritrascrivere dai miei blok notes e li aggiornerò via via.
Spero che comunque vi piacciano e che vi stimolino a partire.
Un viaggio ci arricchisce, sempre.

Share

14
giu 10

La mia Namibia …

Agosto 2006
Giorno 1

Eccomi di nuovo, da solo, in partenza per un altro viaggio. Quest’anno inizio con un continente tra i più affascinanti, forse il più affascinante fra tutti: l’Africa.
Terra di estremi contrasti, terra di guerre, di miseria ma anche terra di gente incredibilmente  ‘umana’, dignitosa e coraggiosa. Il mio viaggio inizia con l’incontrare la mia nuova compagna di viaggio. Alla stazione di Firenze incontro Cinzia. Una pimpante e allegra quarantenne. Noi siamo gli unici che partiamo da Firenze e quindi faccio il viaggio in treno verso Milano insieme a lei. A Milano Malpensa, ci ritroviamo con altri partecipanti. Il volo per Francoforte va via liscio e li incontriamo il resto del gruppo proveniente da Roma. Saluti rituali e prime valutazioni ‘a freddo’ tra i partecipanti. Il gruppo è abbastanza eterogeneo tranne qualche persona over cinquanta. Spesso non è un problema, anzi, quelli che rompono di più sono giovani che all’occorrenza o problema non sanno cavarsela. Ci imbarchiamo regolari con la South Africans alle 20.45. Il volo notturno è tranquillo e dopo un paio di films in inglese mi addormento. Hostess cortesi e buon cibo. Iniziamo bene…

Giorno 2

L’atterraggio è come da programma e alle 7.20 locali siamo in Sud Africa a Johannesburg. Ci sgranchiamo un po’ le gambe in giro per l’aeroporto a curiosare e intanto ci mettiamo in attesa del volo per la capitale namibiana; Windhoek. Arriviamo tutti alle ore 11.55 ora locale, tutti tranne il mio bagaglio. Cacchio! E meno male avevamo iniziato bene (mi ci è voluto qualche giorno per trovare l’ottima configurazione tra zaino, tenda, sacco a pelo e tutto il resto, insaccato poi nel copri-zaino Ferrino). Con Michele facciamo la denuncia al Lost & Found ed andiamo poi al nostro alloggio al Roof of Africa, molto confortevole e carino. Il gruppo si divide e mentre alcuni vanno a prendere le attrezzature per il campeggio, io insieme a Wilma, Cristina, Monica e Maria andiamo al supermercato più vicino per acquistare i generi alimentari e tutto il resto. E’ banale ma visitare un supermercato ti da subito una prima indicazione delle abitudini locali e comunque ti fa anche capire che la globalizzazione incombe, dappertutto. Facciamo una spesa tremenda e riempiamo 4 carrelli. Tutti ci guardano. Mi sento un po’ a disagio. La nostra opulenza e l’abitudine a consumare oltre il necessario contrasta pesantemente qui, in questo luogo. Paghiamo ed usciamo. Ci incontriamo con gli altri al Roof e dividiamo sia il materiale sia il cibo fra le tre Nissan bianche 4×4, ritirare qualche ora prima. La sera facciamo la nostra prima cena, degna di questo nome, mangiando al ristorante dell’hotel. Tutto abbastanza buono per me, qualcuno invece storce il naso.  Speriamo bene… Essendo poi senza bagaglio e attrezzature da campeggio inizio a fregare un po’ di cose. Al ristorante frego un coltello ed una forchetta ed in albergo un asciugamano. Mi saranno utili per  i prossimi giorni.  Dopo tutti a letto presto, che domani inizia il viaggio.

Giorno 3

Partiamo da Windhoek verso Keetmanshoop seguendo la strada B1. Il viaggio è lungo ma è anche questo il bello.  In Namibia le strade sono identificate dalle lettere dell’alfabeto e più alta è la lettera più in buono stato è la strada. Le strade B sono quelle asfaltate simili alle nostre superstrade poi dopo ci sono le C, con un buon sterrato fino ad arrivare alle E che sono quasi delle mulattiere. Siamo freschi e ci fermiamo poco, solo per mangiare qualcosa. Qualcuno trova una specie di pizza ai peperoni e cipolla alta 5 cm. Dopo i primi titubanti bocconi  ci avventiamo su quei poveri tranci di pizza. Penso che li digeriremo tra due o tre giorni. Meglio così. Nel tardo pomeriggio Concetta sta male e ci fermiamo lungo la strada al primo  pseudo-bar che troviamo. I primi malori da viaggio iniziano a dare problemi. Dopo 30-40 minuti la situazione non migliora e quindi allungo a Concetta due pasticche di Imodium e ripartiamo verso il nostro albergo al Quivertree Forest Rest Camp. Queste soste non programmate ci fanno arrivare col buio e così montiamo le tende con le luci delle auto. Abbozziamo una cena veloce con le prime scatole di mais e piselli del giorno prima. Si mangia veloci e tutti a nanna presto anche perché oltre alla stanchezza c’è anche un bel vento teso che spazza le nostre piazzole. A Concetta abbiamo trovato un  bungalow e dorme li, mentre io , senza la mia tenda nuova, dispersa chissà dove in terra d’Africa, dormo con Cinzia.

