Posts Tagged: viaggiare


8
ott 10

Nepal & India, seconda parte…


leggi anche i primi giorni …

Giorno 6

Sveglia di buon ora per recarci al tempio di Dakshinkali dove le persone vanno per fare offerte agli dei sacrificando alcuni animali come capretti e polli. In pratica, col proprio animale da sacrificare, ci si mette in fila e quando è il nostro turno porgiamo il povero animale ad un addetto che in cambio di qualche rupia ve lo sgozza in diretta, getta il sangue al centro del tempio e vi rende l’animale che poi sarà cucinato di li a poco per il pranzo. A concludere questo quadretto di festa o rito popolare non possono mancare le varie bancarelle che vendono dolciumi e roba fritta. Mi ricorda molto una sagra di paese. Da qui, dopo un’ora di cammino tra i campi, abbiamo visitato Pharping. Un semplice villaggio di contadini con case basse e molti campi. Sulla via di ritorno per Kathmandu ci siamo fermati anche a Chobar. Me lo ricordo bene perché sembra la famosa marca per cioccolate calde. Ore 13 circa, siamo nella Durbar Square di Kathmandu. visita veloce a Freak street e alla casa della Kumari. (link)  Ripartiamo alla volta di Swayambhunath dove troviamo lo stupa di Budda con le scimmie. E’ situato su un monte che domina tutta la valle di Kathmandu.  Foto di rito con panorama. All’interno alcuni monaci erano intenti a letture sacre accompagnati dal loro canto rituale. A fine giornata rientriamo in albergo. Un salto all’internet point (1 rupia al minuto) e poi tutti a cena all’Himalaya. Cena a base di involtini himalaiani, riso con verdure, i buonissimi momo anch’essi alle verdure, varie palline di non so che cosa e alcune zuppe. Le ragazze del gruppo sbavano per il cameriere, Raz, che ci serve. Spesa per 6 persone 1325 rupie. Ore 23 tutti a nanna.

Giorno 7

Oggi partenza da Kathmandu e andiamo a nord. Risaliamo la valle fino ad arrivare a Nagarkot. Dopo circa un’ora e mezza di strada  visitiamo la fonte sacra e dove troviamo anche un sadu dai lunghissimi capelli. Ovviamente sono arrotolati sulla sua testa ma per una mancia ce li mostra in tutta la sua lunghezza. Dal primo piano di una casetta arrivano fin quasi a terra. Alcuni si purificano con l’acqua che sgorga da alcune fontanelle in un muro di pietre. Dicono che l’acqua arriva direttamente dalla catena Himalayana. Si riparte. arriviamo ad un piccolo paese dove, sul fiume, si sta celebrando un funerale e conseguentemente il rito della cremazione. visitiamo il piccolo complesso di templi di Dhulinkhel. Ripartiamo ed andiamo verso Namobuddha dove è possibile visitare un altro complesso di templi. La visita merita veramente. Dopo ci avviamo a piedi, attraverso la rigogliosa e folta vegetazione ed il nostro trekking dura circa un’ora e mezza. Durante la camminata vediamo le tipiche case di montagna nepalese fatte con il tetto di paglia di riso e la facciata bicolore. Marrone sotto, fatto con lo sterco delle vacche (dice per scacciare i serpenti) e sopra un bel color ocra. Facciamo la conoscenza anche con alcuni bambini del posto intenti a giocare con una rudimentale altalena. roba da far sbiancare di paura le isteriche mamme occidentali. Diamo loro qualche caramella e ci facciamo qualche foto insieme. Finiamo la sgambata e stanchi ritorniamo al nostro bussino. Si riparte verso Nagarkot, all’albergo. Siamo a circa 2200 metri di altitudine e dalla visuale dell’albergo si dovrebbe intravedere la catena Himalayana. L’albergo è carino e ci sistemiamo per la notte. Stanchi ma felici alle 19 ceniamo. Affamati come lupi ci abbuffiamo di ogni bendidio. Domani all’alba, col tempo buono, vedremo le cime Himalayane. Lena inizia a non stare bene. Diarrea e vomito. Ma di brutto. Verso le 22 andiamo a letto. Continue reading →