Giorno 4

Oggi sveglia presto, alle 6.30, e senza colazione decidiamo di fare una breve passeggiata per vedere la KokerBoom Forest all’alba. Ci troviamo in questa strana ‘foresta’ di alberi. Alberi davvero strani che mai avevo visto prima. Sembra di guardare direttamente nel passato, nella preistoria. Tornati indietro facciamo colazione a modo (io ho comprato un bel barattolo di burro di noccioline) e smontiamo le tende. Prima di andare via il padrone del camp ci fa fare il nostro primo incontro con due ghepardi in cattività. Sono fratello e sorella, orfani dei loro genitori. Al primo ‘soffio’ di uno dei due ghepardi parecchi, Jurghen in testa, risalgono impauriti sulle jeep. Io, sarà perché avendo dei felini in casa riesco a intuire il loro stato di irritazione o forse più probabilmente per incoscienza, rimango giù a qualche metro e faccio decine e decine di foto. Dopo questo bellissimo incontro ripartiamo verso Keetmanshoop. Li facciamo la nostra piccola spesa. Io, rimasto senza bagaglio, vado a cercare un po’ di vestiti. Mutande, ciabatte, e qualche paia di calzini sono il mio obiettivo. Mentre parcheggio un ragazzino si propone come ‘antifurto umano’ per la mia jeep. Mi dice che la guarderà lui e così gli allungo due dollari namibiani. Finiti i folli acquisti facciamo il pieno di carburante e qualcuno compra della buona Amarula a 58 $ namibiani. Questa Amarula è un liquore cremoso, tipo Bayles, ed è fatto con delle bacche africane di cui gli elefanti sono ghiotti. Si rivelerà la compagna delle tanti notti africane. Sfamati, dissetati e rivestiti imbocchiamo la strada D e ammiriamo il fantastico paesaggio fino a Ai-Ais. Il campeggio è situato in una gola tra le montagne ed il posto è abbastanza carino, anche se un po’ turistico per i miei gusti. Ci accampiamo nel giardino e, torcia in testa, iniziamo il nostro pic-nic notturno con dell’ottima carne cotta sulla griglia. Dopo cena Amarula per tutti. Ad Ai-Ais ci sono anche delle piccole terme e qualcuno ne approfitta per fare un bagnetto. La piscina è aperta, sempre.

Giorno 5

Driiin!!!! Suona la sveglia. Oggi levataccia, sono le 5.30. Con le prime luci dell’alba smontiamo le tende e facciamo colazione. Ogni tanto spunta qualche cosa nuova da mangiare, qualche ‘troiaio’ ipercalorico o del pane ammosciato. Io non mi faccio mai troppi problemi nel mangiare, e si vede. Comunque durante il giorno le soste non sono sempre assicurate e le cose da fare invece sono sempre molte, quindi meglio approfittare. In questo viaggio infatti siamo noi alla guida e questo ci impegna e stressa parecchio. Animali, persone e forature sono sempre in agguato. Oggi partiamo alla volta delNAMIBIA Fish River Canyon - Appunti viaggio Rik Quellicheilgiovedi grande Fish River Canyon link. Le strade in Namibia sono lunghissime ed i nostri occhi spaziano senza posa nell’immensa pianura africana. Questa cosa mi da un senso di libertà enorme e mi fa stare bene, parecchio bene. Poco prima dell’arrivo alla nostra jeep si rompe il collettore della marmitta ed il rumore del motore si fa assordante. Sembra di guidare un bolide da formula uno, ma solo per il casino che fa. Al nostro arrivo parcheggiamo rombando e non ci accorgiamo che poco più in la stanno girando un film o un documentario. Il regista ci guarda male e borbotta qualcosa. Indubbiamente abbiamo interrotto qualcosa. Scende e faccio le mie foto. La macchina fotografica è quasi nuova e non gli risparmio niente. Arriviamo al punto panoramico ed osserviamo il grande canyon. Bellissimo. Colori indescrivibili. Rombando e facendo bestemmiare nuovamente tutta la troupe ci incamminiamo verso Luderitz link. Durante il viaggio Concetta sta ancora male e ci fermiamo diverse volte. Ha la febbre. Arriviamo stanchi a destinazione verso le 20 ed è già buio. Loschi figuri in giro e aria umida e fredda. Alloggiamo al Kraz Platz Guest House. Per cena ci attende dell’ottima carne locale però cucinata alla tedesca. Io e Paolo infatti prendiamo uno stinco di maiale e birra. Insieme ad altri ci fermiamo anche dopo cena per le ultime bevute. Si chiacchiera e si ride… la compagnia è allegra. Ben oltre mezzanotte andiamo a letto. Prima della cena la buona notizia. Il mio bagaglio è stato ritrovato e me lo stanno portando. Forse domani lo riabbraccerò.

Giorno 6

Anche oggi ci svegliamo presto ed ormai questa cosa è diventata una costante. I viaggi come questo non sono fatti per rilassare il corpo. Qui il corpo lavora eccome ma quello che è più importante e riuscire a rilassare la mente. So che tornerò a Firenze stanco fisicamente ma ritemprato nello spirito e nella mente. La marmitta della macchina è sempre rotta e dobbiamo riuscire a trovare un meccanico. Io, Jurgen e Barbara andiamo in paese alla ricerca. Sfortunatamente per noi oggi è domenica e l’unica officina di Luderitz è ovviamente chiusa. In più, essendo domenica, sono previste anche alcune ore di black out per lavori alla vicina centrale elettrica. Siamo davanti all’officina con sguardo mesto pensando sul da farsi ed intanto un pickup rallenta e si ferma. Scende un tizio e incredibilmente si avvia verso l’officina e la apre. Ci fiondiamo dentro e scopriamo che lui è il gestore e meccanico. Che botta di culo tremenda!!! Si offre per la riparazione senza batter ciglio. Io ringrazio tutti i santi che riesco a ricordare.. La macchina viene messa sul ponte e la marmitta smontata. Il tizio però ci dice che deve fare la saldatura altrove in quanto la corrente è stata staccata. Così parte e rispunta dopo un’oretta circa. La riparazione ci costa un’ora e mezza di tempo e un bel po’ di soldini ma non potevamo fare altrimenti: 700$ namibiani (circa 80€)
Mentre siamo dal meccanico gli altri sono in giro a visitare la cittadina che è motlo caratteristica in quanto quasi tutte le costruzioni richiamano lo stile bavarese dovuto principalmente al fatto che questa era una colonia tedesca. Ripartiamo verso le 9.30, facciamo benzina e ci dirigiamo verso Sesriem link . La tappa di oggi è molto lunga, circa 600 km e 2 forature ci fanno arrivare quasi a chiusura del campeggio. Montiamo le tende al buio e ormai la cosa ci viene automatica. Pochi minuti e via. Ci rifacciamo la sera a cena. Una spettacolare cena sotto le stelle al Sossuvlei Lodge. link. Carni di tutti i tipi, cotta la momento sulla piastra. Impala, ornitorinco, zebra, struzzo e coccodrillo sono i piatti forti. Mangiamo come maiali e ci rilassiamo veramente. Dopo la cena il mio bagaglio è arrivato per davvero e dopo 6 giorni proprio non ci speravo più. Rivedo tutta la mia roba e sono proprio contento. Dopo cena ritorniamo verso le nostre tende ed attraversiamo un piccolo tratto di deserto alla luce delle torce elettriche. Tira molto vento e fa piuttosto freddo. Ormai, anche se ho la mia tenda, dormirò con Cinzia.. La sua tenda e grande ed in due si rimette a posto meglio.
Buona notte.

Giorno 7

Tanto per cambiare sveglia presto; alle 4.30. Sulle tende e sui parabrezza delle auto troviamo una bella brinata. Sicuramente durante la notte siamo andati intorno allo zero o poco sotto. ci prepariamo per ammirare l’alba sulle dune e partiamo alla volta si Sossusvlei che dista circa 40 km. Percorriamo la bella strada e lungo il tragitto passiamo dalla famosa duna 45 link. E’ una delle dune più fotografata al mondo in quanto ogni gruppo turistico si ferma li. Noi proseguiamo ed arriviamo alla piazzola da dove parte la pista sabbiosa e dove partono solo le jeep 4×4. Da li mettiamo le quattro ruote motrici e ci lanciamo nella guida nella sabbia. Saliamo sulle dune. La sabbia è umida e pioviggina leggermente. Il percorso è abbastanza agevole e si suda. Arrivati in cima ci scateniamo a fare foto. Passiamo alcune dune e scendiamo nel letto di una grande pozza ormai essiccata. Faccio un sacco di foto alla flora e alla fauna locale. Strani fiori e qualche bel ragno. Arriviamo camninando nella Death Valley che altro non è che un antico lago prosciugato con spettacolari e tetri alberi, ormai morti. Il panorama è suggestivo e mille sensazioni mi avvolgono. La piana è completamente bianca ed il bagliore prodotto dal sole è accecante. Sarebbe un ottimo posto per un’abbronzatura veloce. Anche qui faccio un sacco di foto con la ia reflex. Dopo la visita facciamo colazione e con calma ripartiamo. Nel primo pomeriggio portiamo una delle nostre macchine a riparare una gomma forata mentre altri fanno benzina e comrano un po’ di biltong che è una carne essiccata e speziata che vendono moltissimo qui.Vicino al campeggio e visto l’approssimarsi del tramonto, decidiamo di fare un po’ di foto in cima ad una duna. Partiamo tutti belli pimpanti e carichi ma la salita si dimostra più dura del previsto. La duna che sembrava una piano piano si moltiplica e a poco poco miete le prime rinunce. Io ormai ho rotto il fiato e passo avanti. ormai ho staccato tutti ma ho il cuore il gola. Se muoio sarò felice di morire qui. il posto è magnifico e ti riappacifica con tutto. Arrivato in cima dstrutto inizio a posare il cavalletto per la reflex. Dopo un po’ arrivano anche qualcuno degli altri. Il sole cala e ci regala dei colori bellissimi. Dietro a noi la vallata di sabbia e verde si colora di un rosa tenue e con la mia reflex cerco di catturare il più possibile questo momento magico. Stanco ma contento ridiscendo con gli altri. Io, Cinzia, maria e Paolo ritorniamo al ristorante. Stesso menù. Gli altri rimangono in tenda a farsi del riso. La giornata è stata intensa e alle 22 siamo già tutti a letto.