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29
lug 10

Nepal & India… insieme

Giorno 1

Finalmente riusciamo a partire. Dopo innumerevoli ripensamenti e disdette è confermato: si parte.
Ci ritroviamo con i nostri amici sotto casa e belli pimpanti ci avviamo verso l’aeroporto di Firenze.
Ci mettiamo in file al check in ma ecco il primo intoppo: Paolo non trova il passaporto. Ormai manca poco per imbarcarsi e i minuti passano velocemente. Paolo inizia a frugarsi e piano piano inizia a spogliarsi. Mi sembra di rivedere la scena in cui a Fantozzi cade la bomba a mano nella manica. Io e gli altri ci pieghiamo dal ridere mentre Paolo si esibisce in questa buffa e frenetica danza. Finalmente guarda nel posto più ovvio del mondo, ovvero il marsupio, ed il suo passaporto salta subito fuori. Controlli di rito, imbarco, partenza, panino marmato servito quasi al volo ed arriviamo a Francoforte. Li ci uniamo al gruppo, arrivato da più parti d’Italia. Nuovi controlli e via verso la capitale indiana, Delhi.

Giorno 2

Il volo è andato regolare a parte due bambini che hanno pianto per il 90% del tempo. Vabbé, finalmente arriviamo nel bel mezzo della notte, alle 2 ora locale. E’ ancora buio a Delhi. Ci avviamo alla dogana ed ecco un nuovo dramma. Quelli del consolato indiano hanno sbagliato la dicitura sul visto ed invece di essere di tipo multiplo è quello singolo. Questo comporta che possiamo entrare ufficialmente in India solo una volta e quindi, dovendo poi proseguire per il Nepal, non possiamo uscire e rientrare ma solo transitare. Assurdo! Dovremo aspettare fino alle 19 del giorno dopo e rimanere intrappolati dentro all’aeroporto. Iniziamo estenuanti trattative con il poco personale disponibile a quell’ora e intentiamo qualche rumorosa protesta. Da questo episodio iniziamo a conoscere il carattere indiano… Dicono sempre di si (scuotendo il capo lateralmente) ma poi non fanno niente.
Se andate in India tenetelo presente e fateci l’abitudine, i vostri nervi vi ringrazieranno. Così, lasciati in balia di qualche vaga spiegazione, iniziamo il nostro bivacco dentro l’aeroporto. Ognuno si arrangia come può. Chi si apre il sacco a pelo e si sdraia per terra, chi inizia nevroticamente a mangiare. L’aria all’interno dell’aeroporto è impregnata di qualcosa che sembra gasolio e non si contano i nuvoloni di zanzare. Inoltre le poche poltroncine disponibili hanno tutte i braccioli e questo ci impedisce di sdraiarcisi sopra comodamente. Dopo varie ore assumiamo le posizioni più disparate in cerca di un minimo sollievo. L’acqua in bottiglia è carissima e tutto sembra approfittare della nostra situazione. Qualcuno dorme, o almeno sembra…

Giorno 3

Stanchi e stravolti dalla nottata quasi insonne aspettiamo di poter riprendere i nostri bagagli, che nel frattempo avevano girato all’infinito sui rulli al di là della dogana. Parole crociate, bestemmie e bischerate varie diventano il nostro pane per cercare di far passare un po’ il tempo. Questo scherzetto del visto sbagliato dall’agenzia ci fa saltare il mini tour a Delhi e che ormai, per questo viaggio, non vedremo. Peccato. Continue reading →

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16
lug 10

Argentina e Cile (Patagonia)

Settembre 2009

Giorno 1

Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai ‘piedi del mondo’. Vado in Patagonia. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c’era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l’ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell ’89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò. La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c’era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una ‘cerveza’. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone. Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.