Giorno 8

Ci svegliamo nuovamente all’alba, ormai è un fatto assodato, ed il rituale delle tende si ripete. Sopra le tende però c’è del gelo e dovendo partire le mettiamo via piuttosto bagnate. In macchina ci dirigiamo verso Solitaire link. Come indica il nome questo paesino altro non è che un crocevia dove esiste solo un distributore e due case. Facciamo benzina e ci mangiamo un’ottima torta di mele che è la sola specialità del luogo. Sembra che Solitaire sia famoso per questa torta di mele. Mangiamo, facciamo qualche foto e ripartiamo verso Swakupmund link. Arriviamo nel primo pomeriggio e andiamo direttamente ai bungalow comunali. Smontiamo la roba in molti si rilassano. Io barbara e Michele andiamo in città a trovare un gommaio per comprare una nuova gomma per l’auto (900 $N) e appena fatto ci facciamo un giro per la cittadina. Molto carina, affaciata sul mare e con le caratteristiche case in stile tedesco.. Qui è tutto un po’ un’accozaglia di stili. Arriviamo fino al faro e all’imbrunire faccio diverse foto. Arrivata la sera, in una cucina attrezzata dei bungalow ci facciamo una bella pentola di riso al latte (ricetta di Tiziana) e mangiamo tutti insieme quel riso colloso. Purtroppo la pasta ed il riso quaggiù scuociono a vedersi ed è impossibile azzeccarne la cottura. Ormai siamo abituati. Dopo cena, la solita bevuta collettiva di Amarula e tutti a nanna.

Giorno 9

Oggi sveglia ad un’ora decente. Verso le 8.30 facciamo colazione e subito dopo andiamo all’appuntamento con Jerard, la nostra guida per andare sulle dune. Piccolo brefing con sitruzioni per guidare sulla sabbia, blocchiamo le ruote in posizione full 4×4 e ci dirigiamo sulla spiaggia. Oggi guiduiamo sulla battigia per 40 km. Non avevo mai guidato in riva al mare costeggiandolo. Anche questa è libertà, libertà di andare dovunque e vedere, vivere. Durante il tragitto incontriamo molte foche. Inevitabili le soste per le fotografie. L’aria è frizzantina e tira anche un po’ di vento. Arriviamo a delle dune più alte e all’Oasi di Sandwich Harbour. Qui saliamo letteralmente con le auto sopra alle alte dune e non mancano gli insabbiamenti. Quando si sale bisogna affondare il piede sull’acceleratore e non frenare ne metter mano al cambio. si sale e basta, in linea retta. Scendiamo e facciamo due passi. Jerard ci porta sull’orlo di una duna e mettendoci tutti in fila ci fa saltare a piedi pari tutti insieme giù per la duna. Un rumore stranissimo e mai sentito prima ci avvolge. E’ il famoso ruggito delle dune. E’ un effetto causato dai granelli di sabbia che rotolando su altri granelli come per un effetto a catena si genera questo suono sordo. Dopo si ritorna indietro purtroppo, salutiamo Jerard e ci dirigiamo in città all’agenzia per il volo aereo sul deserto del Namib e la Skelethon Coast. Qualcuno, un po’ timoroso di volare su questi piccoli aeroplani da 4-5 posti, rimane a terra. Io ed altri partiamo. Il nostro pilota è molto giovane e avrà al massimo 19 anni ed il cielo non è proprio terso. Speriamo che la cifra pagata valga la passeggiata aerea. Ci alziamo con grande fragore del motore e con le nostre cuffie belle calzate in testa ci inoltriamo nel cielo verso il deserto più antico del mondo; il Namib desert. Il volo procede ma dopo poco le nubi che erano all’orizzonte ci vengono incontro e ci avvolgono. Ora praticamente non si vede niente fuori dal finestrino e voliamo alla cieca. Il commenti che cinque minuti prima ci venivano spontanei si ammutoliscono e cala ungelido silenzio. Il giovane pilota smanaccia qualcosa alla radio e ai comandi e spesso guarda fuori dal finestrino. La tensione sale… Mi sembra che anche lui si sia perso senza punti di riferimento visibili. Le dune sembrano molto vicine. Per questo il pilota cerca di salire di quota per provare ad uscire dal banco di nuvole e dopo una decina di minuti riusciamo a vedere il sole. Michele, forse la tensione, forse il cibo, si sente male. Riusciamo comunque a vedere i famosi relitti che si trovano arenati lungo la costa, Relitti metallici incastonati tra la sabbia ed il mare. Prezzo per questa mezz’ora di quasi puro terrore ben 150 euri!!! Facciamo ritorno ai bungalow e mentre gli altri decidono di rifarsi, per cena, quella colla che chiamano riso, io e Paolo prendiamo la jeep e ritorniamo in città. Nel pomeriggio avevo visto un localino carino e coì ci facciamo una mega mangiata di pesce e molluschi con ostriche, cozze, gamberoni, aragoste e crayfish. Il tutto per circa 13 euro a testa. Dopo cena ritorniamo al campo e andiamo a letto stanchi morti ma felici.

Continua…

Share

10
giu 10

Argentina e Cile 2009 (Patagonia)

Settembre 2009

Giorno 1

Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai ‘piedi del mondo’. Vado in Patagonia. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c’era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l’ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell ’89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò.  La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c’era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una ‘cerveza’. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e  scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone.  Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.

Giorno 2

Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po’ ovunque ,  inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali.  Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in Plaza de Mayo. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche quadra a piedi (così si chiama l’isolato) ci avviamo al mercatino di San Elmo ma troviamo tutti i negozi chiusi.  Torniamo indietro verso Plaza de mayo. Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
Buona notte

Giorno 3

Oggi sveglia prestino (6.30) ed incontro col nostro pulmino da 19 persone. Sarà il nostro per tutta la permanenza a Puerto Madryn. In pratica ci spettano quasi 4 seggiolini a testa. Non penso che avremo problemi di posto. Di fronte al nostro ostello un paio di balene stamattina facevano le loro albluzioni con slati e sbuffi. Stavo per fotografarle ma è uscito il sole. Il clima è sul freschino. Quasi 2 gradi. Ora andiamo a fare un’escursione in barca per avvistare altre balene. Purtroppo non posso portare lo zaino e quindi mi devo prendere tutto su. Bardati come astronauti, col nostro bravo giubbetto salvagente, ci siamo imbarcati. La gita è durata un paio d’ore e abbiamo visto una decina di balene con alcuni piccoli. Sono animali molto schivi e la nostra barca li disturbava un po’. Siamo nel parco  della Penisola di Valdez. Parco nazionale protetto con soli 400 abitanti sparsi nelle due o tre piccole cittadine. Non c’è traccia di alberi su questa penisola molto arida. Infatti non ci sono fiumi. Il paesaggio è molto desolato ma è quello patagonico. Arrivati a Punta Delgada abbiamo mangiato nell’unico ristoro presente. Molto carino. Io mi son mangiato un bel pezzetto di agnello mentre gli altri un tipica bistecca Argentina. Prezzo 12 euro a testa. Dopo breve passeggia sulla playa per andare a vedere i leoni marini. Molto belli. Tutte le volte che li vedo (così come in Namibia nel 2006) mi sembra di assistere ad un girone di dannati dai rumori che fanno .
Ora 17.40, abbiamo 2 ore per tornare indietro. Più o meno abbiamo fatto 400 km. Stiamo percorrendo la strada del ritrono verso Puerto Madryn. Il sole sta tramontando e mi regala incredibili colori. Ogni volta ringrazio di essere al mondo e di poter andare per le sue strade. Ascolto un mp3 e mi fa compagnia la voce di James Blunt; “Carry you home”. La guida parla e muove le labbra, ma io non lo sento. Ha la voce della mia canzone.  Puerto Madryn si illumina e ci regala una vista diversa. Arrivati al nostro ostello ci diamo una ripulita e alle 21 andiamo, su consiglio della senora Anna, al ristorante Puerto Mariscos. Io ordino quello che ha l’aria di un cacciucchino, Davide e Manuela due tagliatelle scotte col pollo dentro mentre Giacomo e Giovanni una parrilla di carne così dura, difficile da tagliare e masticare. Ci lamentiamo per la carne e onestamente il padrone non ce la fa pagare. Cacchio com’era dura. Salutiamo ed andiamo via. Prima del ritorno prendiamo un gelatino veloce accanto all’ostello e poi tutti a nanna. Fuori dal nostro ostello, aldilà della strada, la balena dorme nel golfo tranquillo.