Giorno 2

Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterrati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po’ ovunque , inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali. Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in Plaza de Mayo. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche quadra a piedi (così si chiama l’isolato) ci avviamo al mercatino di San Elmo ma troviamo tutti i negozi chiusi. Torniamo indietro verso Plaza de mayo. Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in Italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
Buona notte

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14
giu 10

i miei Viaggi…

Post velocissimo per iniziarvi ad un’altra mia grande passione. Dopo la cucina e la fotografia, ci sono i viaggi. Starei in viaggio per sempre, se solo potessi. Non mi ricordo dove ma da qualche parte ho letto e poi usato, come motto, questa frase: “la vita è un viaggio e viaggiare e come vivere due volte”
Quindi, cliccando in alto a destra su Pagine e poi Viaggi, arriverete ad un duplicato di questa pagina con relativi link a racconti e foto di viaggi fatti in giro per il mondo.
I racconti non ci sono ancora tutti in quanto li devo ritrascrivere dai miei blok notes e li aggiornerò via via.
Spero che comunque vi piacciano e che vi stimolino a partire.
Un viaggio ci arricchisce, sempre.

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10
giu 10

Argentina e Cile 2009 (Patagonia)

Settembre 2009

Giorno 1

Partito.
Sono partito per il mio ennesimo viaggio in capo al mondo. Stavolta meglio dire ai ‘piedi del mondo’. Vado in Patagonia. Terra lontana, terra estrema. Il treno parte regolare, è il freccia rossa, quello nuovo. A me sembra uguale a quello che c’era prima. A Fiumicino incontrerò i miei nuovi compagni di viaggio. Ogni volta la curiosità di vedere volti nuovi è grande. (Queste note le scrivo in fretta e tralascio molto l’ortografia ed il senso a volte non si capirà bene. Abbiate pazienza.)
Incontro con quelli che saranno i miei compagni di viaggio per tre settimane. Coordinatore Giovanni, un tipo atletico molto giovanile. Io mi aspettavo un classico pensionato e invece promette bene. Gli altri sono tutti ragazzi molto giovani. Giacomo e dell ’89 gli altri due ancora non so. Domani chiederò.  La cena in aereo faceva letteralmente schifo: una lasagnetta con cremina e piselli poi sotto pura colla di pasta, mangiata lo stesso per la fame. Meno male che c’era una vaschetta di biscotti e formaggio fresco spalmabile. Per iniziare ho chiesto pure una ‘cerveza’. Adesso smetto di scrivere perché il pasticcone di sonnifero sta facendo effetto e  scrivere diventa difficile sulla tastiera del mio fido iPhone.  Sono più le parole che sbaglio che quelle corrette.
Buena noche. Ci vediamo domani a Buenos Aires.

Giorno 2

Oggi secondo giorno di viaggio. Dopo un volo molto tranquillo ( forse dovuto proprio al pasticcone) alle 5.00 siamo atterati a Buenos Aires. Città enorme e tipicamente sud americana. Sporco un po’ ovunque ,  inquinamento acustico e di traffico. Molti visi occidentali.  Molto probabilmente dovuto alle diverse etnie di migranti giunti il secolo scorso. Preso la metropolitana siamo sbucati in Plaza de Mayo. Molto bella e ventosa. Facciamo qualche quadra a piedi (così si chiama l’isolato) ci avviamo al mercatino di San Elmo ma troviamo tutti i negozi chiusi.  Torniamo indietro verso Plaza de mayo. Mangiamo delle impanadas per strada e ci facciamo qualche birra. Il tutto per ingannare il tempo ed arrivare all’ora giusta per prendere l’aereo per Trelew. Dopo un paio d’ore di attesa siamo in partenza e dopo 1h40′ di volo, arriviamo. Appena atterrati il fresco del sud inizia a farsi sentire con i suoi sette gradi. Adesso, mentre in italia l’estate volge al termine, li siamo a fine inverno. Prendiamo la navetta e andiamo a Puerto Madryn. Li abbiamo il nostro ostello, dalla signora Anna. Ostello essenziale ma pulito. Scarichiamo i bagagli e subito al ristorante El Nautico; il meglio di Puerto Madryn. Cucina tipica di carne e pesce. Davide Manuela e Giovanni prendono una specie di manzotin con patate mentre Giacomo una frittura di pesce ed io una bella bistecca patagonica al sangue e, non contenti, con un bell’ uovo sopra. La carne e buona. Mangiamo con soddisfazione e poi torniamo all’ostello per una doccia calda e una sana dormita. Anche il secondo giorno di spostamento è andato.
Buona notte