Giorno 4

Oggi sveglia da gran signori alle 8 poiché abbiamo appuntamento con Juan, la nostra guida locale, alle 9. Colazione veloce con caffè, pane secco e marmellata. Il pane non ci soddisfa più di tanto e così usciamo in quattro ed andiamo al forno che abbiamo visto vicino all’ostello per vedere di mangiare qualche buona pasta. Il forno e chiuso sicché rimediamo al barretto Bottazzi li accanto. Sei cornettini e via. Incontro con Juan e via a vedere le balene dalla spiaggia di El Doracido. Bellissimo spettacolo. Balene fin quasi sulla spiaggia che vanno su e giù con i propri piccoli. Ho finto una memory card intera della mia Canon. Ore 12 ritorniamo a Puerto Madryn per lasciare alcune persone e poi proseguiamo a sud per 20 km per andare a vedere la spiaggia delle foche. Mi abbiocco sul pulmino fino alla spiaggia. Molto belle anche le foche anche se si vedevano meglio e più ravvicinate quando andai in Namibia. Verso le 15 siamo di ritorno al nostro ostello. Prendiamo due pizze e le mangiamo su un muricciolo  sulla spiaggia. Dopo  camminiamo sul bagno asciuga. Una bassa marea che lascia scoperto un lembo grandissimo di spiaggia. Sarebbe ottima per fare corsettine salutari alla mattina o tarda sera. Invidio le persone che possono avere il mare a disposizione tutto l’anno, vabbè. Pomeriggio libero.  Schiaccio un pisolino di tre ore prima della cena. Alle 20 usciamo  ed andiamo in un piccolo ristorante sulla strada principale. Il ristorante si chiama Caccaros. Abbiamo mangiato molto bene. Pollo  e agnello, tipico argentino, riso patate e via. Spesa 50-60 pesos a testa.  L’agnello qui in Argentina e nella Patagonia in genere è molto consumato e rinomato per le sue carni sapide. Lo iodio ed il salmastro della zona costiera, si spingono fin nell’interno, grazie ai forti venti, alimentano così lo strato erboso della pampa argentina che viene poi consumata dai capi di bestiame, rendendo la carne veramente saporita.

Giorno 5

Giorno di trasferimento da Puerto Madryn a El Calafate. Da oggi avremo la neve. Molta neve. Così almeno ci hanno detto. Ore 6 sveglia e ore 9 volo. Si inizia con le levatacce. Prendiamo l’aereo da Trelew a El Calafate. 1h50 minuti di volo. Aereo 737-700. Oggi dovremo accordarci per l’auto a noleggio. Costo approssimativo 600 pesos al giorno. Quasi 100 euro. Pasto leggero a bordo. C’e una bella hostess molto ‘argentina’ del tipo bella e tenebrosa. Già me la immagino a ballare il tango con rosa in bocca e tutto il resto. Peccato che stiamo in volo poche ore. Vediamo se dopo ci scappa una foto ricordo. Appena atterrati ci siamo incontrati con la nostra guida Juan (un altro) e Mario, due ex militari ora in pensione. Preso il pulmino ci siamo avviati verso El Chalten. Ora inizia il vero viaggio in Patagonia. Lunghe strade, panorami mozzafiato e distese immense. La pampa argentina. Lungo la strada ci siamo fermati per vedere alcuni alberi fossili e abbiamo fatto una passeggiata in questo paesaggio quasi lunare. Che strane sensazioni. Arrivati a El Chalten ci siamo sistemati in una bella capanna tutta di legno. Sono dei piccoli chalet molto accoglienti con cucina, microonde, fornelli e frigo nuovo. Siamo in bassa stagione e quindi siamo i soli. El Chalten è un paesino molto scarno e senza neve anche abbastanza messo male. Strade polverose e spesso sterrate, molti cani randagi a giro e vento e pioggia che ti sferzano la faccia. Mi è piaciuto un casino. Andiamo al piccolo market zizzagando tra le pozzanghere e cercando di attirarci dietro meno cani possibili. Compriamo il mangiare di domani; panini con formaggio e prosciutto cotto oltre a frutta e qualche cioccolata. Dopo andiamo a mangiare in un piccolo ristorantino. io prendo una sopa (zuppa) di verdura e il mandongo a la espanola ovvero trippa in brodo con salsicce, pancetta e carote. Molto buona, ottima per riscaldarsi. Dopo mangiato tutti a nanna e dormire per il giorno dopo. Domani si inizia col trekking nella neve.
Fuori una luna piena ed il vento che fischia forte.
Buena noche

Giorno 6

Domani andiamo al El Chalten. Speriamo che non ci sia troppa neve. Forse devo comprare un pile per il freddo.  Per contenere l’ingombro dello zaino sono partito un po’ scarico. Vediamo un po’. Speriamo nel tempo buono per fare trekking. Se la relazione è giusta dovremo fare molti km a piedi. Speriamo di farcela. Mi sa anche che ci tocca cercare l’albergo per la notte. Giovanni vuol vedere bene i prezzi prima di confermare. Temperatura prevista di 1-2 gradi. Speriamo anche che non ci sia tanto vento altrimenti i miei vestiti non saranno sufficienti. Comprerò qualcosa lì. Meno male che ho portato la calzamaglia di seta, quella che uso per sciare. Ormai è ferma da qualche anno ma fortunatamente non si sciupa. Anche i guanti da moto che ho sono l’ideale. Non si bagnano e tengono abbastanza caldo. Tra qualche decina di minuti atterreremo. Dal finestrino non si intravede niente. La giornata comunque sembra promettere bene. Sveglia ore 7. Alle 8 abbiamo appuntamento con Juan e Mario. Prendiamo i panini e partiamo col pulmino. Dopo una ventina di minuti arriviamo al Hosteria Pilar dove iniziamo il nostro trekking di 15 km. Il cammino procede bene per la prima ora poi la neve inizia a salire ed arrivano le prime grane. La neve mi entra nelle scarpe e dopo un po’ inizio ad avere i piedi bagnati fradici. Inoltre lo zaino che ho sulla schiena non mi fa traspirare e la camicia e maglietta diventano zuppe di sudore dopo poco. Con non poche difficoltà arriviamo al campo base e controlliamo lo stato dei vestiti. Praticamente sembriamo come tuffati in piscina. Giovanni si mette delle buste di plastica ai piedi e poi le infila nelle scarpe. Io controllo e il piede è umido ma non fradicissimo. Mi rimetto le scarpe bagnate e fredde e mangio i miei due panini con formaggio e prosciutto cotto. Dopo una mezz’ora ripartiamo. L’acqua che ho nelle scarpe piano piano si scalda e rende più tollerabile la cosa. Le gambe vanno da sole. La sete si fa sentire e mi scolo tutta la mia razione. Incontro un primo torrente e la riempio. L’acqua è potabile, almeno spero.  Finalmente arriviamo al pulmino e ritorniamo alla nostra capanna. Una bella doccia calda e vestiti asciutti. Ahhh che bello la roba asciutta. Nel pomeriggio io e Giacomo facciamo un giro di questo triste paesino. Troviamo una birreria artigianale ma è chiusa. Proseguiamo e ne troviamo un altra. Chiusa pure quella. La porta però non è completamente chiusa e bussando entriamo. Il tizio dentro, che sta lavorando, ci da le uniche due birre artigianali che ha  in un frigo sudicio e impolverato. Ne assaggiamo una. Diciamo buona e meglio della Quilmes. Nel frattempo inizia a piovere  tosto con un bel vento teso da est. Ci bagniamo nuovamente. I cani gironzolano sempre, sembrano ormai incuranti del brutto tempo. Arriviamo a casa ci cambiamo di nuovo e di nuovo usciamo per andare  al  nostro ristorantino. Ordino una sopa, una zuppa, che non arriva mai e poi un bel bife de chorizo al sangre cugoso, in pratica una bella bisteccona al sangue. Vediamo cosa arriva. La sopa infatti non arriva. Il tizio se l’e dimenticata oppure io non l’ho detta. Boh, non ricordo. Il bife invece arriva con molte pata fritas. Sono contento. Non e bella come le altre volte ed è anche troppo cotta ma almeno è morbida. Gli altri hanno preso la pizza della casa ma alla fine è un formaggio con pizza da quanto ne hanno messo sopra. Finita le cena  usciamo e torniamo alla cabana nel pieno di una tormenta di pioggia e vento. Qui a El Chalten c’è sempre molto vento. Il vento è un classico della Patagonia.

Giorno 7

Oggi faremo un altro trekking di 16 km. Forse 20. La giornata promette bene. Io stavolta metto i miei anfibi militari e porto le altre scarpe, con il cambio, nello zaino. Non voglio stare un altro giorno con i piedi a mollo. Gli anfibi mi fanno un po’ male ma meglio che stare bagnati. Partiamo alle 8,  direttamente da El Chalten. La passeggiata oggi è molto bella e pure un po’ di sole fa capolino. Dopo un po’ inizio a sentire caldo e mi levo la giacca. Una giacca della Columbia comprata in Sri Lanka ad un famoso mercatino di roba contraffatta. Il vento mi sferza il viso ed il corpo ma tiro avanti sperando di acclimatarmi. Fortunatamente è così. La giornata procede bene. Ogni tanto incrociamo un ruscello e prendiamo su nuova acqua. Il sapore sa un po’ di erba e foglie ma alla fine è buona. I piedi fanno un po’ male ma tiro avanti. A mezzo giorno arriviamo alla laguna e ci fermiamo a mangiare. Solito panino con formaggio. Prima però mi cambio le scarpe e la maglietta che si è bagnata. Adesso sto da Dio e mangio volentieri. Siamo ai piedi della Laguna Torre e vicini al ghiacciaio e al Cerro Torre. Più tardi senza le nuvole vedremo anche il Fitz Roy. Dopo il pranzo e con un vento micidiale iniziamo la discesa. Il panorama, i colori, l’aria stessa, insomma tutto, è molto bello e particolare. Alcuni scorci tolgono il fiato per la loro bellezza. Mi fa venire in mente quello che avevo visto nei vari documentari della Patagonia in tv. Ma adesso  ci sono io e posso vederlo con i miei occhi. Faccio infinite foto con la speranza, una volta a casa,  di riassaporare quelle atmosfere e quei colori. Fosse per me mi fermerei un mese in questa parte di mondo. Solitudine, silenzio, tranquillità. Il dolore ai miei piedi aumenta ed ora pure il mio ginocchio destro inizia a farmi male. Purtroppo non sono allenato e passare da zero a circa 35 km di trekking in due giorni è un po’ troppo forse. Dopo circa tre ore siamo di ritorno. Ce l’abbiamo fatta anche stavolta. Per fortuna abbiamo avuto il sole tutto il giorno che ha un po’ mitigato la presenza del vento. Un cosa strana: in questi due giorni e anche in quelli precedenti, non ho mai avuto i soliti problemi alle gambe che mi prendono a Firenze. Forse dovrei stare in viaggio per tutto il resto della mia vita? Non sarebbe male. Al ritorno in capanna Davide ottura il cesso e non posso farmi la doccia in quanto il bagno è inagibile. Mi lavo comunque un po’, come i gatti,  e poi mi butto sul letto esausto. Dormire. Verso le 20 andiamo a cena in un altro ristorantino. Bife de lomo e insalata. Niente di particolare. Ore 22 tutti a letto. Io mi ascolto un po’ di musica. Qui a El Chalten il telefono non prende e da tre giorni siamo tagliati fuori da ogni comunicazione. Che bello….