Giorno 3

Oggi sveglia prestino (6.30) ed incontro col nostro pulmino da 19 persone. Sarà il nostro per tutta la permanenza a Puerto Madryn. In pratica ci spettano quasi 4 seggiolini a testa. Non penso che avremo problemi di posto. Di fronte al nostro ostello un paio di balene stamattina facevano le loro albluzioni con slati e sbuffi. Stavo per fotografarle ma è uscito il sole. Il clima è sul freschino. Quasi 2 gradi. Ora andiamo a fare un’escursione in barca per avvistare altre balene. Purtroppo non posso portare lo zaino e quindi mi devo prendere tutto su. Bardati come astronauti, col nostro bravo giubbetto salvagente, ci siamo imbarcati. La gita è durata un paio d’ore e abbiamo visto una decina di balene con alcuni piccoli. Sono animali molto schivi e la nostra barca li disturbava un po’. Siamo nel parco  della Penisola di Valdez. Parco nazionale protetto con soli 400 abitanti sparsi nelle due o tre piccole cittadine. Non c’è traccia di alberi su questa penisola molto arida. Infatti non ci sono fiumi. Il paesaggio è molto desolato ma è quello patagonico. Arrivati a Punta Delgada abbiamo mangiato nell’unico ristoro presente. Molto carino. Io mi son mangiato un bel pezzetto di agnello mentre gli altri un tipica bistecca Argentina. Prezzo 12 euro a testa. Dopo breve passeggia sulla playa per andare a vedere i leoni marini. Molto belli. Tutte le volte che li vedo (così come in Namibia nel 2006) mi sembra di assistere ad un girone di dannati dai rumori che fanno .
Ora 17.40, abbiamo 2 ore per tornare indietro. Più o meno abbiamo fatto 400 km. Stiamo percorrendo la strada del ritrono verso Puerto Madryn. Il sole sta tramontando e mi regala incredibili colori. Ogni volta ringrazio di essere al mondo e di poter andare per le sue strade. Ascolto un mp3 e mi fa compagnia la voce di James Blunt; “Carry you home”. La guida parla e muove le labbra, ma io non lo sento. Ha la voce della mia canzone.  Puerto Madryn si illumina e ci regala una vista diversa. Arrivati al nostro ostello ci diamo una ripulita e alle 21 andiamo, su consiglio della senora Anna, al ristorante Puerto Mariscos. Io ordino quello che ha l’aria di un cacciucchino, Davide e Manuela due tagliatelle scotte col pollo dentro mentre Giacomo e Giovanni una parrilla di carne così dura, difficile da tagliare e masticare. Ci lamentiamo per la carne e onestamente il padrone non ce la fa pagare. Cacchio com’era dura. Salutiamo ed andiamo via. Prima del ritorno prendiamo un gelatino veloce accanto all’ostello e poi tutti a nanna. Fuori dal nostro ostello, aldilà della strada, la balena dorme nel golfo tranquillo.

Giorno 4

Oggi sveglia da gran signori alle 8 poiché abbiamo appuntamento con Juan, la nostra guida locale, alle 9. Colazione veloce con caffè, pane secco e marmellata. Il pane non ci soddisfa più di tanto e così usciamo in quattro ed andiamo al forno che abbiamo visto vicino all’ostello per vedere di mangiare qualche buona pasta. Il forno e chiuso sicché rimediamo al barretto Bottazzi li accanto. Sei cornettini e via. Incontro con Juan e via a vedere le balene dalla spiaggia di El Doracido. Bellissimo spettacolo. Balene fin quasi sulla spiaggia che vanno su e giù con i propri piccoli. Ho finto una memory card intera della mia Canon. Ore 12 ritorniamo a Puerto Madryn per lasciare alcune persone e poi proseguiamo a sud per 20 km per andare a vedere la spiaggia delle foche. Mi abbiocco sul pulmino fino alla spiaggia. Molto belle anche le foche anche se si vedevano meglio e più ravvicinate quando andai in Namibia. Verso le 15 siamo di ritorno al nostro ostello. Prendiamo due pizze e le mangiamo su un muricciolo  sulla spiaggia. Dopo  camminiamo sul bagno asciuga. Una bassa marea che lascia scoperto un lembo grandissimo di spiaggia. Sarebbe ottima per fare corsettine salutari alla mattina o tarda sera. Invidio le persone che possono avere il mare a disposizione tutto l’anno, vabbè. Pomeriggio libero.  Schiaccio un pisolino di tre ore prima della cena. Alle 20 usciamo  ed andiamo in un piccolo ristorante sulla strada principale. Il ristorante si chiama Caccaros. Abbiamo mangiato molto bene. Pollo  e agnello, tipico argentino, riso patate e via. Spesa 50-60 pesos a testa.  L’agnello qui in Argentina e nella Patagonia in genere è molto consumato e rinomato per le sue carni sapide. Lo iodio ed il salmastro della zona costiera, si spingono fin nell’interno, grazie ai forti venti, alimentano così lo strato erboso della pampa argentina che viene poi consumata dai capi di bestiame, rendendo la carne veramente saporita.

Giorno 5

Giorno di trasferimento da Puerto Madryn a El Calafate. Da oggi avremo la neve. Molta neve. Così almeno ci hanno detto. Ore 6 sveglia e ore 9 volo. Si inizia con le levatacce. Prendiamo l’aereo da Trelew a El Calafate. 1h50 minuti di volo. Aereo 737-700. Oggi dovremo accordarci per l’auto a noleggio. Costo approssimativo 600 pesos al giorno. Quasi 100 euro. Pasto leggero a bordo. C’e una bella hostess molto ‘argentina’ del tipo bella e tenebrosa. Già me la immagino a ballare il tango con rosa in bocca e tutto il resto. Peccato che stiamo in volo poche ore. Vediamo se dopo ci scappa una foto ricordo. Appena atterrati ci siamo incontrati con la nostra guida Juan (un altro) e Mario, due ex militari ora in pensione. Preso il pulmino ci siamo avviati verso El Chalten. Ora inizia il vero viaggio in Patagonia. Lunghe strade, panorami mozzafiato e distese immense. La pampa argentina. Lungo la strada ci siamo fermati per vedere alcuni alberi fossili e abbiamo fatto una passeggiata in questo paesaggio quasi lunare. Che strane sensazioni. Arrivati a El Chalten ci siamo sistemati in una bella capanna tutta di legno. Sono dei piccoli chalet molto accoglienti con cucina, microonde, fornelli e frigo nuovo. Siamo in bassa stagione e quindi siamo i soli. El Chalten è un paesino molto scarno e senza neve anche abbastanza messo male. Strade polverose e spesso sterrate, molti cani randagi a giro e vento e pioggia che ti sferzano la faccia. Mi è piaciuto un casino. Andiamo al piccolo market zizzagando tra le pozzanghere e cercando di attirarci dietro meno cani possibili. Compriamo il mangiare di domani; panini con formaggio e prosciutto cotto oltre a frutta e qualche cioccolata. Dopo andiamo a mangiare in un piccolo ristorantino. io prendo una sopa (zuppa) di verdura e il mandongo a la espanola ovvero trippa in brodo con salsicce, pancetta e carote. Molto buona, ottima per riscaldarsi. Dopo mangiato tutti a nanna e dormire per il giorno dopo. Domani si inizia col trekking nella neve.
Fuori una luna piena ed il vento che fischia forte.
Buena noche

Giorno 6

Domani andiamo al El Chalten. Speriamo che non ci sia troppa neve. Forse devo comprare un pile per il freddo.  Per contenere l’ingombro dello zaino sono partito un po’ scarico. Vediamo un po’. Speriamo nel tempo buono per fare trekking. Se la relazione è giusta dovremo fare molti km a piedi. Speriamo di farcela. Mi sa anche che ci tocca cercare l’albergo per la notte. Giovanni vuol vedere bene i prezzi prima di confermare. Temperatura prevista di 1-2 gradi. Speriamo anche che non ci sia tanto vento altrimenti i miei vestiti non saranno sufficienti. Comprerò qualcosa lì. Meno male che ho portato la calzamaglia di seta, quella che uso per sciare. Ormai è ferma da qualche anno ma fortunatamente non si sciupa. Anche i guanti da moto che ho sono l’ideale. Non si bagnano e tengono abbastanza caldo. Tra qualche decina di minuti atterreremo. Dal finestrino non si intravede niente. La giornata comunque sembra promettere bene. Sveglia ore 7. Alle 8 abbiamo appuntamento con Juan e Mario. Prendiamo i panini e partiamo col pulmino. Dopo una ventina di minuti arriviamo al Hosteria Pilar dove iniziamo il nostro trekking di 15 km. Il cammino procede bene per la prima ora poi la neve inizia a salire ed arrivano le prime grane. La neve mi entra nelle scarpe e dopo un po’ inizio ad avere i piedi bagnati fradici. Inoltre lo zaino che ho sulla schiena non mi fa traspirare e la camicia e maglietta diventano zuppe di sudore dopo poco. Con non poche difficoltà arriviamo al campo base e controlliamo lo stato dei vestiti. Praticamente sembriamo come tuffati in piscina. Giovanni si mette delle buste di plastica ai piedi e poi le infila nelle scarpe. Io controllo e il piede è umido ma non fradicissimo. Mi rimetto le scarpe bagnate e fredde e mangio i miei due panini con formaggio e prosciutto cotto. Dopo una mezz’ora ripartiamo. L’acqua che ho nelle scarpe piano piano si scalda e rende più tollerabile la cosa. Le gambe vanno da sole. La sete si fa sentire e mi scolo tutta la mia razione. Incontro un primo torrente e la riempio. L’acqua è potabile, almeno spero.  Finalmente arriviamo al pulmino e ritorniamo alla nostra capanna. Una bella doccia calda e vestiti asciutti. Ahhh che bello la roba asciutta. Nel pomeriggio io e Giacomo facciamo un giro di questo triste paesino. Troviamo una birreria artigianale ma è chiusa. Proseguiamo e ne troviamo un altra. Chiusa pure quella. La porta però non è completamente chiusa e bussando entriamo. Il tizio dentro, che sta lavorando, ci da le uniche due birre artigianali che ha  in un frigo sudicio e impolverato. Ne assaggiamo una. Diciamo buona e meglio della Quilmes. Nel frattempo inizia a piovere  tosto con un bel vento teso da est. Ci bagniamo nuovamente. I cani gironzolano sempre, sembrano ormai incuranti del brutto tempo. Arriviamo a casa ci cambiamo di nuovo e di nuovo usciamo per andare  al  nostro ristorantino. Ordino una sopa, una zuppa, che non arriva mai e poi un bel bife de chorizo al sangre cugoso, in pratica una bella bisteccona al sangue. Vediamo cosa arriva. La sopa infatti non arriva. Il tizio se l’e dimenticata oppure io non l’ho detta. Boh, non ricordo. Il bife invece arriva con molte pata fritas. Sono contento. Non e bella come le altre volte ed è anche troppo cotta ma almeno è morbida. Gli altri hanno preso la pizza della casa ma alla fine è un formaggio con pizza da quanto ne hanno messo sopra. Finita le cena  usciamo e torniamo alla cabana nel pieno di una tormenta di pioggia e vento. Qui a El Chalten c’è sempre molto vento. Il vento è un classico della Patagonia.

Giorno 7

Oggi faremo un altro trekking di 16 km. Forse 20. La giornata promette bene. Io stavolta metto i miei anfibi militari e porto le altre scarpe, con il cambio, nello zaino. Non voglio stare un altro giorno con i piedi a mollo. Gli anfibi mi fanno un po’ male ma meglio che stare bagnati. Partiamo alle 8,  direttamente da El Chalten. La passeggiata oggi è molto bella e pure un po’ di sole fa capolino. Dopo un po’ inizio a sentire caldo e mi levo la giacca. Una giacca della Columbia comprata in Sri Lanka ad un famoso mercatino di roba contraffatta. Il vento mi sferza il viso ed il corpo ma tiro avanti sperando di acclimatarmi. Fortunatamente è così. La giornata procede bene. Ogni tanto incrociamo un ruscello e prendiamo su nuova acqua. Il sapore sa un po’ di erba e foglie ma alla fine è buona. I piedi fanno un po’ male ma tiro avanti. A mezzo giorno arriviamo alla laguna e ci fermiamo a mangiare. Solito panino con formaggio. Prima però mi cambio le scarpe e la maglietta che si è bagnata. Adesso sto da Dio e mangio volentieri. Siamo ai piedi della Laguna Torre e vicini al ghiacciaio e al Cerro Torre. Più tardi senza le nuvole vedremo anche il Fitz Roy. Dopo il pranzo e con un vento micidiale iniziamo la discesa. Il panorama, i colori, l’aria stessa, insomma tutto, è molto bello e particolare. Alcuni scorci tolgono il fiato per la loro bellezza. Mi fa venire in mente quello che avevo visto nei vari documentari della Patagonia in tv. Ma adesso  ci sono io e posso vederlo con i miei occhi. Faccio infinite foto con la speranza, una volta a casa,  di riassaporare quelle atmosfere e quei colori. Fosse per me mi fermerei un mese in questa parte di mondo. Solitudine, silenzio, tranquillità. Il dolore ai miei piedi aumenta ed ora pure il mio ginocchio destro inizia a farmi male. Purtroppo non sono allenato e passare da zero a circa 35 km di trekking in due giorni è un po’ troppo forse. Dopo circa tre ore siamo di ritorno. Ce l’abbiamo fatta anche stavolta. Per fortuna abbiamo avuto il sole tutto il giorno che ha un po’ mitigato la presenza del vento. Un cosa strana: in questi due giorni e anche in quelli precedenti, non ho mai avuto i soliti problemi alle gambe che mi prendono a Firenze. Forse dovrei stare in viaggio per tutto il resto della mia vita? Non sarebbe male. Al ritorno in capanna Davide ottura il cesso e non posso farmi la doccia in quanto il bagno è inagibile. Mi lavo comunque un po’, come i gatti,  e poi mi butto sul letto esausto. Dormire. Verso le 20 andiamo a cena in un altro ristorantino. Bife de lomo e insalata. Niente di particolare. Ore 22 tutti a letto. Io mi ascolto un po’ di musica. Qui a El Chalten il telefono non prende e da tre giorni siamo tagliati fuori da ogni comunicazione. Che bello….

Giorno 8

Oggi partiamo da El Chalten per andare a El Calafate. Prima però facciamo un piccolo trekking al lago Deserto con vista sul ghiacciaio Huebul. La salita es mas ripida e c’è molta neve. in alcuni punti supera abbondantemente il metro. 50 minuti per arrivare ed altrettanti per tornare. Quando arriviamo il panorama però ripaga il nostro sforzo. Il sole, il silenzio, il vento e la montagna questi sono gli ingredienti che qui compongono la natura. Lentamente riscendiamo giù e torniamo al nostro mezzo. Mangiamo i soliti panini preparati al mattino e stappiamo la Quilmes Stout che mi sono comprato e portato dietro. Sarà la faticaccia e la sete ma mi sembra molto buona. Facciamo qualche foto sul piccolo ponticello e poi partiamo. Lungo la strada ci fermiamo per vedere un piccolo kenyon. Dopo un po’ di km ritroviamo la hosteria della Leona. Queste due o tre case sono molto vecchie e alcune leggende come Butch Cassidy si sono fermate qui. Entriamo per un caffè caldo ed io non so resistere alla Lemon pie “La Leona” . Ne prendo una bella fetta con un caffè lungo. Spero solo che non mi faccia male. La torta non è proprio di alta pasticceria ma chissenefrega, sono in Patagonia, cazzo!  Peccato non fermarsi qualche giorno. Lentamente riprendiamo strada verso El Calafate. Sono le 17.40. La strada scorre lenta tra queste valli enormi, sembrano non avere confini. Se vedessi un carro di pionieri con cavalli non mi meraviglierei. Il sole sta tramontando ed i colori intorno a me si fanno sempre più caldi. Il cielo s’infiamma e la pampa si tinge di riflessi dorati. Alla fine arriviamo a El Calafate verso le 18.30 ed alloggiamo nelle cabanas. Sono un po’ più brutte di quelle di El Chaltel ma il paesino, questa volta, è normale. Persone, negozi, ristorantini e boutiques di artigianato locale con le clasiche bombiglias per il mate. Juan ci ha portato alla Tierra Bendita. Un ristorantino con argentini ma gestito da cinesi. Pure qui sono arrivati. La cena è a buffet e possiamo mangiare tutto quello che vogliamo. In parecchi piatti si sente che hanno influenze cinesi. Infatti ci sono molte cose fritte e altre sanno indubbiamente di salsa di soia. Per fortuna c’e anche la carne allo spiedo e c’è un po’ di tutto: vacca, pecora, agnello e salsicce. Prendo un po’ di tutto da buon assaggiatore. Alla fine più o meno tutti mangiamo a più non posso e paghiamo a testa 43 pesos. Torniamo alla capanna a piedi così almeno digeriamo tutta quella roba che abbiamo mangiato. Fa molto freddo e penso che siamo vicini a zero gradi. In capanna c’e un po’ di casino per i posti letto.   Giovanni è un nottambulo e si alza molto presto quindi dorme al piano di sotto, mentre io dormo con Giacomo, Davide e Manuela. Adesso mi metto il mio amato/odiato collirio, le cuffie con un po’ di musica e buona notte.

Continua…

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25
mag 10

Viaggi…

Un’altra mia grande passione, dopo la cucina e la fotografia, sono i viaggi. Starei in viaggio per sempre, se solo potessi. Non mi ricordo dove ma da qualche parte ho letto e poi usato come motto, questa frase:  “la vita è un viaggio e viaggiare e come vivere due volte”
Quindi in questa pagina troverete qualche foto e racconto di viaggi fatti in giro per il mondo.
Spero vi piacciano e che vi stimolino a partire. Un viaggio ci arricchisce, sempre.

2009Argentina e Cile

2007/2008 – Finlandia

2006Namibia

2005 – Sri Lanka e Maldive

2004Nepal e India

2003 – New York

2001 – Perù e Bolivia

Nota: Per seguire gli aggiornamenti dei vari appunti cliccate sul feed rss aggiornamenti quellicheilgiovedi.it relativo e aggiungetelo ai vostri feed RSS

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