Giorno 8

Oggi partiamo da El Chalten per andare a El Calafate. Prima però facciamo un piccolo trekking al lago Deserto con vista sul ghiacciaio Huebul. La salita es mas ripida e c’è molta neve. in alcuni punti supera abbondantemente il metro. 50 minuti per arrivare ed altrettanti per tornare. Quando arriviamo il panorama però ripaga il nostro sforzo. Il sole, il silenzio, il vento e la montagna questi sono gli ingredienti che qui compongono la natura. Lentamente riscendiamo giù e torniamo al nostro mezzo. Mangiamo i soliti panini preparati al mattino e stappiamo la Quilmes Stout che mi sono comprato e portato dietro. Sarà la faticaccia e la sete ma mi sembra molto buona. Facciamo qualche foto sul piccolo ponticello e poi partiamo. Lungo la strada ci fermiamo per vedere un piccolo kenyon. Dopo un po’ di km ritroviamo la hosteria della Leona. Queste due o tre case sono molto vecchie e alcune leggende come Butch Cassidy si sono fermate qui. Entriamo per un caffè caldo ed io non so resistere alla Lemon pie “La Leona” . Ne prendo una bella fetta con un caffè lungo. Spero solo che non mi faccia male. La torta non è proprio di alta pasticceria ma chissenefrega, sono in Patagonia, cazzo!  Peccato non fermarsi qualche giorno. Lentamente riprendiamo strada verso El Calafate. Sono le 17.40. La strada scorre lenta tra queste valli enormi, sembrano non avere confini. Se vedessi un carro di pionieri con cavalli non mi meraviglierei. Il sole sta tramontando ed i colori intorno a me si fanno sempre più caldi. Il cielo s’infiamma e la pampa si tinge di riflessi dorati. Alla fine arriviamo a El Calafate verso le 18.30 ed alloggiamo nelle cabanas. Sono un po’ più brutte di quelle di El Chaltel ma il paesino, questa volta, è normale. Persone, negozi, ristorantini e boutiques di artigianato locale con le clasiche bombiglias per il mate. Juan ci ha portato alla Tierra Bendita. Un ristorantino con argentini ma gestito da cinesi. Pure qui sono arrivati. La cena è a buffet e possiamo mangiare tutto quello che vogliamo. In parecchi piatti si sente che hanno influenze cinesi. Infatti ci sono molte cose fritte e altre sanno indubbiamente di salsa di soia. Per fortuna c’e anche la carne allo spiedo e c’è un po’ di tutto: vacca, pecora, agnello e salsicce. Prendo un po’ di tutto da buon assaggiatore. Alla fine più o meno tutti mangiamo a più non posso e paghiamo a testa 43 pesos. Torniamo alla capanna a piedi così almeno digeriamo tutta quella roba che abbiamo mangiato. Fa molto freddo e penso che siamo vicini a zero gradi. In capanna c’e un po’ di casino per i posti letto.   Giovanni è un nottambulo e si alza molto presto quindi dorme al piano di sotto, mentre io dormo con Giacomo, Davide e Manuela. Adesso mi metto il mio amato/odiato collirio, le cuffie con un po’ di musica e buona notte.

Continua…

Share

25
mag 10

Viaggi…

Un’altra mia grande passione, dopo la cucina e la fotografia, sono i viaggi. Starei in viaggio per sempre, se solo potessi. Non mi ricordo dove ma da qualche parte ho letto e poi usato come motto, questa frase:  “la vita è un viaggio e viaggiare e come vivere due volte”
Quindi in questa pagina troverete qualche foto e racconto di viaggi fatti in giro per il mondo.
Spero vi piacciano e che vi stimolino a partire. Un viaggio ci arricchisce, sempre.

2009Argentina e Cile

2007/2008 – Finlandia

2006Namibia

2005 – Sri Lanka e Maldive

2004Nepal e India

2003 – New York

2001 – Perù e Bolivia

Nota: Per seguire gli aggiornamenti dei vari appunti cliccate sul feed rss aggiornamenti quellicheilgiovedi.it relativo e aggiungetelo ai vostri feed RSS

Share
Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes